Riempiono di bollini adesivi rosa il portone del palazzo municipale al grido di Trento libera. Rosa, il colore del centro sociale Bruno di Trento, il colore simbolo della libertà di espressione e di aggregazione da Copenhagen, a Trento, a Salerno, a Bologna... In duemila manifestano per le vie della città, in difesa degli spazi sociali, in solidarietà al centro sociale fatto sgomberare dal sindaco diessino, Alberto Pacher. Una giornata radiosa di sole, quella di ieri pomeriggio, un corteo gioioso e multicolore, con presenze da Alessandria, Bologna, da Rimini, dai centri sociali del nordest e, appunto, di tanti trentini. «Guai a chi ci tocca» lo striscione-slogan che caratterizza la manifestazione. Inizia sotto brutti auspici il pomeriggio: treno dal nord-ovest bloccato a Milano, treno da Bologna fermato, treno dal nord-est stoppato a Verona. Mentre gli attivisti del Tpo di Bologna riescono a contrattare la ripartenza, quelli di Milano sono lasciati a piedi. Resta il problema di Verona: ci pensano diverse centinaia di manifestanti che alla stazione di Trento, punto di ritrovo del corteo, invadono i binari improvvisando un sit-in. Se ne vanno dopo mezz’ora, quando viene «rilasciato» il convoglio da Verona. Sotto il municipio, i manifestanti sostano a lungo al ritmo del sound system per protestare contro le politiche ottuse e repressive dell’amministrazione. «Per noi ragazzi delle vallate trentine un centro sociale è un punto di riferimento importante: abbiamo bisogno di spazi di aggregazione, dove poter esprimere la cultura, la solidarietà verso i migranti, verso i precari, verso i senzatetto, dove poter costruire lotte per un presente migliore», dice Rocco, uno studente di 17 anni arrivato con decine di amici da Dro (3.500 abitanti).
Stefano Ischia