"Interrogarsi oggi sull’Europa significa, allo stesso tempo, indagare un’articolazione particolarmente importante del dominio capitalistico globale, che sintetizziamo col nome di Impero, e quella della resistenza e delle lotte costituenti della moltitudine."
Dalla proposta di dibattito verso l’assemblea dei movimenti.
Introduzione di Vittorio Sergi.
"Questa è un’assemblea aperta per permettere ai movimenti europei di esprimersi e confrontarsi, per aprire una nuova fase, coscienti di rappresentare una parzialità di movimento che lavora in basso a sinistra in modo autonomo, che rompe l’immaginario dei blocchi di movimento nati a Praga, che ricerca la materialità di bisogni e desideri, che partono anche dalla difesa degli spazi sociali, degli spazi riappropriati, come gli strumenti di comunicazione."
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Intervento di Marcello Tarì - Uninomade
"Iniziamo dalla questione dell’Europa, di quella che oggi già esiste, non solo di quella che vorremmo.
Quella della proposta di costituzione europea che avevamo contestato. Quella che però per noi significa oggi lotta contro il governo di quell’Europa al di là della sua costituzione, scritta o non. Scegliamo la vita, scegliamo il conflitto, e questa scelta è vincente, siamo qui in tanti a dimostrarlo, fuori dalle logiche della rappresentanza, per l’estensione europea dei comportamenti di insubordinazione e disobbedienza al capitalismo. La nostra scelta è una definizione di dualismo, da un lato noi, dall’altro quelli che fanno la guerra.
Decidiamo noi chi, dove e quando colpire, a partire dai propri territori, in fratellanza con chi come noi colpisce il potere a partire da un patto che metta al centro del nostro agire l’antirazzismo, l’antifascismo, l’anticapitalismo e lotta contro la guerra. Dobbiamo partire noi con un attacco a questa Europa, essendo autonomi fino in fondo.
Noi vogliamo sabotare i meccanismi di controllo, noi vogliamo distruggere la fortezza.
La democrazia dell’Europa o è assoluta o non è democrazia.
Non basta l’autorappresentazione del precariato, non basta agitare dei simboli, nulla è regalato, tutto va conquistato. Come siamo contro i confini e siamo anche contro lo sfruttamento. La lotta alla precarietà si fa con il rifiuto del lavoro. Vogliamo condividere questa nostra lotta da chi - come noi ogni giorno, a partire dai propri territori e desideri - lotteranno per la realizzazione dei propri desideri costruendo moltitudine ed autonomia."
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Intervento di Mathias - Stoccolma
"Per noi la costruzione di una processo di unificazione e costruzione europea è stata un’opportunità per la creazione di spazi di lotta europei aperti, in cui abbiamo trovato molti movimenti simili ma anche diversi da noi, che però hanno molti spazi comuni di azione ed elaborazione.
Stiamo cercando di mettere in comune esperienze di lotta concrete, attraverso le strutture che la stessa globalizzazione utilizza, come i sindacati, però lavorando anche ad esperienze radicali ed autonome.
Ad esempio, contro i licenziamenti, al posto di lottare in modo concertativo abbiamo occupato e bloccato le metropolitane, con azioni dirette."
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Intervento di Marcus - Finlandia
"Anche la nostra esperienza parte da un agire comune fino ad arrivare a quelle delle altre esperienze nordeuropee.
L’eredità dei movimenti contro la globalizzazione è visibile ora in un sentimento di conflittualità diffuso, che però è difficilmente organizzabile.
La forza di queste lotte è quella di mettere in primo piano i propri bisogni, mettendoli sopra ai desideri dei politici."
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Intervento di Thomas - Germania
"In questa fase in Germania stiamo lavorando molto sul G8 di Rostok, con buoni risultati di impegno e partecipazione dei movimenti. Durante i giorni del G8 le reti europee discuteranno delle proprie strategie e dell’Europa. Anche movimenti e sindacati hanno deciso di fermarsi e riorganizzarsi in strutture di movimento, rompendo con le dinamiche classiche della rappresentanza".
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Intervento di Andrea - Berlino
L’Europa è un dato di fatto esistente.
Per questo dobbiamo parlare delle resistenze che ci sono in questo spazio.
E dobbiamo capire come condividere queste esperienze e lotte sociali.
Quando ci organizziamo su scala globale possiamo andare molto avanti e per questo futuro sarà nostro!
