RASSEGNA STAMPA

fonte: Carta.org

Trento - Duemila in piazza per difendere il centro sociale Bruno

Trento - Domenica 22 aprile 2007

Mattia Pelli

Verrà ricordata come la manifestazione con il bollino rosa: partecipazione consigliata a un pubblico cosciente.
Grande successo ieri per il corteo dei centri sociali del Nordest che ha radunato a Trento circa 2 mila persone, una avvenimento storico per una città poco abituata ad accogliere iniziative di movimento tanto grandi e significative.
E l’appuntamento era dei più importanti: da Trieste, Padova, Treviso, Venezia, Marghera, Vicenza, Verona, Bologna, persino da Alessandria e da Torino sono arrivati i ragazzi dei centri sociali, che si sono mossi per difendere un’esperienza di occupazione divenuta simbolica per tutti.
Lo scorso 10 ottobre, in una palazzina del Comune abbandonata appena fuori dal casello autostradale di Trento, era nato il centro sociale occupato "Bruno", dal nome dell’orso "trentino" ucciso nell’estate del 2006 in Baviera.
A riempirlo di contenuti, di musica e iniziative, un gruppo di giovani e meno giovani, lavoratori, studenti medi e universitari che fanno capo all’area nordestina. Contro di loro il sindaco, Alberto Pacher, alla guida di un’amministrazione di centrosinistra sorda alle proposte di uno spezzone significativo della città.
Inizia una trattativa sul filo del rasoio, ma poi tutto pare andare nella direzione giusta: Pacher annuncia ai giornali che è disposto - a patto che lo stabile venga riconsegnato nelle mani dell’amministrazione - a concedere l’area ai disobbedienti.
Questi decidono di dare fiducia al sindaco, che promette: "Si tratta solo di verificare le condizioni di sicurezza dell’edificio", ma intanto i tempi, inspiegabilmente si allungano, C’è anche la proposta, fatta dal Comune, di uno spazio alla estrema periferia della città. Una provocazione, secondo gli ex occupanti.
La situazione degenera e diviene presto senza via d’uscita: a questo punto, il 21 febbraio, i Disobbedienti occupano nuovamente l’edificio.
Ma le promesse sono state infrante, la trattativa rotta: il 21 marzo "Bruno" viene sgomberato, ma non ucciso: inizia la sua vita nomade per le piazze della città e le sedi istituzionali, in un crescendo di iniziative di protesta: striscioni dal balcone del palazzo comunale, invasione pacifica della biblioteca, la scultura di un orso (regalo di Berlino a Trento) ridipinta di rosa... Fino ad arrivare, il 14 aprile, a una nuova occupazione: uno studentato di cinque piani abbandonato dall’Opera universitaria in pieno centro è diventato la nuova tana dell’orso.
E’ dà lì che i ragazzi del Bruno gestiscono l’organizzazione della manifestazione svoltasi ieri, che ha portato a Trento tutto il Nordest, in una riuscita prova di forza: "Guai a chi ci tocca" recitava lo striscione d’apertura.
Ma i bastoni tra le ruote agli occupanti del Bruno ce li ha messi ieri anche Trentitalia, che ha bloccato a Verona e a Milano i disobbedienti che cercavano di raggiungere Trento in Treno adottando la consueta pratica dell’autoriduzione.
Per rispondere a quella che è stata giudicata un vera provocazione ("Il prossimo mese - hanno gridato dai megafoni - sarà quello delle iniziative per la libertà di movimento, contro le politiche di Trenitalia") i manifestanti già arrivati a Trento hanno occupato i binari della stazione, lasciati liberi quando da Verona è arrivata la notizia della partenza dei compagni.
E’ stato, questo, l’unico momento di tensione del pomeriggio e il corteo si è poi mosso invadendo la città di colori e suoni, al grido di mille voci che scandivano lo slogan del giorno: "Trento libera".
"E’ stata una vera liberazione della città, dalla mafietta, dalle politiche di piccolo cabotaggio", spiega Federico Zappini, uno dei portavoce del centro sociale cittadino.
"Il ’Bruno’ - ha spiegato Max Gallob, del ’Pedro’ di Padova - è il gioiello di questa città, l’unico che non se ne è ancora accorto è il sindaco".
Quando il lungo serpentone è arrivato davanti alla sede del Comune, in via Belenzani, ognuno aveva già pronti i suoi bollini rosa adesivi, consegnati a tutti i manifestanti dagli organizzatori.
E’ così le mura e le porte di palazzo Thun si sono tinte di rosa, simbolo della resistenza del "Bruno", manifestazione di una strana malattia, contagiosa e allegra: la voglia di partecipare, e di farlo a modo proprio, senza dover rendere conto a nessuno, men che meno alle istituzioni.
Una prova di forza, quella di ieri, che deve far riflettere il sindaco: il "Bruno" non è solo. E il vero dato politico della manifestazione è che - nonostante la paura abbia fatto chiudere le serrande a molti bottegai - per l’80 per cento il corteo era composto da trentini.
La città dunque, ha risposto con i fatti: anche Trento vuole il suo centro sociale.

Carta.org

[ Torna su ]
Ricerca per argomento:
Ricerca libera:
Ricerca geografica:

Sito realizzato da HCE web design - Gestione server e servizi di rete globalproject experimental networks

Tutti i materiali presenti sul sito sono distribuiti sotto licenza Creative Commons

» login «