APPROFONDIMENTI

Assemblea Europea, Global Meeting - 31 Marzo ’07. Proposta di dibattito

Lunedì 26 marzo 2007


Assemblea Europea
Global Meeting - 31 Marzo ’07 h.15.00 – CSO Rivolta – Marghera.

Proposta di dibattito.

Interrogarsi oggi sull’Europa significa, allo stesso tempo, indagare un’articolazione particolarmente importante del dominio capitalistico globale, che sintetizziamo col nome di Impero, e quella della resistenza e delle lotte costituenti della moltitudine.
L’Europa gioca un ruolo fondamentale nella ridefinizione multilaterale del comando imperiale all’indomani della sconfitta del tentativo statunitense di istituire - tramite la strategia della guerra globale e permanente - una “monarchia” USA; non che la guerra oggi abbia termine con l’avvento del multilateralismo e della governance globale, tutt’altro, ma essa acquisisce sempre più il volto imperiale di una politica globale che si esercita attraverso una polizia multinazionale e, viceversa, di un controllo poliziesco che si esercita nella forma della guerra diffusa, multilaterale anch’essa. E se la strategia USA è stata sconfitta dalle mille forme di resistenza all’occupazione irakena, vediamo oggi, a partire dall’Afghanistan, come e in che misura l’azione di polizia globale di cui l’Europa è pienamente protagonista, sconti delle enormi difficoltà di attuazione. La polizia globale è ovvio - ci sembra - che serva non a mantenere la pace ma a consentire i margini di comando attraverso cui il capitalismo globale esercita il suo potere di sfruttamento tanto nei centri che nelle periferie dell’Impero, luoghi mobili i quali infatti si scambiano spesso tra loro nel determinarsi dei conflitti.
Noi pensiamo che oggi, a differenza di tre o quattro anni fa, non sia più la dialettica tra Stati-nazione europei e processo di costituzionalizzazione dell’Unione Europea a tenere banco nel gioco politico: l’Europa è oramai un dato di fatto, una forma-Stato sicuramente ancora in formazione ma che oramai come tale appare e si muove nello scacchiere globale. Lo dimostra peraltro l’omogeneizzarsi progressivo delle politiche estere e di governance interna, dall’Inghilterra sino all’Italia. L’Europa come forma-Stato, come fortezza biopolitica e regime di controllo metropolitano, come base propulsiva del capitale multinazionale e dell’organizzazione dello sfruttamento della cooperazione sociale, come sede privilegiata della borghesia tecnocratica specializzatasi nell’attacco continuo alle forme di vita del proletariato postfordista e nella gara globale per l’ipersfruttamento dei tanti sud globali , è un dato di fatto.

Questa Europa è indifendibile.

Da qui proponiamo di ripartire per una discussione dei e nei movimenti.

Pensiamo che anche l’Europa dei movimenti sia oggi una realtà, molteplice e potenzialmente capace di costituirsi in una forza di conflitto transnazionale adeguata. L’omogenizzarsi del proletariato postfordista nella figura moltitudinaria del precariato, le lotte sociali sul reddito - che riguardano tanto gli operai di fabbrica che coloro i quali sono attivi nei comparti del lavoro cognitivo specializzato, così come le fasce studentesche e migranti – insieme alla fondamentale opposizione alla guerra globale e al biopotere che si esercita fin nella quotidianità della vita di tutti, ebbene tutto ciò significa il costituirsi di una potenza antagonista europea che oggi può non solo esercitare molte forme di contropotere bensì attivare processi di esodo costituente, di separazione dal dominio e di costituzione di altra vita, altra produzione e altra società. L’opzione neoriformista e/o neokeynesiana che la sinistra ufficiale europea sbandiera come limite utopico da raggiungere tramite procedure istituzionali, e quindi gestite dall’alto, è del tutto fuori dalla storia: solo l’autonomia precaria, l’autogestione, la cittadinanza senza se e senza ma, l’appropriazione diretta e la costituzione di nuove istituzioni del proletariato moltitudinario ci appaiono essere politiche realistiche, in quanto applicazioni dirette del desiderio di libertà e di ricchezza della moltitudine europea. In tutto questo pensiamo che sia all’ordine del giorno la possibilità di attribuire una nuova centralità - nei conflitti metropolitani europei - dei Centri Sociali autonomi. La rivolta di Copenaghen, proprio in uno dei paesi che si pensavano come più avanzati sotto il profilo del Welfare ... ma anche del controllo poliziesco, mostra in che misura i Centri Sociali siano vissuti da tutti gli abitanti come beni comuni irrinunciabili e irriducibili e come essi si pongano oramai non solo come luoghi di resistenza e di produzione di cultura ma come centri di organizzazione metropolitana del nuovo proletariato europeo, centri di organizzazione del comune che si irradiano in mille altri centri di resistenza e di creazione di nuove forme di vita.
Infine, pensiamo che le mobilitazioni contro il G8 del giugno 2007 a Rostock, in Germania, possano essere un importante momento di ricomposizione delle forze di movimento europee attorno ad alcuni temi e parole d’ordine unificanti e potenti come l’antirazzismo, l’antifascismo e l’anticapitalismo. Al di là delle forme nelle quali si esprimerà l’indignazione della moltitudine, Rostock può segnare uno snodo importante nello sviluppo di una fitta rete di relazioni basate sulla fratellanza/sorellanza di tutti coloro che in ogni città d’Europa vivono e lottano quotidianamente per l’affermazione del diritto al comune, al reddito ed alla felicità.
Per tutti/e tutto!

...See you on the barricades...

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