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Intervento di Kail - Inghilterra
"Anche per noi i punti di partenza devono essere le nostre esperienze e i nostri spazi sociali anche se abbiamo visto che ci sono molte difficoltà a mettere in discussione il potere e la sua struttura".
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Intervento di Andrei - Lubjana
Dal nostro punto di vista i conflitti assumono importanza quando vivono nella quotidianità e nella possibilità di esprimere costruzione reale di alternativa.
Da questi spazi nascono esperienze che vengono difese nel territorio ma attaccate dallo Stato.
Gli spazi dell’autovalorizzazione e della lotta comune saranno i nostri terreni di intervento fino al G8 di Rostok.
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Intervento di Salonicco
"Solo la volontà di resistere e le azioni spontanee non bastano, ci vogliono spazi organizzativi in cui esistano spazi di confronto e decisione. Se vogliamo vincere dobbiamo superare le ideologie del passato per creare un movimento di resistenza internazionale che già esiste ma che necessita di coordinamento oltre al livello nazionale. Lo abbiamo visto a partire dalle nostre lotte nelle università. La lotta non deve essere per il dominio di una lotta sopra un’altra, ma per la libertà contro il capitalismo, per la vita contro la morte".
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Intervento di Maria di Atene - colletttivo "Virus"
"E’ importante lo spazio della vita quotidiana ma anche quello europeo, perché è l’unico in cui possiamo lottare contro la repressione e quindi dobbiamo partire dagli spazi sociali per parlare di questi spazi, non solo per darli per scontati. Dobbiamo scambiare le esperienza ma pensare che queste esperienze sono spesso diverse, quindi lavorare per costruire un mondo in cui convivano molti mondi, e accettarci come diversi che lottano per un futuro diverso.”
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Intervento di Ulia Conti - "Cantiere" di Milano
"Siamo tutti molto diversi e siamo qui costruendo un’ipotesi comune sul fare moltitudine costruire autonomia e costruire mondi, in cui ci sia spazio per molti mondi.
Come darci uno spazio comune dei conflitti e delle resistenze in risposta allo spazio comune del comando, dobbiamo quindi darci un patto di cooperazione tra di noi, creare cortocircuiti dalle nostre lotte mettere in cooperazione le nostre capacità.
E’ stato citato più volte di sentirici e essere una moltitudine precaria, migrante, cioè meticcia, e metropolitana, soggettività autonome e desideranti contro la guerra e lo sfruttamento capitalista neoliberista, contro la fortezza Europa, con le sue guerre a bassa ed alta intensità, con sogni e bisogni reali a cui nessuna rappresentanza darà mai risposta.
Dobbiamo incontrarci in uno spazio europeo per liberare dal controllo i nostri corpi, meccanismo in cui ci vogliono privare del diritti della libertà di scelta, della libertà di affetto, della libertà di desiderio, un attacco ai corpi desideranti, se non conformi a ciò che è consentito.
E’ necessario spezzare il ricatto di precarietà e della vita da un futuro di guerra globale e da un presente di fortezza europa, guerrafondaia, razzista e xenofoba, anche smontando e chiudendo i cpt.
Non vogliamo e non possiamo permetterci di passare dal miraggio della democrazia all’inganno di second life, di dare una soddisfazione solo virtuale, promessa, rappresentata e mediata dei nostri bosogni comuni e cioè dei nostri sogni e bisogni."
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Intervento di Alberto De Nicola - "Esc" di Roma
"Aprirò il mio discorso sulla questione europea. Una questione che esiste dentro molte lotte e molti conflitti. Le differenti dimensioni locali mostrano diversità irriducibili una dall’altra.
Questa è una delle più grandi assemblee europee a cui io abbia mai assistito. Dovremmo leggere alcune mobilitazioni già esistenti in uno spazio europeo a partire da ora.
Il nostro ambito di lavoro, quello dell’università, ma più in particolare quello della formazione è un ambito comune a tutte le realtà europee studentesche ma non solo perché la formazione fa parte della vita di tutti i precari.."
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Intervento di Tommy - Spagna
"La conclusione dell’unilateralismo regionale di Aznar è finito dall’11 al 14 marzo. In questo frangente anche le forme classiche di organizzazione del movimento sono entrate in crisi, con le mobilitazioni moltitudinarie che hanno dato poi vita alla governance alla spagnola.
Dalle università ai centri sociali è nata una grande rete di autoformazione.
