Sabato 2 giugno un gruppo di attivisti, in occasione della Festa della Repubblica e approfittando della presenza di pubblico in Piazza Bra per una tappa del giro d’Italia, ha contestato la celebrazione ufficiale di questa giornata.
Studenti, precari e migranti del collettivo Metropolis e del Coordinamento migranti hanno ricordato che oggi, mentre in alcune città le autorità festeggiano i militari in parate, in Afghanistan e in altre parti del mondo, ma anche nello stesso Occidente, bambini, donne, uomini continuano a subire gli effetti devastanti della guerra globale permanente.
Un enorme striscione con scritto “stop global war” è stato fatto calare dall’arena, mentre sotto, in piazza bra, striscioni, volantini, immagini della guerra, rappresentazioni del teatro dell’oppresso e interventi riportavano un po’ di cruda realtà, ma anche la spinta a dire basta guerra, tra la gente.
Con quest’iniziativa si è voluto anche ricordare che il 9 giugno a Roma arriverà il signor Bush. La sua visita va preparata dal basso. Per fargli sapere che non è ospite gradito. E per far sapere ai rappresentanti del governo Prodi che lo accoglieranno che nel paese reale il no alla guerra è ancora senza se e senza ma.
Testo del volantino.
LA GUERRA NON E’ UNA MISSIONE DI PACE - LE FORZE ARMATE NON FANNO SOLO SFILATE
Oggi, 2 giugno, è festa della repubblica. Ci si aspetterebbe che nelle piazze venisse celebrata la vittoria della repubblica e i suoi valori fondanti, tra i quali il ripudio della guerra.
Ma nelle piazze d’Italia si festeggiano le forze armate. Il governo italiano è protagonista, con gli U.S.A e altri governi della Nato, di una guerra globale e permanente che sta sconvolgendo il mondo. Guerra spacciata ora come guerra preventiva contro il terrorismo, ora come missione di pace, ora come operazione di esportazione di democrazia.
Su questa scelta, che porta morte, distruzione ed insicurezza globale, centro-sinistra e centro-destra si trovano d’accordo.
Nell’ultima finanziaria il governo ha aumentato le spese militari del 13% e si è impegnato nel progetto statunitense per la costruzione degli F 35, cacciabombardieri di ultima generazione, dal costo vergognoso di miliardi di euro. Soldi prelevati dalle tasche dei contribuenti e sottratti alla sanità, alla scuola e altri impieghi di maggiore rilevanza sociale.
Vicino alla nostra città, a Vicenza, una intera comunità sta lottando da mesi contro la costruzione della più grande base militare statunitense d’Europa. Giovani, anziani, uomini, donne e bambini si oppongono in tutti modi alla consegna del loro territorio, del loro bene comune, del loro futuro alla guerra. Anche su questa scelta scellerata il governo di centro-sinistra ed il comune di centro-destra sono d’accordo.
L’operatore Rahmatullah Hanefi di Emergency, associazione italiana indipendente e neutrale che offre assistenza medico-chirurgica gratuita alle vittime civili delle guerre, è ancora sequestrato dal governo dell’Afghanistan dopo aver contribuito alla liberazione del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo, mentre le bombe della Nato colpiscono quotidianamente vittime civili.
Queste vittime civili sono sempre più spesso anche bambini che hanno un nome, un cognome, una età, dei sogni e che i nostri telegiornali chiamano “effetti collaterali” prodotti da “armi intelligenti”. Censurare l’immagine delle vittime non è un atto di pietà ma una copertura dell’ideologia dominante della guerra giusta. La violenza deve essere esercitata, ma non può essere mostrata. La sua esibizione genera disgusto, repulsione, ribellione.
Noi, oggi, vogliamo mostrarvi le immagini di questi bambini. Immagini che la “guerra intelligente” vorrebbe totalmente cancellare e che sono esibizione della sua stessa violenza, lo specchio che riflette la sua mostruosità, che rivela all’opinione pubblica l’effetto devastante dell’esportazione della “democrazia” e delle “missioni di pace”.
Il presidente USA Bush sarà in Italia il prossimo 9 giugno subito dopo il vertice del G8 in Germania per incontrare Romano Prodi e papa Ratzinger, un incontro tra governi che promuovono la guerra globale permanente.
Sabato 9 giugno, tutte e tutti a Roma, NO BUSH – NO PRODI - NO WAR DAY, per dire basta alla guerra. Appuntamento ore 15.00 Piazza Esedra.
Collettivo metropolis