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Domenica 27 maggio 2007 07:25 Colombia: paramilitari e oligarchie dell’Impero

Le formazioni paramilitari stanno attraversando un processo di ridefinizione politica.
Il processo farsa di negoziazione con le formazioni paramilitari delle AUC, dopo aver sollevato forti critiche sia nazionali che internazionali, ha costretto il governo colombiano a rivedere parte della legislazione prevista all’interno della cosiddetta “ley de justicia y paz”, cornice legale del processo di negoziazione. L’inasprimento dei giudizi della magistratura nazionale, la revisione della legge da parte della Corte Costituzionale, la posizione del governo statunitense che chiede l’estradizione dei capi paramilitari coinvolti nel narcotraffico e le forti critiche mosse dai difesori dei diritti umani colombiani e da organizzazioni del calibro di Amnesty International e dello stesso Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, hanno portato all’applicazione di misure più forti del previsto nei confronti dei capi paramilitari che si sono consegnati alla legge e sottoposti al processo. Questi cambiamenti hanno provocato e stanno provocando una serie di reazioni, probabilmente impreviste da parte del presidente Uribe, che con tutta probabilità pensava di riuscire a cancellare le aberrazioni prodotte dalle Autodefensas Unidas de Colombia, con un semplice colpo di spugna e una stretta di mano. La manovra uribista è sicuramente parte della tradizione storica delle oligarchie colombiane e delle loro forme di gestione del potere. In Colombia si parla spesso dei “caciques” locali, intendendo con questo termine una forma di amministrazione del potere che si basa sulla direzione verticistica del signorotto di turno, che gestisce a piacimento le risorse in suo possesso, includendo quelle umane, proprio come facevano gli spagnoli durante il periodo della colonia con le popolazioni indigene ed afrodiscendenti. Uribe incontrandosi di fronte all’impossibilità di liquidare il fenomeno paramilitare senza intaccare realmente gli interessi di questi ultimi, si è visto costretto ad accettare almeno formalmente alcune delle imposizioni della comunità internazionale, del diritto interno colombiano e delle decisioni dei vicini del nord, riducendo in parte le garanzie di impunità per i capi paramilitari già coinvolti nel processo. Il problema è che le cose sono cambiate nell’arco degli ultimi 500 anni e le attuali riconfigurazioni economiche e politiche dell’assetto internazionale, favoriscono la nascita di nuovi gruppi di potere, il loro rafforzamento e la loro progressiva indipendenza rispetto ai loro stessi vecchi padroni. I paramilitari in Colombia sono nati prima come una costruzione dello Stato secondo la strategia della guerra sporca al nemico interno (la guerriglia), poi successivamente con la nascita del fenomeno del paramilitarismo moderno che inizia approsimativamente negli anni ’80, ma ha radici già nella “guerra degli smeraldi” degli anni’70, la nuova generazione delle formazioni paramilitari nasce come braccio armato del narcotraffico, delle oligarchie locali e delle compagnie transnazionali, nella maggioranza dei casi operando anche in funzione controinsurgente e per tanto con il beneplacito e spesso la collaborazione diretta delle forse armate e di polizia colombiane. Oggi i comandanti delle AUC non ci stanno ad uscire di scena senza colpo ferire, perché divenuti scomodi per l’establishment di potere governativo e per le oligarchie del paese. Queste formazioni negli ultimi 15 anni sono state in grado di costruire e rafforzare un controllo politico diretto in vaste zone del paese, mediante lo sterminio fisico di qualsiasi opposizione, mentre allo stesso tempo hanno messo in piedi un verio e proprio impero economico basato sul narcotraffico. La parabola del paramilitarismo in Colombia ricorda la nascita e l’evoluzione della rete di Al Quaeda di Osama Bin Laden: in un primo momento appoggiata, addestrata e finanziata, successivamente combattuta come una minaccia alla riconfigurazione dell’ordine politico globale. Nonostate le Autodefensans Unidas de Colombia formalmente non esistano più, la maggioranza dei loro comandanti continuano ad impartire ordini dalla carcere in cui sono reclusi e gli ufficiali intermedi li hanno sostituiti, costituendo nuove formazioni come nel caso delle Aguilas Negras, già operanti da tempo in varie zone del paese. Si può tranquillamente iniziare a parlare di una nuova fase del paramilitarismo in Colombia, dove questi gruppi hanno sostanzialmente raggiunto una forte indipendenza economica, politica e militare, rispetto ai loro vecchi padroni. Ciò non significa che non continueranno ad operare al soldo delle compagnie transnazionali o delle oligarchie locali, quanto piuttosto che ormai sono nella posizione di rivendicare una forte independenza. Pertanto lo scandalo della parapolitica, iniziato dopo le dichiarazioni di vari comandanti, va letto sicuramente in parte come una lotta di potere tra queste formazioni e i loro vecchi padroni. I paramilitari colombiani sono a pieno titolo parte dell’oligarchia imperiale, come esponenti di un nuovo potere mafioso, in grado di esercitare controllo economico su vaste reti internazionali di narcotraffico e riciclaggio, un controllo politico diretto su ampie zone del territorio colombiano e una forza militare non trascurabile composta da migliaia di miliziani addestrati ed armati.

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