America Latina, in basso e a sinistra: i percorsi autonomi dei movimenti sociali
Coordina Angel Luis Lara - ricercatore (Spagna)
"L’America latina è un continente in movimento che dobbiamo ascoltare e saper leggere. Dal Messico all’Argentina, passando per Ecuador, Venezuela, Brasile o Bolivia negli ultimi anni abbiamo visto enormi impulsi di trasformazione sociale che sono emersi dal basso, sia con epicentro nei settori urbani, contadini, studenti, indigeni, sia soprattutto in spazi ibridi che hanno dotato di una potenza mai vista alcuni dei movimenti più importanti fino a convertirsi in eventi comunicativi in tutto il mondo".
Ascolta l’intervento.
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Schegge di video dal Global Meeting [ 01 ] [ 02 ]
Sebastián Scolnik – Collettivo Situaciones (Argentina) e Mario Santucho - Docente Universitario (Argentina).
Abbiamo parlato molto di ciò che è successo in Argentina durante le giornate del 19 e 20 dicembre 2001.
Anche delle dinamiche che anticiparono l’insurrezione. Sono stati attraversati dai movimenti e dalla novità sociale che da allora non ha cessato di proliferare in tutto il continente.
Ancora oggi si discutono gli effetti di quella ribellione collettiva e feroce. Una vera disputa interpretativa non smette di riaprirsi sui significati di "¡qué se vayan todos, que no quede ni uno sólo! ("che se ne vadano tutti, che non ne rimanga nemmeno uno!"
Da parte nostra, insistiamo in almeno tre conseguenze irreversibile dopo quel Dicembre.
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Schegge di video dal Globalmeeting [ 01 ] [ 02 ] [ 03 ] [ videointervista ]
Gilvânia Ferreira da Silva - Dir. Nazionale MST (Stato Maranhao Brasile)
"Noi ci chiediamo a quale costo avviene quello che noi chiamiamo sviluppo capitalista Contro questo progetto, noi popoli di tutto il mondo possiamo globalizzare la speranza, i sogni, la vita, la ricchezza.
Questo processo di sfruttamento senza limite da parte dell’impero porta con sé la logica del consumismo e del lucro che è stato pagata con il sacrificio di milione di persone nel mondo. Di fronte a questa situazione abbiamo l’esigenza di costruire delle alternative per la riproduzione della vita, per la terra…
Abbiamo bisogno di un passaggio da una società di produzione individuale capitalistica che sacrifica l’ecosistema e la biodiversità ad una società che valorizzi la vita.
L’essere umano deve essere centro del nostro dibattito.
… Il nostro presidente Lula che se nella teoria aveva un progetto antiliberale, nella pratica poi ha sviluppato un progetto neoliberale. … I movimenti sociali hanno bisogno di mantenere la loro autonomia…"
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Luis Hernández Navarro, Vice direttore de "La Jornada" (Messico).
" Commenterò alcune foto per fare il mio ragionamento su ciò che accade in Messico:
1. L’insediamento del presidente eletto con la frode Felipe Calderon viene interotta dai contestatori 2. Calderon attacca Chavez sul populismo e l’utoritarismo durante un incontro pubblico tanto che il presidente del Brasile Lula è costretto a interromperlo. Il potere economico dell’area latinoamericana è un potere che può decidere se legarsi agli Stati Uniti e alla Spagna o se lavorare in autonomia o per la costruzione di un nuovo popolo. Calderon si schiera con i primi.
3. Calderon vestito da militare assieme ai principali capi dll’esercito. I militari vengono spesso utilizzati per la repressione e per garantire che il narcotaffico generi ricchezze essenziali per l’economia messicana. 4. Bush un anno e mezzo fa alla frontiera lancia una politica contro l’immigrazione illegale, inasprendo le pene e trattando militarmente il problema, la guerra diventa potere cosituente. La rendita degli immigrati clandestini tiene in piedi l’economia messicana. 5. La violazione dei diritti umani a Oaxaca: 23 morti, indeterminati gli scomparsi, i torturati ed i detenuti, con insensibilità della società civile messicana nei confronti delle atrocità.
6. Riforma pensionistica con cui termina la responsabilità statale di natura solidale a favore dei settori privati. Grandi scontri tra la polizia e i manifestanti.
7. Annuncio della seconda fase dell’altra campagna. La comandancia e il rapporto con via campesina sono un’articolazione internazionale continuativa.
"La otra" ha dato visibiltà e protagonismo ad una moltitudine di lotte che faticavano ad emergere".
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Jose Heriberto Salas Amac - Fronte del Popolo in Difesa della Terra Salvator Atenco(Messico)
"Vorrei iniziare dicendo che la globalizzazione capitalistica ha bisogno di governo servili e autoritari.
Il 22 ottobre del 2001 il governo Fox voleva mandarci via dalle nostre terre, ma il governo non aveva immaginato che la gente si sarebbe organizzata con i machete, simbolo della nostra lotta e un unico slogan “In difesa della terra”. Alla fine di agosto del 2002 abbiamo vinto e il governo ha ceduto.
