Oggi è stata restituita alla collettività un’altra delle troppe case (105 solo nel quartiere Compagnoni) che ACER e amministrazione comunale di Reggio Emilia da anni tengono vuote in attesa di speculazione. La casa verrà abitata da una famiglia, quella della signora Franca, che già il 21 febbraio aveva reso pubblica la propria situazione abitativa con una conferenza stampa. Il percorso della famiglia, dalla denuncia della propria situazione e dell’indifferenza dei servizi all’autoassegnazione di oggi, è avvenuto in collaborazione col Collettivo Sottotetto , nato nella primavera scorsa per rivendicare il diritto alla casa e denunciare le speculazioni edilizie in atto sul patrimonio immobiliare pubblico. Non è la prima volta che il Collettivo sceglie la strada dell’autoassegnazione : nella stessa via sono stati precedentemente occupati altri tre appartamenti, uno dei quali serve da "Sportello per il Diritto alla Casa";è proprio attraverso l’attività di inchiesta agita dallo sportello che la famiglia di Franca è entrata in contatto col collettivo . L’autoassegnazione avviene nel quartiere al centro del dibattito sulle politiche abitative portate avanti dal Comune. E’ di ieri la notizia dello sblocco dei finanziamenti sul progetto di riqualificazione di Via Compagnoni: riqualificazione che, secondo gli occupanti, risponde più a interessi economici privati che ai reali bisogni dei cittadini . "Il diritto alla casa non fa parte della logica di questo progetto che, oltre a prevedere una diminuzione di alloggi popolari , ne alza la soglia di accesso facendo ricadere sugli abitanti i costi di ristrutturazione : saranno sì case eco-sostenibili, ma in una città in cui sempre più persone si trovano nella situazione di Franca, è di case reddito-sostenibili che ci sarebbe bisogno".
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