RASSEGNA STAMPA

Fonte : La Repubblica Milano 13/04/07

Quella convivenza impossibile tra due anime che non dialogano

Milano - Venerdì 13 aprile 2007
Da una parte i cinesi, dall’altra gli italiani.
"Vi chiudete a riccio", l’accusa "Ma i nostri soldi vi fanno comodo"
Quella convivenza impossibile tra due anime che non dialogano

Anni di conflitto e ora duro confronto in strada

La convivenza impossibile è una giornata drammatica e surreale dove ci si picchia, si distruggono auto, si sventolano drappi rossi della Repubblica popolare cinese e dai davanzali, agitate da braccia italiane, pendono altre bandiere però arancioni, lo stesso arancione della rivoluzione di Yushenko mutuato un anno fa da quelli del comitato ViviSarpi. Quelli che dicono che dei cinesi non ne possono più, di loro e dei loro carrelli e carrellini, dei furgoni in doppia fila, delle pile di scatoloni in mezzo alla strada, dei parrucchieri aperti di domenica e del business onnivoro dei grossisti con gli occhi a mandorla. Italia-Cina a Sarpitown. Due comunità che più diverse non si può. Contrapposte eppure mischiate, se non altro, più che altro, fisicamente. Anche oggi che la violenza è scoppiata, anche oggi che «il bubbone è scoppiato, perché prima o poi doveva scoppiare», ragiona il consigliere comunale di An Stefano Di Martino. Uno che si definisce «amico dei cinesi», che dice «ho fatto da padrino a un sacco di bambini in questa comunità e sono venuto qui per evitare che ci scappi il morto». Italiani-cinesi, anno 2007. Il confronto. I cinesi che la fanno da padroni, e la loro economia, e il lavoro da muli, e gli spazi commerciali cannibalizzati a colpi di milioni di euro. Gli italiani che ci abitano e continuano - sì, continuano - a venirci a abitare, perché - come dicono gli agenti immobiliari della zona - «qui sei in centro ma con prezzi non da centro». Però si lamentano. Perché sei in centro, però ci sono «loro». C’è il gigantesco mercato d’Oriente con la sua deregulation. Chi liquida in contanti - anche cinque volte il valore commerciale dell’immobile - pensa di comandare. E i milanesi vanno in sofferenza, sempre di più. «Fanno quello che vogliono», dice Patrizia Quattrone di ViviSarpi. «Adesso basta, la situazione è insostenibile». Nella ragnatela di strade che si snoda tra via Sarpi e via Bramante, tra via Giusti e via Nicolini da due mesi la tensione era lievitata a livelli altissimi. Due fronti opposti, in mezzo, i vigili sempre più inflessibili. Nel giorno delle botte e delle bottigliate questo angolo intasato di Milano sembra una piazza Tienanmen. Cinesi vigili e polizia si scontrano e gli italiani, dalle finestre o sui marciapiedi, assistono alla prima rivolta del popolo «silenzioso e lavoratore» e però «invadente». Il confronto, la piazza. S’infervora la signora Augusta Pagani, sulla sessantina, a braccetto del marito che se non lo portano via si azzuffa con due giovani cinesi: «Voi siete prepotenti - si rivolge a un gruppo di contestatori con le bandiere rosse e il megafono - . Comandate voi, non rispettate gli orari, ve ne fregate di tutto. Avete rovinato la zona». A muso duro, Linda Hu e Wu Yao Yao, 18 e 23 anni, commesse, rispondono con un «razzista». Poi aggiungono: «Però vi fanno comodo i nostri soldi eh! E perché venite a comprare la roba da noi?». E’ uno dei dibattiti che si consumano nel pomeriggio della tensione: e, in fondo, è una notizia. Il bello, o il brutto, è che italiani e cinesi non si erano mai parlati tanto come ieri. Per strada. «Siete voi che vi chiudete a riccio, che non volete integrarvi», dice Maurizio Palasciano, casa al civico 5 di via Cesariano. «E poi fate quello che volete. Sotto casa mia vivono in 15 in 50 metri, affittuari cinesi». Risponde Limin Ren, 17 anni, terzo anno all’Itc Zappa: «Forse dovremmo dialogare un po’ di più». Ecco, ci vorrebbe più dialogo. Solo che oggi, più che altro, si sono usate le mani. «Tutto è degenerato da due mesi - chiosa Zhou Xiao Bin detto Marco, ristoratore, vicepresidente associazione Cinesi a Milano - I vigili e il Comune ci hanno dichiarato guerra, multano anche le donne che trascinano il carrellino della spesa. Perché non lo fanno anche con le massaie italiane che escono dalla Standa?». Le serrande dell’antica trattoria Ottimofiore, via Bramante, si stanno alzando per la cena. Accanto c’è il ristorante cinese Jubin, quello di "Marco". Gli chef s’infilano svogliatamente dentro i due locali. Si guardano a distanza prima di attaccare con il lavoro ai fornelli. All’angolo con Paolo Sarpi i celerini risalgono sulle jeep. Domani qualcuno misurerà a che altezza è arrivato il muro che divide le due comunità così opposte e così vicine.

(13 aprile 2007)
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