In questo cammino di lotta, all’interno delle organizzazioni de la Otra campagna abbiamo incontrato i venditori di fiori di Atenco. La repressione è stata violenta, ma la nostra lotta è andata avanti. E per questo vi invitiamo a raggiungerci in Messico e in Chiapas.
La lucha sigue!"
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Oscar Oliveira - Coordinamento di difesa dell’acqua e della vita
"Ormai i governi nazionali sono diventati agenti della globalizzazione, eseguono gli ordini delle grandi multinazionali… La lotta sui beni comuni ha dimostrato la loro forza in Bolivia, la lotta contro la privatizzazione dell’acqua, delle risorse energetiche, la biodiversià, il territorio. Questa lotta si è estesa in tutta l’america latina, con tratti comuni di difesa dei propri territori, dal basso che mette i popoli al centro del proprio discorso. Reciprocità, solidarietà, uguaglianza si contrappongono all’arroganza dei governi e alle loro leggi, perché il sistema di domino capitalistico è la negazione dei valori della nostra storia, che non potranno mai essere rappresentanti in un parlamento, perché è la rappresentanza stessa che non fa parte del nostro percorso. Bisogna costruire nuove relazioni sociali, perché le decisioni non devono essere solo un valore di quelli che stanno in alto."
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Ricardo Montoya - Attivista sociale - (Colombia)
"La Colombia ha vissuto in uno stato di eccezione per più di 40 anni, per concentrare nelle mani di pochi le terre e per sfruttare ed escludere le popolazioni indigene. Dagli anni ’90 sono iniziati i massacri contro la popolazione civile da parte dei paramilitari. 17.776 civili sono morti negli ultimi anni. 3 milioni di colombiani sono stati allontanati dalle proprie terre. Migliaia di dollari sono arrivati in colombia per pagare le armi e le piantagioni di coca.
Il contributo economico e finanziario ha aumentato i morti e le coltivazioni di coca.
L’Unione Europea finanziavano i piani di sviluppo senza preoccuparsi del fatto che questi piani erano contro la popolazione civile. Il presidente Uribe ha rapporti con il narcotraffico, alcuni ministri e 86 parlamentari hanno rapporti coi paramilitari.
Ma con la repressione aumenta le resistenze per una vita autonoma e degna. La mobilitazione sociale non è morta con la violenza. La violazione dei diritti è stata costante ma lo è stata anche la resistenza. I contadini lottano conto il trattato di libero commercio e allo stesso tempo per le lotte sindacali. Nella fratellanza della moltitudine globale lottiamo perché la memoria per cui siamo riusciti a sopravvivere resti viva e lotti a partire dai giovani.
Nelle lotte globali lottiamo perché i nostri popoli, che hanno vissuto più di 100 anni di solitudine, non siano più soli."
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Marc Villà - Operatore della comunicazione (Venezuela)
"Tra i movimenti sociali latinoamericani c’è un grosso dibattito. Le rivoluzioni possono essere fatte solo prendendo il potere o solo dal popolo? L’esperienza venezuelana tenta di tenere unite queste domande perché non può esserci cambiamento sociale senza cambiamento del potere politico.
I movimenti sociali si sono fortificati con l’arrivo di Chavez, prima erano piccoli e poco incisivi. Questi spazi che si sono aperti sono vivi e criticano il potere, occupano fabbriche e incalzano il potere tenendo come fattore comune la rivoluzione bolivariana. Questo fattore comune esce dal Venezuela e pervade i rapporti con le altre organizzazioni in America Latina.
E’ iniziata una lotta dell’impero in America Latina: accordi energetici degli USA col Brasile, il Cile nel Plan Puebla Panama, l’arrivo di armi in Colombia per il Plan Colombia. Ma anche una lotta all’impero."
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David Alejandro Suarez Changuan - Università di Quito (Ecuador)
"Per cominciare volevo dedicare questa giornata alla situazione drammatica della Colombia. In Ecuador viviamo il paradosso di un governo che ha raccolto le tesi dei movimenti contro la globalizzazione neoliberista prima delle elezioni e che ora vengono in parte applicate senza la presenza di movimento. Inizialmente i movimenti indigeni hanno aperto la strada ed ora viviamo una nuova forma di governance che è un processo aperto nella regione andina che mette alla prova i popoli. Questa governance genera nuovi capitali e nuove alleanze, e genera anche il pericolo di cospirazioni di destra e conservatrici. Il delirio di Bush mette in gioco gli equilibri in America Latina e i movimenti si trovano in una fase di studio. E come altri prima di me ci chiediamo come creare nuove forme di movimento. La battaglia per una riforma costituzionale sta ricomponendo un’area antagonista, che non vuole nazionalizzare per uno stato nazionale ma per i popoli che vivono e lottano contro il potere dello stato."
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