Più di 200.000 persone hanno marciato pacificamente per le vie di Bogota per difendere l’istruzione pubblica.
La moltitudinaria manifestazione del 30 maggio nella capitale colombiana ha contato con la presenza di studenti professori, lavoratori della scuola pubblica, famiglie, sindacati di tutte le categorie e partiti politici solidali con
le ragioni della protesta. Sono arrivati professori da tutto il paese che già da giorni stavano marciando dalle zone più remote della Colombia per darsi appuntamento a Bogota e ribadire con forza la propria opposizione al Piano Nazionale di Sviluppo ed ai tagli previsti alla "ley de transferencias" che produrebbero di fatto la privatizzazione dell’educazione pubblica. Ci sono state 7 marce che alla fine hanno confluito in una Plaza Bolivar straripante di manifestanti e colori e ultramilitarizzata dalla polizia antisommossa ESMAD. Ci sono stati solo alcuni momenti di tensione tra polizia e manifestanti, quando la ESMAD ha attaccato in due occasioni le marce degli studenti superiori, che tuttavia non si sono lasciati disperdere ed hanno comunque raggiunto Plaza Bolivar. Il traffico di Bogota è rimasto paralizzato quasi tutto il giorno, almeno fino alle 8 di sera, quando l’ultima marcia, quella dei collegi notturni, ha raggiunto con una fiaccolata Plaza Bolivar. Ci sono state manifestazioni, marce e blocchi in moltissime altre città del paese, per la più grande mobilitazione che si sia vista in Colombia negli ultimi anni. Gli studenti dell’Università Nazionale hanno deciso di tornare nel campus poco dopo aver raggiunto Plaza Bolivar, per evitare una possibile azione delle forze dell’ordine e lo sgombero delle occupazioni. Il clima all’interno della "Nacional" è determinato, ma teso, dato che la polizia continua a circolare intorno alle strutture universitarie e che già l’Università Pedagogica è stata sgomberata il 29. In ogni caso continua il blocco delle lezioni e delle attività accademiche e scolastiche in circa 120 collegi pubblici delle capitale colombiana, oltre che all’Università Nazionale ed all’Università Distrittale. Non si chiede solo la revisione delle misure ultraliberiste decise dal governo, ma anche
la rinuncia del Presidente Uribe, sempre più colpito dallo scandalo della parapolitica e da un progressivo isolamento internazionale.