Lunedì 23 aprile Francesco Brancaccio, detto Copertina, raggiunge il suo paesino di provenienza, Oriolo, in provincia di Cosenza. Martedì 24 mattina i carabinieri gli piombano in casa: è convocato dal comando generale dell’Arma della provincia cosentina.
Ieri, 26 aprile, Francesco raggiunge il comando e gli viene notificato l’avviso orale dell’Articolo 1, formalmente l’ammonimento (una sorta di diffida) che rende possibile l’applicazione delle misure di prevenzione (legge Scelba del ’56; rivista da Cossiga nell’88). L’ammonimento riguarda lo stile di vita e le frequentazioni di Francesco. Nonostante Francesco non sia mai stato condannato, viene riconosciuto, per la quantità di denunce e per le frequentazioni politiche, figura socialmente pericolosa.
Dunque un’intimidazione, per neutralizzare Francesco e la sua voglia di lottare. Un’intimidazione che già in passato aveva colpito diversi attivisti del Nord-est.
In perfetta continuità con il governo Berlusconi i procedimenti amministrativi colpiscono quasi più duramente di quelli giudiziari. Alla discrezione dei poteri di polizia viene rimessa la capacità di chiudere nell’angolo il conflitto e le forme di vita autonome. Gli attivisti rilanciano: "Resisteremo un minuto in più di loro!"
Cronaca:
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