Via libera alla camera sull’Afghanistan: il fatidico si è arrivato alle 12.53. Fino all’ultimo sospiro - Come nelle migliori soap opera. Una lunga discussione ha preceduto il voto alla camera sul rifinanziamento delle misisoni militari in Afghanstan: l’agenda del governo prosegue quindi per la sua strada solo con qualche pallida perplessità sulle missioni militari: 3 contrari e 19 astenuti. Confermata la notizia del no di Paolo Cacciari e di Salvatore Cannavò mentre il terzo sarebbe dovuto ad un esponente della Lega Nord. Oltre agli astenuti Luana Zanella dei verdi e Paolo Caruso hanno invece scelto di non partecipare al voto. Il provvedimento, che destina 40 milioni per l’Afghanistan, può invece contare però su un’ampia maggioranza bipartisan. Con buona pace della svolta in politica estera rispetto ai così definiti governi delle destre tanto propagandata nei mesi scorsi dall’attuale governo.
Un voto atteso. Discusso ma prevedibile. Crisi di governo ricucita anche sulla politica estera. E anche sulla guerra.
E sul fronte di guerra è partita invece l’offensiva nel sud del paese contro i cosiddetti talebani: “operazione Achille” - grande dispiegamento di soldati con un unico referente il pentagono sia per il contingente “enduring freedom” che per quello isaf. Il voto delle missioni di guerra se alla camera ha prodotto qualche dissenso interno e si pensa ai partiti della sinistra radicale che sulla guerra a quanto sembra ha dimostrato ben poca radicalità e altrettanto poca coerenza - fuori percipita nel divario creatosi tra rappresentanza politica e movimenti. Che non intendono seguire il dibattito della poltiica istituzionale, nè la sua agenda di scadenze che ha più volte dimostrato negli utlimi mesi essere in grado di concretizzare appuntamenti ambigui e contradditori: riuscendo ad inventare la figura della contestazione contro ignoti. Dalle basi di guerra al rifianziamento delle misisoni militari e su molte altre questioni i movimenti stanno da una altra parte. Quella della realtà dei fatti della concretezza del no alla guerra che significa nelle pratiche il ritiro immediato delle truppe dall’Afghansitan e dagli altri fronti di guerra. E la contestazione alla preseneza di basi militari nei nostri territori che rispondono ai meccanismi e alle esigenze della guerra globale e permanente.
Un dibattito che non coinvolge solo i partiti. In questi giorni l’appello lanciato da padre Alex Zanotelli e Gino Strada sulla contrarietà al rifinanziamento della missione in Afganistan appello che aveva raccolto migliaia di firme e rimasto peraltro inascoltato ha però evidenziato scelte e strade diverse intraprese anche dal mondo dell’associazionismo.
Divertente – ed è sempre notizia di oggi – e lo sraebbe davvero se non si trattasse di questioni leagte alla guerra l’idea del tavolo permanente sulla pace: ospite il ministro della difesa Arturo Parisi invitati i cosiddetti pacifisti: Arci, Tavolo della pace e Beati Costruttori. Un incontro previsto in concomitanza con il fatidico voto alla camera di oggi. e che vede tra i protagoisti associazioni e realtà che riescono a parlare di pacifismo dibattendo su questioni che riguardano il ruolo delle forze dell’ordine e il bimomio intervento militare - aiuti umanitari. Un tavolo permanente come permanente e globale continuano ad essere le partiche di guerra. E permanenti e globali i tentativi di trovare strategie linguistiche e teoriche per presentare ciò che presentabile non è. Come il voto di oggi. Sarà divertente appunto sentire parlare di pacifismo insieme ai ministri che hanno appena votato per la continuaizone della guerra in Afghanistan. Forse verranno inventate nuove terminologie, neologismi che riescano a mettere insieme parole come no alle guerra senza se e senza ma e il rifianziamento della misisone in Afghansitan: che oggi più che mai agli occhi di tutti non può essere in nessun modo presentata come qualcosa di diverso da una guerra.
Non c’è missione di peace-keeping che tenga. Nè di fronte all’operazione Achille nè di fronte alle stragi di civili dei giorni scorsi.