RASSEGNA STAMPA

fonte: Il Manifesto

Bye bye Trastevere Ed è rissa tra i poli

Sabato 9 giugno 2007

Bush vedrà la comunità di Sant’Egidio all’ambasciata Berlusconi: vergogna. Prodi: è lui che discredita l’Italia

Micaela Bongi Roma

Il più originale è il nazional-alleato Altero Matteoli: George W. Bush non farà visita a Trastevere? E’ anche colpa di Tommaso Padoa Schioppa che ha «delegittimato» le Fiamme gialle. Non se la prende con Tps, anzi non se la prende proprio, la comunità di Sant’Egidio: l’incontro tra i coniugi Bush e i rappresentanti della comunità è stato spostato all’ambasciata americana? Il portavoce di Sant’Egidio Mario Marazziti commenta: «Il cambiamento di programma consentirà di avere più tempo a disposizione per parlare». Ma questo non basta a placare gli animi. Perché attorno alla vicenda la Cdl scatena un putiferio decisamente sproporzionato, alimentando la sua campagna contro la «sinistra antiamericana». E alla fine esplode anche lo scontro diretto tra Prodi e Berlusconi. Già nel governo c’era un certo nervosismo. Il Viminale non aveva preso sportivamente il ripensamento. Da giorni suggeriva alle autorità Usa di evitare il tour trasteverino: il quartiere è un dedalo di vicoli e piazza Sant’Egidio, dove risiede l’omonima comunità, e compresa tra due sole vie. E soprattutto questo alla fine è stato il motivo del forfait presidenziale. Peccato però che i piani siano stati cambiati solo all’ultimo minuto. Ad annunciare la cancellazione della tappa a Trastevere «per motivi logistici e di comodità» è il portavoce della Casa bianca, dalla Germania. Dopo qualche ora dal Viminale si fa sapere che è stato proprio il ministero degli interni a persuadere gli statunitensi che per motivi di sicurezza sarebbe stato meglio evitare la visita a Sant’Egidio e a Santa Maria in Trastevere. Per Silvio Berlusconi è comunque un’occasione ghiotta: «C’è da vergognarsi. Mi vergogno e mi addoloro, è una cosa da mettere in relazione con questa sinistra antiamericana. E’ tornata l’Italietta», sentenzia l’amico italiano di George W.
Il premier Romano Prodi interviene in prima battuta dalla conferenza stampa conclusiva del G8: «Credo che in Italia il problema venga drammatizzato, Bush è tranquillo», stempera riferendosi in generale alle contestazioni di piazza. Anzi, il professore aggiunge che lo steso presidente statunitense gli ha spiegato «che in tutti i paesi è stato accompagnato da manifestazioni di protesta». Quanto all’incontro tra Bush e Berlusconi, il premier non se ne duole: «E’ nella prassi. Io nei miei viaggi ufficiali ho sempre incontrato esponenti dell’opposizione, anzi è di mio gradimento». Non solo: l’ambasciata americana, racconta ancora Prodi, gli avrebbe chiesto un parere sull’opportunità di quell’incontro, e il premier avrebbe dato il suo assenso. Ma tanto fair play è destinato a durare solo poche ore. L’ex premier torna a inveire contro le manifestazioni: «quello della sinistra estrema è un gesto di inciviltà democratica assoluta». Poi a Berlusconi i giornalisti spiegano che se incontrerà George W. sarà solo grazie al benestare di Prodi. Tutte panzane...: «Ho saputo una cosa divertente - racconta il Cavaliere - c’è stata una riunione a Washington per organizzare la visita del presidente. I nostri rappresentanti della Guardia di finanza hanno riferito che lui a un certo punto ha detto: ma quand’è che incontro Berlusconi? Saputo dell’incontro con me, Bush ha detto: bene, tutto il resto va bene così».
Ma non è per questo che Prodi a sera cambia registro. Rientrato in Italia, il premier si trova di fronte a una polemica è incandescente: tra i tanti altri che parlano di figuraccia con gli Usa c’è Fini che definisce il governo Prodi «ridicolo». C’è Casini che chiede le dimissioni del ministro del Prc Paolo Ferrero (che comunque non andrà in piazza). Ci sono Lega e Forza Italia che chiedono un dibattito al senato (tanto per cambiare) sulla vicenda. E nel frattempo Berlusconi gioca alla «spallatina».
E così, alla fine il premier dichiara: «Apprendo, rientrando dal G8, che l’onorevole Berlusconi si sarebbe vergognato del suo paese. Io mi sono dovuto vergognare al G8 perché all’Italia è stato chiesto conto degli impegni per i paesi in via di sviluppo che lo stesso onorevole Berlusconi aveva preso e che il suo governo non ha mai mantenuto, gettando così discredito sul nostro paese».

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