La follia dilaga - L’iniziativa del comune e del consiglio di zona 6 è solo l’ultima "trovata" rispetto al problema sostanze.
Il presidente del Consiglio di Zona 6 del Comune di Milano Massimo Girtanner e l’assessore alla salute Carla De Albertis hanno presentato ieri 7 maggio 2007 una delle proposte più aberranti mai formulate in materia di prevenzione delle tossicodipendenze: una sorta di test "fai da te" per il controllo delle urine, che sarà distribuito inizialmente alle famiglie residenti in Zona 6 con figli di età compresa tra i 13 e i 16 anni.
Quale utilità ha questo test? Certamente non lo scopo prefisso dalla campagna "parliamone in famiglia", poiché inevitabilmente l’unico effetto sarà innalzare barriere e incomprensioni tra genitori e figli. La famiglia che ha reali problemi non ha bisogno di un test delle urine, ma di un supporto che dia tutte le informazioni e l’aiuto necessario a seconda del problema che deve affrontare: non tutti gli effetti delle droghe sono uguali, non tutte le dipendenze sono uguali, come non sono uguali le problematiche di ogni singolo individuo. Inoltre, non sono chiari i margini d’errore del test, ne i parametri di cui tiene conto: chi fornirà alle famiglie gli strumenti utili ad interpretare i risultati e quindi formulare un intervento efficace?
L’uso di questi test rischia di trasformare i genitori in "educatori carcerieri" a discapito del loro ruolo educativo, mettendo in secondo piano le strutture pubbliche e del privato sociale come i centri d’ascolto, le unità mobili, i drop in, i centri di prima accoglienza, i SERT, i servizi di informazione e di confronto, gia sviliti e assenti quasi del tutto a Milano. E questo problema emerge anche dalle dichiarazioni di appartenenti alla maggioranza stessa in Consiglio Comunale.
Altre domande sorgono spontanee: chi ci guadagna? Non è un caso che a sponsorizzare il progetto vi sia un cartello composto principalmente da associazioni di produttori e distributori di farmaci, e non istituzioni pubbliche e private che si occupano di dipendenze. Si presume infatti che non ci si accontenterà di effettuare solo un controllo, costringendo così le famiglie ad acquistare più volte il kit. Chi lo produce quindi? Chi lo commercia? Naturalmente, gli stessi paladini della lotta alla droga che finanziano l’iniziativa del presidente Girtanner.
Si assiste ancora una volta all’utilizzo di sistemi propagandistici per affrontare problemi e tematiche che richiedono invece la massima professionalità e competenza. E ancora una volta a prendere parola riguardo sostanze e dipendenze è un personaggio come Massimo Girtanner, già promotore dalla campgna "non è mai leggera", che solo pochi mesi fa è stato in grado di affermare pubblicamente che "la marijuana ha provocato 50.000 morti", dimostrando la sua completa ignoranza in materia.
I compiti educativi dei genitori si perfezionano e si esplicano nella costruzione di un " legame " con il figlio: di una relazione significativa che dia spazio all’autorevolezza e abbandoni il concetto di autorità. Il test è chiaramente un atto autoritario perché elimina alla base il rapporto di fiducia che dovrebbe essere sempre presente nei confronti del figlio.
Oltretutto fare un test che risulta negativo distrugge il rapporto con i figli.
Si confezionano kit per migliaia di famiglie e si sventolano ideologie giocando con la crescita e la formazione dei ragazzi, mentre le politiche di informazione e prevenzione concreta vengono marginalizzate, sul territorio così come nelle scuole. L’aggregazione giovanile diventa sempre più una questione di business e "milano da bere", sono carenti i servizi per i giovani tanto quanto gli spazi gratuiti e pubblici a loro dedicati. Ma adesso c’è il kit e finalmente le famiglie ’possono stare tranquille’.
Invitiamo tutti a raggiungerci giovedì alle 18 in Piazza della Scala durante il consiglio comunale per dare vita ad un iniziativa ricca di informazioni e proposte.
Non è sempre pesante – L’ora proibita
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fonte :
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link :
Speciale Kit "antidroga" alle famiglie
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