TRENTO. E’ iniziato tutto all’alba con lo sgombero, è finita con i copertoni in fiamme alla rotatoria dell’A22 e il traffico paralizzato. La rabbia no-global è scoppiata nel pomeriggio, nel mirino il sindaco Pacher, «reo» - urlavano i giovani nelle vie del centro storico - di aver risolto con un’azione di forza la questione ex-Zuffo. «Quando sono fuori si tratta», aveva detto Pacher prima che le fiamme si alzassero dall’asfalto. Di sicuro i fatti avvenuti ieri in città renderanno ancora più difficile il dialogo tra amministrazione comunale e giovani del Centro sociale Bruno, rimasti senza «casa». Lo sgombero. Era ormai nell’aria. In procura, sul tavolo del pm Paolo Storari, c’era da giorni la denuncia del Comune per l’occupazione abusiva dell’Ex Zuffo. All’alba di ieri il provvedimento di sgombero è diventato esecutivo. Alle 6.30 polizia, carabinieri e vigili (una trentina di operatori in tutto) hanno «scortato» gli operai del comune, armati di cazzuola, cemento e mattoni, pronti per blindare ancora una volta l’edificio. Le forze dell’ordine hanno sfondato l’ingresso (chiuso dall’interno). Dentro c’erano solo un paio di persone a presidiare la struttura. Tutto si è svolto senza tensioni, con i giovani del Centro sociale che sono arrivati alla spicciolata, osservatori passivi del lavoro dei muratori. I locali sono stati svuotati, il materiale inventariato. I mobili (che, destino curioso, erano stati in gran parte acquistati proprio all’asta del Comune) sono stati sequestrati. Pacher nel mirino. Lo sgombero si conclude senza problemi, ma è evidente che i leader del Centro sociale Bruno non intendono gettare la spugna. Questa «è la risposta incapace e immatura del sindaco Pacher», «è la debolezza di un’amministrazione che non è in grado di risolvere con il dialogo le questioni della propria città», si legge in un comunicato. Il riferimento è soprattutto ad una proposta, depositata in via Belenzani il 15 marzo, con cui cinque associazioni (Officina Sociale, Laboratorio sul moderno, Rete studenti, Los Quinchos, Comunità Ghanese e nigeriana) si erano fatte avanti per gestire con i crismi della legalità l’ex-Zuffo, in attesa di una soluzione positiva della trattativa con Pacher. Un documento - si lamentavano ieri i no global - che è rimasto senza risposta. Fiamme in strada. Alle 17 c’è stata l’adunata davanti al Centro sociale. Pochi minuti dopo alcuni copertoni sono stati dati alle fiamme sulla rotatoria del casello dell’A22. Un gesto clamoroso, che ha avuto conseguenze pesantissime sulla viabilità. Il blocco della rotatoria, punto nevralgico di entrata e uscita dalla città, ha provocato la paralisi del traffico sulla tangenziale. Reparto mobile di polizia e carabinieri si sono precipitati nella zona, mentre i vigili del fuoco sono subito intervenuti per spegnere le fiamme. Scene d’altri tempi. Il corteo. Da quel momento una cinquantina di no global (il numero è poi cresciuto) si sono mossi compatti, mostrando lo striscione del Centro sociale Bruno. Ponte di San Giorgio, via Druso, via Segantini, piazza Dante, via Roma e via Belenzani, destinazione Palazzo Thun. Un corteo, presidiato dalle forze dell’ordine, che ha proseguito a passo d’uomo (e scandito da slogan anti-Pacher) creando forti disagi al traffico anche nel cuore della città. Davanti al municipio, protetto da un muro di agenti in assetto antisommossa, è stato «simbolicamente» versato un secchio di tempera rosa, lo stesso colore utilizzato per dipingere la sirena di Copenaghen, azione di protesta dei no global dopo gli scontri con la polizia nella capitale danese. Non è finita. Il capitolo ex-Zuffo non si è concluso. Certo che dal vin brulé distribuito in centro storico per simpatizzare con i cittadini ai copertoni in fiamme, c’è un bel salto. E di sicuro i trentini non avranno gradito la paralisi del traffico. «Ci scusiamo con tutti per i disagi - ha detto Donatello Baldo - ma la causa di tutto questo è Pacher. La nostra azione di protesta ieri è stata un modo per fare sentire forte la nostra voce». Scontato che il confronto-scontro con l’amministrazione comunale non finirà. Chissà se da Palazzo Thun ci sarà qualche residua volontà di riaprire un dialogo dopo i fatti di ieri.
Il sindaco: «Lavoreremo per creare un centro per i giovani».
Giuliana (Fiamma): «Sono sporchi nulla facenti»
Pacher, prima il dialogo poi la rabbia
«Pronti a discutere ma basta gesti ad effetto».
Una tregua durata poche ore
TRENTO. «Speravamo che non ci fosse bisogno di uno sgombero, ma ora che la legalità è stata ripristinata ci sono tutte le condizioni per riprendere il dialogo». Sono le quattro del pomeriggio di ieri e il sindaco Alberto Pacher tiene aperta la porta del confronto con i Disobbedienti: «Spero solo - aggiunge - che non ci siano altri gesti dimostrativi». Quattro ore più tardi - dopo gli eventi del pomeriggio - Pacher non ha più voglia di commentare: «Adesso basta, ne parleremo domani», si limita a dire. Ma la voce tradisce la rabbia per l’ennesima prova di forza con i Disobbedienti. «Nei giorni scorsi hanno presentato la richiesta formale di una sede, e questo è un fatto positivo - aveva detto il primo cittadino - per noi è inaccettabile che qualcuno decida che un bene pubblico è di sua proprietà. La palazzina ex Zuffo non è né dei ragazzi né del sindaco, ma della collettività». «Ci voleva un reset», aggiunge Pacher. «Da parte mia vale quello che ho detto già a dicembre: c’è un bisogno di spazi per i giovani e sappiamo che le esigenze sono diverse, ci sono le associazioni e altre richieste di spazi più autogestiti. Si può ragionare anche su questi, avevamo fatto delle proposte (capannone a Spini, tendone all’ex Zuffo) che andavano in questa direzione». Il sindaco promette azioni in tempi brevi: «Su uno spazio aperto ai giovani noi lavoriamo a prescindere da chi ha occupato l’ex Zuffo». Intanto il consigliere della Fiamma Emilio Giuliana si rallegra: «Trento è l’unica città in Italia con una giunta di sinistra senza un centro sociale autogestito da sporchi nulla facenti». (ch.be.)