In riferimento ai fatti di Sarpi, una riflessione rispetto alle campagne xenofobe del centro-destra
ed alcuni interrogativi circa le vere ragioni dietro l’attacco alle comunità migranti
e circa l’agibilità con qualunque mezzo di personaggi non identificati
Ci troviamo in prossimità di Zona Sarpi, la così detta Cinatown. Prendiamo parola anzitutto per sottolineare come la rivolta spontanea della comunità cinese scesa in piazza ieri sia frutto di un clima di tensione scientificamente costruito in questi mesi da parte di amministratori e politici di centro-destra. Tali personaggi hanno alimentato per mesi una vera e propria campagna di odio nei confronti delle comunità migranti della nostra metropoli. Tutto in nome di una idea di "sicurezza" esclusivamente fondata sull’alimentare fobie e bacini elettorali attraverso campagne demagogico-razziste verso tutti i migranti e i diversi. Certo Zona Sarpi è sicuramente una zona particolare sopratutto perchè fa assomigliare la nostra città a qualcosa di almeno lontanamente simile ad una metropoli. Ci fanno sorridere le proposte di smantellare la zona cinese, come se qualcuno si sognasse mai di smantellare la Chinatown di New York o di qualche altra vera metropoli, città globale. Il futuro sembra fare solo paura a tali persone sicuramente incapaci di concepire le potenzialità e risorse di una metropoli vera e propria, una città globale e quindi a prescindere da loro e le loro campagne destinata ad essere "mondo di molti mondi". Questo è quello che accadrà, a prescindere dai damagoghi, xenofobi e razzisti. Il nodo semmai è nel concepire questo mutamento come problema o come risorsa. Noi crediamo che l’interazione, e non certo l’integrazione, sia il metodo necessario da darci per raccogliere in una dimensione metropolitana tutta la ricchezza delle differenze. Restano da indagare le vere ragioni che portano i vari esponenti della destra economica e neo-liberista ad inserire al centro di campagne d’odio anche comunità di migranti finora risparmiate. La novità secondo noi da indagare è rappresentata dall’attacco al commercio ed imprenditoria, c’è secondo noi da approfondire questo nuovo passaggio e quindi l’analogia tra il caso "Phone centres" e quello "Chinatown". La ricerca delle ragioni vere-globali al di là di quelle locali-strumentali è sicuramente un dato da approfondire. E proprio rispetto a queste piccole, ridicole e strumentali ragioni locali ci uniamo al coro di quanti pensano sia veramente tragi-comico mettere al centro dei problemi di Milano i famigerati "carrellini". Respiriamo PM10 ogni giorno; è quasi impossibile costruirci una vita autonoma a causa del caro-casa ed affitti; i pendolari passano ore di vita sospesi tra costi e disservizi incredibili nei mezzi di trasporto; gli spazi sociali e di cultura, gli spazi liberi dalla speculazione diminuiscono ogni giorno; la precarietà della vita impedisce la possibilità di concretizzare sogni, bisgoni e progetti di vita. D’altra parte i campi rom vengono bruciati dai "bravi civili" cittadini, la comunità di richiedenti asilo vive abbandonata a se stessa in ex fabbriche in disuso, la fobia-arabo-islamica viene alimentata in modo certosino, l’omofobia e gli attacchi a diritti fondamentali quali il diritto di scelta sono tradotti in una rinnovata agibilità di nostalgici neo-fascisti, in proposito basta citare il caso della Libreria Babele e la vergogna dei medici obiettori negli ospedali pubblici e della negazione del diritto alla 194. In questo clima si inseriscono perfettamente "fuori di testa" paranoici organizzati in esperimenti tragi-comici di patrols, bande paramilitari che prendono il nome di ronde. Milano non è una città razzista e nonostante l’immane investimento in campagne demagogico-xenofobe la società civile ha più volte dimostrato di non farsi coinvolgere in una pericolosa spirale ossessiva-compulsiva anti-diverso e straniero. Sembrano invece preda di tale spirale, oltre taluni politici soliti noti alcuni esponenti di forze dell’ordine e di polizia locale e vari personaggi che dentro ed intorno questo clima si prendono una agibilità cui qualcuno dovrà rispondere. Infatti la giornata di ieri in Sarpi rappresenta un giorno eccezionale, che non va dimenticato come non vanno dimenticate quelle presenze oscure ed ambigue resesi protagoniste dei fatti di piazza e protagonisti di numerose foto sui vari media. Chiudiamo quindi ponendo l’interrogativo sulla natura, ruolo e funzioni di alcuni personaggi che insieme alle ordinarie forze dell’ordine si sono distinti nelle cariche nei confronti della comunità cinese ieri, vestiti in abiti civili e come foto e video dimostrano estremamente attivi nel nel malmenare a pugni o attraverso vari arnesi persone "colpevoli" di essersi opposte all’ennesima provocazione, avere rotto il silenzio, reclamare diritti.
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