Auditorium, scatta l’imboscata a Prodi
TRENTO. Un’imboscata al premier in piena regola. Una trentina di militanti del comitato “No Dal Molin”, contrari all’allargamento della base Nato di Vicenza, sono riusciti ad entrare all’Auditorium Santa Chiara contestando Romano Prodi al grido di “Governo vergogna, Vicenza non è in vendita”. Il premier, che aveva iniziato il suo intervento da un paio di minuti, è rimasto impassibile di fronte alle bandiere bianche, ai fischi.
A disinnescare la situazione ci ha pensato il direttore del Sole 24 Ore, De Bortoli, che ha fatto salire sul palco la “pasionaria” dei contestatori, Cinzia Bottene.
«Su, stringa la mano al presidente» l’ha incitata de Bortoli. La Bottene, giacca verde oliva e jeans, lo ha fatto senza entusiasmo. Ricambiata dalla medesima freddezza. Poi si è rivolta direttamente a Prodi: «Da un anno a Vicenza si sta lottando perché non venga costruita una base vicina al centro storico a 15 metri dalle case e a 1.400 metri dalla Basilica Palladiana. E’ una vergogna che la città non venga sentita dal governo. Non c’è stato neanche permesso un referendum. Mi dispiace presidente perché io l’ho votata sulla base di un programma che escludeva le servitù militari e proponeva la democrazia partecipata».
Allo scadere del minuto concessole, mentre il resto della platea scandiva a gran voce «fuori, fuori», De Bortoli ha invitato la Bottene a lasciare il palco. Il premier, che era rimasto impassibile durante l’intervento della giovane contestatrice, è quindi tornato alla sua lezione come se nulla fosse. Riprendendo il discorso dal punto esatto in cui era stato interrotto, senza replicare alle contestazioni. Gli autori del blitz a quel punto si alzavano e lasciavano l’Auditorium.
La lectio del professor Prodi ed il vivace dibattito che ne è seguito si concludevano poco prima delle 14, con in sottofondo per tutta la loro durata una lugubre sirena e il frastuono delle padelle percosse dai contestatori. La risposta, indiretta, alla manifestazione arrivava al termine, per bocca dello stesso premier: «Sulla base di Vicenza il governo ha già preso una decisione. Ora il discorso riguarda soprattutto e solo l’aspetto urbanistico, sul quale anche le autorità locali sono chiamate ad avere un ruolo. Ma dal punto di vista del Paese, ripeto, la decisione è stata presa, e la manteniamo».
Subito dopo il presidente del Consiglio ha lasciato in auto l’Auditorium. Le auto della scorta sono state protette da due cordoni di poliziotti e carabinieri che hanno fatto scudo all’uscita del premier contenendo le due ali di folla di manifestanti, in tutto un centinaio, che avevano bloccato il cancello. Rumorosa anche la protesta di un secondo gruppo di manifestanti, posti sull’altro lato del complesso, dal quale il direttore del Sole Ferruccio De Bortoli si è allontanato a piedi: per lui solo qualche applauso ironico.
Prodi e Dellai si rincontravano poco dopo al ristorante Ai Vicoli, proprio dietro piazza Duomo. Al tavolo la moglie del premier Flavia Franzoni, il portavoce Silvio Sircana, Innocenzo Cipolletta, Gino e Francesca Lunelli, l’assessore Salvatori: filetto di manzo “seerlad”, cruditè di verdure, fragole fresche. Pranzo leggero, la giornata era già stata abbastanza pesante.
«Prodi mi ha salutato livido in volto e a denti stretti»
TRENTO. «Presidente io vi ho votato e voi mi avete tradito». Cinzia Bottene casalinga cinquantenne di Vicenza non se l’è lasciato ripetere due volte. Quando Ferruccio De Bortoli ha invitato un rappresentante del movimento «No Dal Molin» a spiegare le ragioni della protesta, è salita sul palco immediatamente: «Noi siamo riusciti a far sentire la voce di Vicenza, ma Prodi non ha avuto nessun rispetto per noi», dice nervosamente la pasionaria, capelli rossicci, giacca chiara e jeans, all’uscita dell’auditorium, mentre fuma nervosamente.
«Quando sono salita sul palco - continua - ho dato la mano a Prodi come si fa tra persone civili, ma lui era livido, mi ha risposto a denti stretti e nemmeno mi ha guardata in faccia. Poi, quando ho finito di parlare, ha ripreso il suo intervento come se nulla fosse accaduto. Non ci ha degnato di una risposta. Ma Vicenza vuol essere ascoltata. Noi li abbiamo votati sulla base di un programma che loro non stanno rispettando». Cinzia è diventata la Giovanna d’Arco del movimento No Dal Molin: «Sono una portavoce per caso». E’ andata perfino negli Stati Uniti per studiare a fondo il progetto della base americana e per parlare con parlamentari Usa. A chi all’interno dell’auditorium non ha capito e l’invitava ad uscire dice: «Noi non protestiamo solo per Vicenza. Protestiamo per tutta l’Italia. La base non è che non la vogliamo da noi. Non la vogliamo in Italia. E’ una base d’attacco, di guerra. Per questo la sua costruzione riguarda tutti noi e gli indirizzi di politica internazionale del nostro paese. Tra di noi c’è gente di ogni tipo per questo motivo».