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«Qui le regole valgono solo per gli stranieri»

Milano - Friday April 13th, 2007
Gli scontri di via Sarpi e la questione dei carrelli
«Qui le regole valgono solo per gli stranieri»
La «battaglia» di Chinatown vista da Vittorio Romano e Andrea Sceresini
studenti della Scuola di Giornalismo della Cattolica
che hanno realizzato il video sui carrelli pubblicato da Corriere.it.
Ecco il loro racconto ...

-  vai alla video-inchiesta

Si poteva evitare. Le barricate, le auto rovesciate e le manganellate in via Paolo Sarpi sono l’ultimo capitolo di uno scontro in atto da mesi. Da una parte i residenti italiani riuniti attorno all’associazione ViviSarpi. Gli ultimi residenti, ormai stranieri nella via che fu il cuore dell’artigianato lombardo. «Il quartiere è diventato invivibile – spiega Pierfranco Lionetto, presidente ViviSarpi -. Carrelli, pacchi e furgoni ostruiscono le strade ad ogni ora del giorno. Impossibile utilizzare i marciapiedi, impossibile anche solo passeggiare». Dall’altra parte una delle maggiori comunità straniere di Milano: i cinesi. Quindicimila persone che fanno del basso profilo il loro modo di vivere. Silenziosi per necessità, operosi come la città che li ospita. Esasperati tanto da sfogare in piazza una rabbia che covava da mesi.

All’origine del malcontento non ci sono tanto questioni politiche o dissapori con i residenti italiani. Il nodo del problema sono dei banali carrelli. Due ruote ed un’asse metallica indispensabili per trasportare le merci dai negozi ai furgoni. «I cinesi – spiega Kai Zohu Kai dal banco del suo negozio – vivono esclusivamente di commercio all’ingrosso, non vendono un paio di magliette ma una decina di scatoloni. Quando i vigili hanno cominciato a multare e sequestrare tutti i carrelli sulla base del regolamento di polizia urbana fino ad allora dimenticato, i commercianti si sono organizzati in altro modo: legando i pacchi a dei tubi, caricando il peso sulle spalle e facendo la spola tra i furgoni e i negozi». Una fatica infinita.

Quando giovedì ad una commerciante è stato impedito di utilizzare l’auto per scaricare i pacchi di abbigliamento, la rabbia e la frustrazione hanno prevalso sul basso profilo. Il resto è nelle cronache dei giornali. Quello che le cronache non potevano registrare durante gli scontri è la sensazione di impotenza e di oppressione che la comunità cinese viveva da mesi. «Le regole valgono solo per gli stranieri – denuncia un commerciante- . I carrelli italiani non vengono multati». Ma sarà tutto vero? Il Comune sta riportando l’ordine o si sta accanendo contro una delle più grandi comunità straniere di Milano?

Alcune settimane fa, in tempi non sospetti, abbiamo fatto una prova: cappello in testa e carrello in mano siamo andati a verificare con una telecamera nascosta quello che accade quando chi trasporta magliette e jeans lungo via Sarpi ha l’accento lombardo. Per quaranta minuti, abbiamo battuto i marciapiedi (guarda il filmato). Con un unico scopo: cercare di ricevere almeno una multa. Impresa che, come pronosticato, si è rivelata piuttosto dura. Non che le pattuglie fossero assenti. Tutt’altro. Durante il nostro peregrinare ne abbiamo incrociate almeno tre: prima due ghisa, al semaforo tra via Sarpi e via Bramante, poi i vigili in bicicletta, quindi una prima voltante. Tutti ci hanno visti, ma nessuno ci ha fermati. «Tranquilli – ci ha rassicurato un nostro connazionale, anch’egli armato di carrello -. Agli italiani non succede nulla. Io vengo qui tutte le settimane: mai avuto problemi». Solo la seconda volante, cui siamo praticamente andati a sbattere contro, in piena via Sarpi, è stata costretta ad accostare. «Ci spiace molto – si è scusato l’agente -. In circostanze normali chiuderemmo un occhio. Ma qui, davanti a tutti…». E con un gesto del braccio ha indicato le dozzine di commercianti orientali che con occhi stupiti e un po’ invidiosi ci osservavano corrucciati dalle vetrine. Impossibile far finta di niente, insomma: «Ci spiace veramente, ma la via è piena di telecamere – ci ha poi confidato –. Quelli lì se ne stanno nei negozi, ci spiano. Lei non se ne accorge, ma in questo momento ci stanno filmando. Per questo, siamo costretti a procedere». Costretti a procedere. Costretti ad una battaglia che ha portato in ospedale 19 persone. A Milano, in via Paolo Sarpi.

13/04/07
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