A Copenaghen sulle macerie del centro sociale Ungdomshuset - demolito giovedì 1 marzo – si sono accampati gli attivisti danesi.
Quelle macerie, simbolo della “ferita aperta”- inflitta agli attivisti dopo la demolizione dell’ Ungdomshuset – servono a continuare le mobilitazioni a sostegno degli spazi sociali rivendicandone con forza uno alternativo a quello demolito dall’operazione di polizia.
Rivendicando il bisogno di un nuovo spazio, sottolineano anche la ferma volontà di ottenerlo nella stessa zona dello Ungdomshuset - Noerrebro – quartiere in cui gli attivisti hanno costruito relazioni per 25 anni.
Il suolo è stato ribattezzato “Ground 69”, (evidente la similitudine con il Ground Zero di New York) come a rivendicare che – nonostante sia possibile abbattere strutture materiali – non sia possibile in alcun modo fermare quella moltitudine di persone che reclama a gran voce spazi sociali, diritti e libertà di movimento.
Quel suolo – diventato “Ground 69” – è ora il nuovo punto di riferimento e il simbolo degli attivisti di Copenhagen e che da lì ripartono.
Ascolta l’intervista a Sebastian - attivista danese. [it - eng]
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Ieri una grande manifestazione si è tenuta a Copenhagen, la più partecipata fra quelle che in questi giorni seguono lo sgombero e la successiva demolizione del centro sociale Ungdomshuset.
Il corteo si è fermato davanti al municipio dove è stato fatto un concerto di sostegno ai giovani attivisti, mentre, nel resto della città, si moltiplicavano spontanee le azioni di protesta, fra le quali anche l’occupazione dell’isolotto a largo della città.
Domani 10 marzo è prevista la grande manifestazione che è stata indetta sin da subito dai compagni danesi.
Grandi sono le aspettative per questa dimostrazione che mira a difendere tutti i liberi spazi di socialità e la libertà di movimento, ed a impedire che le autorità locali possano sfuggire a un confronto diretto con queste realtà sociali.
Gli attivisti – dunque – chiedono l’assegnazione di un nuovo Centro della gioventù, condizione irrinunciabile a cui vincolare la fine degli scontri e dei movimenti di protesta.
L’intervista a Pil, Ungdomshuset. [it - eng]
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