Quello che avete di fronte oggi è il Paz, un centro sociale, la zona permanentemente autonoma, noi siamo quelli su cui è stato detto di tutto e fatto di tutto. Ricordiamo semplicemente gli attacchi di bande neo fasciste, il lancio delle bottiglie incendiarie, le scritte xenofobe e razziste, l’attacco alle auto parcheggiate nei pressi del laboratorio.
Non ultimo, la mozione sulla “legalità” presentata da parte del consigliere Dau che ricalca il volantino di un gruppo che non riconosciamo come interlocutore politico perché legato alla galassia dell’estrema destra nazifascista. Una mozione sulla legalità che colpisce il Paz, come fosse il problema primario della città, quando, in realtà, è una struttura che prima avete dimenticato ed abbandonato per anni, come amministratori, e che noi invece abbiamo valorizzato restituendolo alla città.
In questi due anni è mezzo di autodeterminazione , in cui abbiamo sostenuto delle spese a nostro carico per rendere la vecchia scuolina di via Montevecchio abitabile, vivibile, accogliente, abbiamo intrecciato rapporti e sviluppato ciò che chiamiamo “democrazia dal basso”, e cioè stare nelle e con la lotta dei comitati territoriali in difesa dell’ambiente, tessendo rapporti moltitudinari, esprimendo solidarietà verso i migranti, verso i precari, verso i senzatetto, è stato e lo sarà sempre un luogo dove poter costruire lotte per un presente migliore.
Occupare non è un reato, perché, inteso in questi termini, non è nulla di fronte alla vostra illegalità: che lascia approvare da un lato un piano rifiuti che giustifica e promuove l’ampliamento di un inceneritore e dall’altro si caratterizza per il servilismo più becero verso gli speculatori edilizi; che le nostre ultime zone verdi vengano devastate e sommerse ancora da altro cemento e che il mare sia una fogna a cielo aperto; che venga approvato un progetto, come quello del TRC, che è tutto meno che una metropolitana; che invece di creare una città includente e antirazzista, si alimenta l’intolleranza di matrice nazi-leghista spazzando via i mercatini dell’Est e rendendo sempre più precaria la situazione di tanti migranti, ed in particolar modo dei fratelli senegalesi - via Dati e via Sacramora insegnano - forse perché la caccia al venditore ambulante si avvicina, così come l’estate, ed è bene riproporre fin da subito il solito capro espiatorio, che nasconde il lavoro nero e la crisi del turismo.
Per tutte queste ragioni oggi siamo qui, con un azione pacifica ma radicale, per dire che le vostre finte trattative e la vostra volontà di sgomberare il Laboratorio Paz non fermerà il nostro agire. Siamo, come soggettività autonoma, parte delle lotte moltitudinarie di questi territori, parte attiva di una politica che nasce in basso e a sinistra.
Potete sgomberare una struttura, ma non sgombererete mai un pensiero ed un metodo, quello contraddistinto dalla democrazia, una democrazia che voi non rappresentate, una democrazia tumultuosa, capace di incontrare le persone e i loro bisogni, ma soprattutto, capace di sviluppare percorsi in difesa dei beni comuni. Se oggi il Laboratorio Sociale Paz viene sgomberato, allora il Laboratorio sociale Paz sarà dappertutto in questa città.
Uno tentativo di sgombero non elimina un centro sociale: lo rafforza solamente. Tra i cittadini che lottano per difendere il territorio e quelli che soffrono e faticano per la precarietà, tra quelli che rifiutano la guerra e quelli che si spendono per le diversità, siano esse culturali, religiose, sessuali. Il Laboratorio Paz sarà per tutti e tutti saranno per il Paz.
Lunga vita ai centri sociali!
Lab. Paz sotto sgombero