Bologna - Una ragazza cade a terra e viene picchiata alla testa da un poliziotto in assetto antisommossa che poi se ne va aggiustandosi il casco. L’agente è lo stesso che, qualche secondo dopo, dà un calcio e fa lo sgambetto a un altro manifestante. Un altro ragazzo che indossa una felpa col cappuccio viene trattenuto da un gruppo di tre celerini, ha le mani alzate e mentre viene portato ai lati della strada dagli agenti riceve un colpo gratuito al naso con il manganello da quello che gli sta alla destra.
Fermi immagine dal video che il Tpo ha realizzato sul corteo di sabato scorso che ha tentato di sfondare la zona rossa tracciata dalla Questura a cento metri dal cpt di via Mattei. Scene in cui si vede che in diversi casi i poliziotti picchiato i manifestanti direttamente sulla testa. La ragazza con i capelli ricci picchiata a terra (e poi protetta da un altro agente che si è piegato su di lei) ha ricevuto una ventina di punti di sutura.
Code e strascichi di un pomeriggio che ha portato migliaia di persone in piazza a Bologna su una parola d’ordine molto chiara e senza mediazioni, la chiusura immediata dei Cpt. Una manifestazione che Gianmarco De Pieri del Tpo ha definito una «nuova primavera dei movimenti» autonomi e sganciati dai partiti. Il sindaco Sergio Cofferati che finora non si era ancora pronunciato sulla manifestazione ha parlato della possibilità di chiedere i danni per il Comune. «Li stiamo verificando» ha detto durante il consiglio comunale di ieri pomeriggio «Se risulteranno ingenti chiederemo al questore di fornirci i dati degli organizzatori per avanzare una richiesta di risarcimento economico». Aggiunge che diversi bolognesi avrebbero segnalato di aver avuto danneggiamenti (probabilmente si riferisce alle scritte fatte sui muri) e secondo lui «anche loro dovrebbero rivalersi contro gli organizzatori». Un’affermazione simile Cofferati l’aveva fatta più o meno negli stessi termini durante il braccio di ferro degli scorsi mesi sull’autorizzazione alla street rave parade minacciando di rivalersi sugli organizzatori per eventuali danneggiamenti lungo il percorso. Il video diffuso dal Tpo potrebbe essere acquisito dalla Procura, almeno questa è la disponibilità del procuratore capo Enrico Di Nicola basta che ci siano «prove ed elementi specifici, altrimenti si rischia la calunnia». Non ci sarà invece l’aggravante dell’eversione dell’ordine democratico per i denunciati di questo corteo, fino ad adesso sette.
Di Nicola, che con il pm Paolo Giovagnoli l’ha utilizzata per quasi duecento volte in inchieste di vario tipo verso il movimento, ha detto che per episodi come quelli di sabato questa possibilità non si pone. «La protesta violenta non è eversiva in sè» ha detto il procuratore, «Eversivo è il volersi sostituire alle istituzioni e strumentalizzare politicamente una protesta». In ogni caso in procura non è ancora arrivata la relazione di servizio della Digos che si avvarrà anche delle immagini riprese dall’elicottero che ha sorvolato il corteo e che sono state trasmesse in diretta attraverso un furgone alla sala di crisi della Questura e al Viminale. Al Tpo al mattino quando è stato presentato l’altro video, disponibile anche su Internet, gli attivisti hanno riproposto la questione del rendere possibile l’identificazione degli agenti in tenuta antisommossa.
«Ci vorrebbe una legge come nel resto d’Europa, che preveda che i poliziotti siano identificabili attraverso un numero sul casco» ha detto Domenico Mucignat. E strascichi del sabato no cpt ci sono stati anche nella riunione del consiglio comunale del pomeriggio dove è stato approvato un ordine del giorno proposto da Forza Italia e poi emendato dal presidente che ha condannato «la violenza verso la polizia». Unico voto contrario è stato quello dell’indipendente di Rifondazione comunista Valerio Monteventi che sabato ha partecipato al corteo ma ieri ha definito un errore «in cui non mi riconosco» lo sfondamento della zona rossa.
(Giusi Marcante)