Diciamo che nulla è impossibile se diventiamo acqua tutti insieme per ricombinarci in una lotta comune."
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Intervento di Toret - Spagna
"Questa assemblea è un punto di non ritorno per la costruzione di una rete di movimento che lotta per i diritti globali.
Lottiamo contro i centri di detenzione perché sono istituzioni europee che inventano una nuova Europa, e perché sono spazi illegali e li distruggeremo!
Per noi oggi è il momento di cominciare una ricerca su nuove forme di organizzazione. Siamo sindacalismo migrante e precario che si costruisce pensando come si combinano la macchina politica ed economica organizzativa.
Per noi la domanda politica è: come vincere? Viviamo il divenire di una moltitudine precaria che deve porsi come problema la creazione di un nuova forza che - dalle differenze- parta per ricomporre una macchina in grado di modificare concretamente questa Europa che non ci piace. Vogliamo essere in queste lotte ed avanzare contro questa Europa!"
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Sandro Mezzadra - Uninomade
L’assemblea di oggi ha presentato un panorama ricco di movimenti e lotte che attraversano e rendono materialmente aperto alla trasformazione lo spazio europeo. Affermiamo l’autonomia dei movimenti come principio da cui parte la politica della trasformazione, non solo a partire dalla capacità di scontro ma soprattutto in termini di ricchezza di cooperazione e capacità di creazione del nuovo. Stiamo parlando della capacità dei movimenti in Europa di conquistare la dimensione europea dell’azione politica e di immaginare e costruire uno spazio europeo a geometria variabile, non schiavo della geografia politica o economica. Questo è un compito che nasce dallo sviluppo di lotte, pratiche e comportamenti sovversivi comuni in Europa, di forme di vita, di comportamenti, immaginari e tecnologie che sono la base della nostra azione politica. Dobbiamo rilanciare l’esigenza di conoscere la composizione del lavoro vivo contemporaneo con grandi progetti di inchiesta che sappiano assumere e reinventare la dimensione europea. Il tema delle migrazioni ci ha insegnato a lasciarci guidare dalla soggettività dei movimenti e delle lotte dei migranti, facendoci scoprire molto sullo spazio e sui confini mobili dell’Europa che ogni giorni si tracciano nelle nostre città come dispositivi di divisione del lavoro. Queste lotte e questi movimenti costruiscono quotidianamente lo spazio dell’altra Europa.
A partire dal Global Meeting vogliamo costruire uno spazio in cui questo lavoro di inchiesta possa cominciare a sedimentare i propri risultati: uno spazio in cui mettere in risonanza le tecniche di lotta ed investigazione.
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Intervento di Federico Zappini - “Cso Bruno” di Trento
"Anche noi vogliamo partire dall’esperienza del territorio e dall’esperienza dei centri sociali. Vogliamo essere radicali e creare conflitto in una città che non l’ha mai vissuto e che ha vissuto lo sgombero di uno spazio comune.
Abbiamo scelto - dipingendo l’orso di Trento di rosa - di creare un ponte con la resistenza di Copenaghen e di tutti i centri sociali sotto attacco.
Da Copenhagen a Trento i centri sociali e la loro radicalità non si tocca!"
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Intervento di Nicola Grigion - Uninomade
"La domanda che spesso in questa assemblea ci siamo fatti, cioè come facciamo a stare insieme, è il senso vero del GlobalMeeting e di questa discussione che abbiamo avuto.
Assumendo insieme pienamente una cosa: tutto quello che c’era prima che si chiama rappresentazione, anche del movimento, sono superate dalla realtà delle cose, sono superate dal conflitto e dalle lotte della moltitudine. Quello che può uscire da oggi può essere un patto di mutuo soccorso attorno alla condivisione di alcune cose.
Una di queste è il percorso di avvicinamento al G8 di Rostok.
Un altro patto che credo possiamo stringere è attorno alla realtà dei centri sociali, che hanno profondamente a che vedere con il contropotere, con l’esodo, con la libertà.
Una proposta può essere quella di sanzionare, manifestare davanti ai consolati messicani il 4 e 5 maggio, come di viene chiesto dai compagni messicani per la liberazione dei detenuti di Atenco.
Intorno a questa modalità di stare insieme, sulle cose, sui tempi della vita possiamo pensare un modo di relazionarci.
Un’altra cosa importante come modo di stare insieme è quello di cui ha parlato Sandro Mezzadra, l’inchiesta sulle migrazioni".
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