Vi proponiamo il testo delle riflessioni sulle giornate di Rostock di Marcello Tarì, Uninomade/Claims (GP).
Qui in formato audio
Il successo dei blocchi è dovuto all’intelligenza del movimento, in particolare, al recupero di alcune pratiche di lotta. Quella più importante, che proveniva da questa che si chiama "castor", quella che fermava man mano i convogli ferroviari che trasportavano scorie nucleari.
Molte delle tattiche che sono state utilizzate in questi giorni per penetrare attraverso i controlli della polizia e sostanzialmente disattivarli, provengono da questa esperienza.
Questo è un dato importante. La memoria del movimento non è una cosa morta, non è qualcosa che sta nei libri di storia, ma è qualcosa che continuamente viene reinterpretata e reinventata a seconda dei contesti in cui ci si trova.
I blocchi di questi giorni, insieme alla manifestazione del 2 giugno e insieme a quello che ancora accadrà, compongono un mosaico di movimento in continua trasformazione, interessante in ogni suo aspetto.
Da quello di conflitto radicale, espresso nella manifestazione del 2 giugno in questa forma moltitudinaria di resistenza alla repressione poliziesca, all’articolazione di tutte quante le anime che vivono in questo movimento.
Dalla "Clown army" che ha avuto un ruolo non sottovalutabile nei blocchi, a tutti quanti i gruppi che si erano raccolti nei campeggi in questi giorni che corrispondono alle varie reti europee e globali.
In realtà qui a Rostock c’è molto "global" in questo senso. Abbiamo conosciuto moltissima gente che viene da ogni parte del mondo. Si cerca di creare una sostanzialità di questo piano inclinato di movimento, inclinato nel senso che aiuta tutti quanti a scivolare verso una dimensione sempre più comune, sempre più condivisa, a livello delle pratiche e degli obiettivi.
Questo è l’altro elemento importante, e forse fondamentale, di queste giornate, quello di essere riusciti non solo a sfondare le linee della zona rossa, ma di essere riusciti a farlo ricomponendo tutte le differenze all’interno delle reti di movimento e quindi utilizzando questa ricomposizione in maniera tale da esprimere una potenza eccezionale.
Una potenza eccezionale che può, a seconda delle condizioni e dell’obiettivo, modificarsi e trascinare tutti in questa affermazione di libertà sostanziale che questa mobilitazione anti-G8 aveva come obiettivo fondamentale.
La comunità che vive nei campeggi di Rostock, di Reddelich e degli altri più piccoli, è la capacità di stare insieme, di stare insieme senza conflitti ideologici stupidi, ma di confrontarsi direttamente sulla pratica dell’obiettivo e su quella che è la maniera migliore per ottenerlo.
In realtà il G8 lo viviamo ogni giorno nelle nostre metropoli attraverso il sistema del controllo, dello sviluppo capitalismo, attraverso quella che è la condizione della guerra globale permanente.
Il G8 non è un evento, questo è quello loro, i potenti, creano, l’evento spettacolare, mediatico, in cui è anche compreso un certo livello di contestazione.
In realtà la contestazione eccede continuamente quello che è il dato della rappresentazione simbolica del potere.
In questo senso, l’indicazione che è venuta fuori dalle reti internazionali dei compagni, è quello di dire allora noi adesso vogliamo andare a provare a portare lo spirito di Rostock e di Reddelich in una delle più gradi capitali del mondo, a Berlino.
Questa è la cornice politica all’interno della quale domani sera a Berlino ci sarà una grande "Reclaim the city", un gesto di disobbedienza radicale di per sè, visto che in Germania tutte le manifestazioni sono vietate.
Links:
La battaglia di Rostock
Il "Camp", Diario di bordo#3/4
Berlino, 29.30 maggio 2007/Diario di bordo#2
Amburgo, 28.05.07/Diario di bordo#1