L’italia è in guerra. Impegnata nell’operazione "Achille" nelle regioni sud occidentali dell’Afghanistan. E non fa notizia: in effetti la nota battuta ieri dalla agenzia di stampa sagnola Efe e confermata subito dopo da quelle italiane sull’intervento delle truppe italiane nelle azioni di combattimento dell’offensiva della Nato non sorpende nessuno se non alcuni esponenti della sinistra radicale che alla dffusione della notizia si agitan,o si indignano e chiedono spiegazioni al governo. Forse da mesi in ostaggio di strani equilibri politici e abituati a pericolanti alchimie di linguaggio tra operazioni di guerra umanitarie, e soldati impegnati sul fronte per il amnetnimento dlela pace ecco che la notizia chiara ed esplicita che Soldati italiani e spagnoli della Forza di Reazione Rapida (QRF) – basata ad Herat e comandata dal generale italiano Antonio Satta – sono impegnati in un’operazione militare nell’ovest dell’Afghanistan per “impermeabilizzare” la frontiera con la provincia di Helmand, dov’è in corso l’offensiva “Achille” fa sussultare. Per poco. il governo italiano non smentisce.
Mentre le prime pagine dei quotidiani di oggi si aprono con l’immagine del giornalista di Repubblica sequestrato in Afghanistan : le foto di Mastrogiacomo sono tratte dal video diffuso da Emergency.
Una delle note rilevanti dell’intera vicenda del rapimento è proprio il ruolo di Emergency che continua a dimostarre di essere l’unica realtà presente nei territori di guerra dell’Afghanstina ad avere effettivamente il polso della situazione nel nord e nel sud del paese.
Emergency che ha da sempre criticato la missione in Afghansitan chiedendo l’immediato ritiro delle truppe italiane da quei territori.
Che in questo momento sono impegnate almeno fino al 10 aprile nella offensiva di guerra contro i cosiddetti talebani: Enrico Piovesana - Peacereporter specifica che si tratta dei soldati della 1^ Compagnia “Cobra” del 66º Reggimento fanteria aeromobile “Trieste” di Forlì (giunta in Afghanistan lo scorso 12 settembre) e i soldati delle nostre forze speciali: incursori di Marina del “Comsubin” e parà del “Col Moschin” all’nterno della Quick Reaction Force di stanza ad Herat.
Oggi non riportiamo il quotidiano bollettino di guerra. Le notizie che riescono a filtarre sull’operazione Achille sono poche ma drammatiche. Parlano come sempre la lingua dell’opprtunismo militare: quello dei danni collaterali che colpiscono la popolazione civile, percentuale prevedebile a quanto pare in ogni operazione di Peace-Keeping che si rispetti.
Il servizio di Maria Fiano
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