RASSEGNA STAMPA

fonte: Corriere.it 08/06/07

Le incognite del corteo dei duri

Domenica 10 giugno 2007
ROMA — Il pericolo può arrivare dalle frange più estreme che si muovono senza controllo. I «duri» dei centri sociali Gramigna e Askatasuna, i Carc che in giro per l’Italia hanno già dato solidarietà alle persone arrestate con l’accusa di essere i nuovi brigatisti, gli anarcoinsurrezionalisti. Sfileranno anche loro nel corteo contro il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, che domani paralizzerà il centro di Roma. Una manifestazione che non avrà il «filtro» del servizio d’ordine della Cgil, come invece era avvenuto a Vicenza quando la protesta era stata organizzata per la nuova base militare. E soprattutto la «supervisione » dei leader di Rifondazione che negli ultimi anni avevano imbrigliato il Movimento e domani resteranno invece a piazza del Popolo. Lungo le strade della capitale ci si muoverà in ordine sparso ed è proprio questo a preoccupare i responsabili della sicurezza.
I calcoli fatti alla vigilia dai funzionari del ministero dell’Interno parlano di una partecipazione di almeno 30.000 persone, che potrebbero essere addirittura 50.000. Una folla immensa guidata dai Disobbedienti, dai Cobas, da chi—come ricorda il loro leader Piero Bernocchi — «scende in piazza anche contro la politica del governo Prodi». Con la questura e la prefettura gli organizzatori hanno concordato il percorso, analizzato i «punti critici», individuato quelli che potrebbero essere i momenti più a rischio. Ma non hanno potuto prevedere le mosse di chi arriverà con l’obiettivo di «sfasciare». Piccoli gruppi che insieme possono formare un fronte compatto e violento. L’insidia per gli esperti è lo «spontaneismo » che potrebbe cominciare sin dalla mattina, quando Bush visiterà la comunità di Sant’Egidio a Trastevere.
Sarà vietato l’accesso al quartiere che di fatto verrà trasformato in una sorta di «zona rossa», e questo potrebbe spingere la protesta verso altri obiettivi statunitensi, come le sedi delle compagnie aree o le catene commerciali. Il raduno in piazza della Repubblica— la partenza del corteo è prevista per le 15 — fornirà un quadro della situazione. Ma non potrà essere sufficiente a capire le intenzioni dei manifestanti. Perché c’è il pericolo che le frange estremiste decidano di inserirsi soltanto in un secondo momento. O addirittura di deviare per un percorso alternativo.
Accadde anche nel 2004. Era giugno, la visita di Bush a Roma fu segnata da un corteo di protesta che portò in piazza più di 50.000 persone. Qualcuno cercò di sfilarsi, ma fu subito bloccato. Restarono i cori di chi inneggiava agli attentatori di Nassiriya ad alimentare la polemica, ma alla fine i responsabili della sicurezza brindarono al successo. Tra loro c’era il prefetto Achille Serra che poteva vantare il merito di aver trovato il modo di dialogare con gli organizzatori. Proprio come è avvenuto in questi giorni. E infatti è a lui che adesso Bernocchi si rivolge per convincere Trenitalia a concedere biglietti a prezzi scontati e soprattutto a non fermare i treni se ci saranno passeggeri senza biglietto. «Perché — spiega — è nelle stazioni di partenza che può cominciare la protesta con il rischio di fomentare chi è già arrivato in città». Le disposizioni per le forze dell’ordine sono di tenersi a distanza massima dai manifestanti, non rispondere ad eventuali provocazioni, «caricare» soltanto in casi di estrema necessità.Ma altrettanto chiaro è che nessuno potrà sfilare a volto coperto e che bisognerà fermare, anche con la forza, chi tenterà di «uscire» dal corteo.
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