RASSEGNA STAMPA

Fonte : La Repubblica Milano 13/04/07

"Ecco perché ci siamo ribellati"

Milano - Venerdì 13 aprile 2007
Wu, magazziniere: il Comune ci perseguita da tre mesi.
Ivan, residente: non è vero, hanno cominciato loro
"Ecco perché ci siamo ribellati"

Otto ore di scontri e tensione nei racconti dei protagonisti L’ultimo tafferuglio all’ora di cena: cinque orientali inseguono e feriscono un ragazzo della zona per un commento di troppo

«Ero lì, ho visto tutto. La donna che parla con i vigili, la bambina che viene spinta e cade per terra. L’uomo con la pistola, senza divisa, che si avvicina e la colpisce». Un attimo dopo anche lui è nel groviglio di corpi che in un attimo diventa inestricabile. «Non è vero niente - ribatte Ivan Russo, residente in via Paolo Sarpi - . Io ho visto tutto. Il vigile si è avvicinato alla macchina di quella cinese perché era parcheggiata in seconda fila. A quel punto la donna è scesa di scatto con la bambina in braccio e ha spintonato il poliziotto. È stata lei a far cadere sia il poliziotto che la bambina. Non il contrario. E in strada non c’era nessun altro. Poi lei si è messa a gridare e la strada si è riempita di cinesi». Mentre le due verità rimarranno per sempre lontanissime, la strada si riempie di cinesi che accerchiano le vigilesse e prima ancora che altri vigili le raggiungano, il pomeriggio deflagra in guerriglia. Gli agenti si difendono come possono, estraggono i manganelli e iniziano a colpire, ma anche loro vengono colpiti e finiscono per terra. Un’auto della polizia municipale viene ribaltata in viale Elvezia, un’altra subisce la stessa sorte in via Niccolini. «Non ci aspettavamo questa reazione - dice un ghisa finito in ospedale - noi facciamo soltanto il nostro dovere. E rispettiamo gli ordini». Quando arrivano gli uomini del Reparto mobile e gli agenti del vicino commissariato, i vigili si allontanano, e l’incrocio tra via Niccolini e via Giordano Bruno si trasforma in un ring blindato dalla polizia. Duecento cinesi tentano di violare il cordone di uomini in assetto antisommossa, altri si arrampicano sui pali della luce e sui cancelli. E mentre la polizia difende lo spazio dentro il quale funzionari e politici tentano di dipanare la matassa, in aria volano i cestini verdi dell’immondizia, gli specchietti retrovisori delle auto, le bottiglie di vetro dalle finestre - una colpisce un italiano che cade a terra - , le buste di plastica con le bandiere della Cina che vengono subito sventolate. La polizia carica e respinge, un funzionario guarda da lontano e commenta sconsolato: «Sono i primi effetti dei nuovi sfollagente ai vigili». In strada italiani e cinesi si rinfacciano accuse, riportano a galla episodi, e come ultima soglia d’incomunicabilità si raccontano la lite di due ore prima con versioni inconciliabili. «Ci perseguitano da tre mesi. La multa può essere giusta, ma ritirare la patente proprio no. Dobbiamo lavorare», dice Wu, 27 anni, magazziniere, abito gessato grigio e polo blu, che traduce le parole del padre. L’uomo gesticola e s’infervora, continua a parlare e Wu a tradurre: «Ci multano per cose che gli italiani fanno sempre. L’altro giorno mi hanno fermato di nuovo. Avevo un carrello grande come uno di quelli della spesa. Quaranta euro di multa. Ho chiesto spiegazioni. Il vigile mi ha risposto: "Quello che dico è legge". Faranno anche le multe ai cinesi pedoni?». «Le regole valgono per tutti, dovete imparare a rispettarle» risponde un signore che da ore tenta di risalire nel suo appartamento. Cinesi e italiani tentano di parlarsi ma non riescono a capirsi. Piccole discussioni si trasformano in nuovi focolai, gli scontri con la polizia si accendono come fiammate improvvise che lasciano sui marciapiedi nuovi feriti. Ragazze coi megafoni trasmettono messaggi incomprensibili, ragazzini che sembrano usciti da un fumetto Manga aizzano la folla. Poi improvvisamente il magma di occhi a mandorla e bandiere rosse si muove verso via Bramante. I più giovani agitano uno striscione bianco che è l’accusa di una comunità intera - "Vigile, violenza su donne e bambini" - e decine di fogli bianchi con la scritta "Basta razzismo e repressione". È una folla umana che ha deciso di mettersi in moto e non viene fermata dai venti agenti rimasti lungo la via a presidiare il corteo. Tentano un primo blocco, ma vengono aggirati. Provano più avanti, ma sono i cinesi a decidere di fermarsi, proprio all’incrocio con via Bramante, dove la protesta si trasforma lentamente in una specie di festa popolare. Fino alle otto di sera, quando la tensione sale di nuovo per le parole di un giovane italiano che passa e dice: «È giusto che i cinesi vengano picchiati» e scatena l’ultima scena di violenza. I cinesi lo inseguono, lo raggiungono e uno lo colpisce alla testa. Prima che la polizia lo sottragga a un gruppo di cinque aggressori.

13/04/07
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