Le prime pagine dei quotidiani oggi sono dedicate alla liberazione - dopo 14 giorni di sequestro - di Daniele Mastrogiacomo, giornalista di Repubblica.
Determinante l’intervento di Emergency e di Gino Strada. Su questo elemento della vicenda forse vale la pena di spendere due parole, sottolineando che tra agguati e controffensive è ormai davanti agli occhi di tutti il fallimento della guerra anche in Afghansitan.
Innanzitutto il sequestro del giornalista di Repubblica si conclude nell’ospedale di Lashkargah, ospedale costruito da Emergency nel 2001 e in questi giorni nell’occhio del ciclone della cosiddetta "Operazione Achille" - quella lanciata dalla Nato nelle province meridionali dell’Afghansitan controllate dai Talebani.
Da settimane su questa operazione la dura condanna di Gino Strada. Una condanna che resta in linea con la posizione mantenuta dal 2001: non è possibile stare in Afghanistan e nei territori di guerra con ospedali e unità di soccorso insieme ai soldati impegnati nelle cosiddette operazioni di peace-keeping e che di fatto quella guerra la producono. Non è possibile per scelta di campo e per motivi pragmatici, quelli di intervenire senza alcuna ambiguità di fondo in quei territori.
E’ sempre più evidente, e di certo non serviva il lancio battuto dalle agenzie spagnole sul coinvolgimento dei soldati italiani e spagnoli nei combattimenti sulla frontiera della provincia di Helmand.
In Afghanistan c’è la guerra. Una guerra portata avanti sotto uno stesso comando da Usa e truppe Isaf.
La controffensiva di primavera sta colpendo fortemente la popolazione civile che versa già in condizioni precarie dopo 6 anni di guerra. Non convincono più i così tristemente detti "danni collaterali": non convincono ovviamente in Afghansitan dove sempre più forte si registra la contestazione della presenza delle truppe di occupazione, ma anche negli stessi Stati Uniti dove si moltiplicano le manifestazioni e le mobilitazioni contro la guerra. Bush non è più credibile soprattutto quando parla di "vittoria ancora possibile", mentre sorprendono ancora una volta le dichiarazioni del Ministro degli Esteri D’Alema che proprio dagli Stati Uniti pacatamente precisa che la "campagna militare non sta dando risultati".
La guerriglia intanto si estende in tutto il paese. Ieri a Kabul l’attacco contro il convoglio dell’ambasciatore Usa, Ronald Neumann. Un attacco suicida: i talebani ne hanno promessi a centinaia in risposta alla cosiddetta "offensiva di primavera".
Torniamo sulla vicenda sequestro: a Lashkargah questa mattina all’alba agenti dei servizi segreti afgani hanno arrestato Rahmatullah Hanefi, capo del personale del locale ospedale di Emergency e figura chiave nella trattativa che ha portato alla liberazione dell’inviato di Repubblica.
Hanefi è detenuto e sotto interrogatorio nella sede della National Security di Lashkargah.
Sull’intera vicenda, il commento di Michele Giorgio giornalista de Il Manifesto, intervistato questa mattina all’interno della trasmissione Tiriamoci fuori di Radio Sherwood.
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PeaceReporter