SMASH BUSH STOP THE WAR: MANIFESTIAMO LA NOSTRA INDIGNAZIONE!
Nell’era della guerra permanente stiamo affrontando un momento di transizione che dall’unilateralismo conduce alla gestione multilaterale delle politiche di guerra. Questa, attraversando la crisi del bushismo, garantisce la continuità del “nuovo ordine mondiale”; già in un recente passato avevamo conosciuto la cosiddetta “guerra umanitaria” (do you remember ex-Jugoslavia ?). Dal peace-keeping al peace-enforcement uno solo è il concetto: continuare la guerra con gli stessi mezzi, ma con altre parole. Meccanismi subdoli e sottili di cui hanno bisogno i vari non-violenti e pacifisti del governo Prodi per giustificare le loro “missioni di pace”.
In queste settimane la situazione afghana mostra il suo vero volto: quello di una vera e propria guerra, fatta di bombardamenti, carneficine, attentati e violenze indiscriminate sui civili. Una guerra che, come richiesto da Bush, oggi ha bisogno di un maggior impegno militare anche da parte italiana: mezzi militari d’attacco aerei e terresti, più un aumento delle truppe. Non contento il governo Prodi riceve il Presidente statunitense il 9 giugno a Roma, legittimando un criminale di guerra sempre più in declino, non solo a livello globale, ma anche negli stessi Stati Uniti.
Nei giorni precedenti i movimenti europei assedieranno il G8 di Rostock contestando l’illeggittimità di quell’ambito decisionale. Blocchi e scioperi metropolitani caratterizzeranno la mobilitazione in Germania: da Rostock a Roma questa è l’Europa che vogliamo, quella dei conflitti e delle riappropriazioni.
Il 9 giugno deve essere la giornata dell’indignazione e del rifiuto della guerra, una giornata di sottrazione al comando, di insubordinazione, incompatibile con i meccanismi della mediazione dei partiti e sindacati. Quel giorno vogliamo che Roma sia una “città aperta” ai movimenti, i veri protagonisti della giornata: sarà Bush l’indesiderato e con lui chi legittima la sua presenza e le politiche di guerra!
La manifestazione sarà l’espressione di tutti i conflitti che hanno attraversato l’Italia negli ultimi anni, contro la precarietà e per i beni comuni, contro i cpt , per la libertà di movimento e contro ogni proibizionismo: il corpo vivo del nostro paese deve riprendersi agibilità e spazi manifestando la sua opposizione alla guerra globale permanente.
Per questo riteniamo necessario che il corteo attraversi il centro di Roma, che lambisca i palazzi del potere, perché la contestazione alla guerra arrivi fin sotto il governo, non accetteremo divieti o zone rosse perché vogliamo riprenderci la nostra capacità di decidere.
Pensiamo e pratichiamo l’università come spazio pubblico, di critica e condivisione, diamo vita a percorsi di autogestione e autoformazione, forme di democrazia dal basso che si oppongono all’ideologia della guerra come unica gestione della politica internazionale. L’università istituzionale è complice della produzione di guerra, l’università dell’autoriforma crea invece nuovi saperi, nuovi campi di ricerca e nuove pratiche di conflitto ed questa è l’università che il 9 giugno sarà in piazza !
MANIFESTIAMO LA NOSTRA INDIGNAZIONE !
Rete per l’Autoformazione_Uniriot Roma