MILANO - Una bandiera tricolore a metà della strada accoglie i passanti in via Paolo Sarpi, l’arteria principale della Chinatown milanese dove giovedì sono scoppiati tafferugli tra immigrati cinesi e agenti della polizia locale.
SFIDA DELLE BANDIERE - A ventiquattr’ore dai tumulti la situazione si è normalizzata. I commercianti hanno aperto i loro negozi rimasti chiusi per tutta la giornata di giovedì a causa degli incidenti. Alle finestre che danno su via Paolo Sarpi, sono spuntate già da giovedì sera alcune bandiere. Alcune di queste sono tricolori, altre sono le bandiere arancioni esposte mesi fa dai residenti italiani contro il proliferare di negozi all’ingrosso gestiti da cinesi nella zona. Ma dai balconi sventolano anche le bandiere rosse e vessilli gialli a ricordare che il problema della civile convivenza e delle esigenze della comunità italiana e di quella cinese deve essere affrontato. È poca la voglia di parlare da parte degli abitanti cinesi, che continuano a rivendicare la legittimità della loro rabbia. INDAGINI - Partono intanto le inchieste sui disordini: la polizia municipale sta preparando una relazione che depositerà poi in procura. «La relazione sarà pronta nei prossimi giorni - spiega Emiliano Bezzon, comandante della polizia municipale del capoluogo lombardo - e si baserà anche sulle numerose testimonianze spontanee da parte dei cittadini che ci stanno arrivando in queste ore». Anche la Digos è al lavoro per ricostruire la dinamica di quanto accaduto, ma per ora si parla di denunce a carico «di ignoti». DIPLOMAZIA - A tenere banco il giorno dopo gli scontri, è il dibattito politico, soprattutto dopo la presa di posizione del ministero degli Esteri cinese: «Ci auguriamo che l’Italia affronti la questione in modo equo, consideri scrupolosamente le ragionevoli richieste dei cinesi espatriati e tuteli a pieno i loro diritti legali» ha dichiarato il portavoce Qin Gang. Sia il ministero degli Esteri sia il consolato cinese a Milano hanno presentato rimostranze al governo italiano. «Milano si trova, come altre grandi aree metropolitane, al centro di una situazione particolarmente complessa che può vivere momenti di tensione, anche per un significativo intensificarsi dei flussi migratori - ricorda il leader di FI, Silvio Berlusconi - proprio per questo la linea da seguire è quella della solidarietà unita alla legalità, delle politiche sociali ma anche del rispetto delle regole. L’accoglienza e la tutela della sicurezza devono necessariamente coniugarsi e stare insieme per la libertà di ogni cittadino».
13 aprile 2007
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