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Sabato 14 aprile 2007 00:00 Speciale Brasile - Movimenti indigeni manifestano e si organizzano in difesa del territorio

I popoli indigeni si preparano a montare un accampamento chiamato Terra Livre a Brasilia, tra i giorni 16 e 19 Aprile, per protestare contro il Progetto di Spostamento del Rio São Francisco. La protesta fa parte del “Aprile Indigeno”, periodo in cui si incrementano le mobilitazioni.

Venerdì 13 Aprile, a Paulo Alfonso (Bahia), circa 300 persone, tra indios e rappresentanti di organizzazioni e movimenti sociali delle città vicine si è realizzato un atto pubblico preparatorio in previsione delle mobilitazioni nella capitale, Brasilia.

A Paulo Alfonsdo è presente un complesso di quattro centrali idroelettriche della Compagnia di Sviluppo della Vale do Rio São Francisco (CHESF). Le centrali hanno un forte im,patto ambientale, principalmente per il popolo indigeno Pakararu, che è situato in quella regione.

Nei giorni precedenti, più di 200 indios degli Stati del Nordest (Alagoas, Sergipe, Pernambuco, Piauì, Paraiba, Rio Grande do Norte e Bahia) si sono riuniti per tutta la settimana a Terra Torè, Carnaubeira da Penha, in Pernambuco (PE), per tracciare le strategie dell’azione indigena. L’incontro è avvenuto all’interno delle terre sotto il dominio dei Pankarà ed è terminato venerdì 13 Aprile. Uno dei temi più dibattuti è stato il Progetto dello Spostamento del Rio São Francisco, per i suoi preoccupanti impatti ambientali.

L’incontro ha portato l’attenzione sul problema dell’espropriazione della Serra Negra, localizzata nel Municipio di Floresta (PE). Il luogo è una Riserva Biologica dal 1982, in conformità al decreto del 20 settembre dello stesso anno e il territorio non può essere occupato da persone. Ma i popoli Pipipã Kambiwa e Pakararu hanno in quel posto i luoghi sacri dei loro antichi rituali.

Vicino alla Serra Negra è situato uno dei tratti da cui passerà il Canale Leste del Progetto di Spostamento. I popoli indigeni pretendono di impedire la realizzazione dell’opera nei loro territori. Si sentono ignorati dal Progetto e il popolo Pipipã, circa 4mila famiglie, reclama il diritto sopra l’area che però non è stata marcata. Il popolo Kambiwa è dislocato al fianco della serra, con territorio assegnato.

Mercoledì 11 Aprile, rappresentanti dell’Instituto Brasiliano per l’Ampiente e le Risorse Naturali Rinnovabili (IBAMA) hanno convocato i capi indigeni del popolo Pipipã per avere delle spiegazioni.

I popoli indigeni sono contrari allo Spostamento e non accettano di negoziare ricompense con il governo federale. I capi indigeni dei popoli Trukà, a Cabrobò (PE), dichiarano che non permetteranno più l’entrata nelle terre indigene dell’esercito che organizza i lavori inerenti al Progetto del Governo Federale.

Nel Maranhão, gli indigeni della nazione Krahô hanno realizzato una protesta il giorno 12 Aprile contro la costruzione della Centrale Idroelettrica di Estreito. L’azione è stata realizzata nella città di Carolina durante la riunione di discussione della costruzione della centrale. Gli indios hanno anche denunciato la mancanza di politiche pubbliche nei territori indigeni dello stato.

L’Idroelettrica di Estreito, che sarà costruito sul Rio Tocantins, ai confini degli stati Maranhão e Tocantins, danneggerà direttamente circa 10mila persone che vivono da anni ai margini del fiume in entrambi gli stati.

La nazione indiegna Krahô è formata da circa 2mila indios divisi in diverse tribù collocate al sud del Maranhão e nordest de Tocantins. Le tribù promettono che le proteste contro la costruzione della Idroelettrica continueranno e altri popoli indigeni e contadini si devono unire alle proteste.

www.cimi.org.br

Vai allo Speciale Brasile: colonialismo, agroenergia e repressione

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Con Rahmat e con Emergency Sabato 14 aprile 2007 Venezia - campo San Geremia (sotto la sede regionale della RAI)dalle ore 14,00 alle ore 19,00 I gruppi dei volontari di Emergency del Veneto organizzano un presidio per richiedere la liberazione immediata di Rahmatullah Hanefi  (...)

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La Sentenza del Tribunale del Riesame che rigetta le richieste di misure cautelari nei confronti di 41 attivisti accusati di violenza e minaccia ad un corpo amministrativo e giudiziario e di eversione, è la sesta pronuncia contraria al teorema accusatorio di quella parte della  (...)

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