RASSEGNA STAMPA

fonte: Il Manifesto 09.06.07

Il no di Trenitalia fa salire la tensione

Sabato 9 giugno 2007

L’azienda non fa nessuno sconto ai manifestanti, che stamattina potrebbero decidere azioni di forza per prendere i treni diretti a Roma. Gli organizzatori del corteo: «Irresponsabile impedire le partenze»
Carlo Lania
Roma

Un primo indizio su come andrà la giornata di oggi arriverà dalle stazioni, specie quelle del nord-est. E’ lì infatti che fin dalle prime ore di stamattina migliaia di manifestanti si affolleranno nel tentativo di prendere il treno per Roma, e non è detto che sarà un’operazione semplice. I numerosi appelli a ridurre il prezzo dei biglietti rivolti a Trenitalia dagli organizzatori della manifestazione contro Bush, si sono infatti infranti tutti contro la rigidità dell’azienda, contraria a ogni mediazione e soprattutto ad applicare sconti superiori a quello proposto del 20%. Un voler tener il punto a tutti i costi che potrebbe far alzare la tensione proprio al momento delle partenze. Perdipiù nelle ultime ventiquattro ore il Viminale, nell’impartire le direttive per la giornata alle questure, è stato chiaro: massima fermezza nei confronti del popolo no global, «chi non ha il biglietto non parte». Una posizione dettata da un’esigenza chiara: se il ministero degli Interni avesse infatti chiesto a Trenitalia sconti particolari per i no global, oggi si troverebbe poi in forte imbarazzo in caso di scontri al corteo. Quindi meglio evitare. Anche perché al Viminale prevale la convinzione che, al contrario di occasioni simili del passato, questa volta la rabbia di piccoli e isolati gruppi di antagonisti potrebbe davvero sfociare in atti di violenza.
La linea scelta da Amato è stata contestata da Sinistra critica, Cobas, centri sociali, sinistra Cgil e dalle altre organizzazioni che hanno promosso il corteo che alle 15 prenderà il via da piazza Esedra, e che fino all’ultimo hanno sperato in una soluzione della trattativa con Trenitalia. «Resta ancora da risolvere il problema dei treni e della possibilità materiale di far giungere a Roma i manifestanti», ammette in serata Salvatore Cannavò, di Sinistra critica. «Finora abbiamo coinvolto le istituzioni al massimo livello per risolvere il problema, ma continuiamo ad assistere alla sordità di Trenitalia». «Se il ministro dell’Interno e i prefetti decideranno di non far partire i treni con i manifestanti, compiranno una scelta irresponsabile», commenta invece il portavoce dei Cobas Piero Bernocchi.
Che la situazione possa degenerare è più di un semplice rischio. A Milano, Padova, Verona, Venezia, Torino, centinaia e centinaia di no global potrebbero presentarsi in stazione con in mano al massimo un biglietto collettivo, chiedendo di poter viaggiare ugualmente. Sarà il momento più difficile, visto che i controlli sono affidati alle forze dell’ordine e che non sembrano esserci margini per una possibile trattativa.
Così come un altro momento caldo potrebbe verificarsi a Bologna, snodo ferroviario nel quale confluiranno almeno 600 no global . Cosa accadrà? Seppure facendo gli scongiuri del caso, Cannavò prova a indovinare: «Se sul treno faranno salire i manifestanti in partenza da Bologna non succederà niente, altrimenti scenderanno gli altri. Ma speriamo non accada niente». Cannavò comunque sa bene che l’eco di eventuali scontri non mancherebbe di farsi sentire anche a Roma. «E’ chiaro che se dovesse arrivare notizia di incidenti non si partirebbe tranquilli, si creerebbe una tensione fastidiosa per tutti quanti, noi per primi».
La speranza è comunque quella che i nuvoloni legati a possibili problemi di ordine pubblico vengano immediatamente spazzati via dalla riuscita della manifestazione. Gli organizzatori sperano ancora di veder sfilare fino a piazza Navona centomila persone, ovviamente Trenitalia permettendo. «Sarà un corteo molto grande a pacifico, specie dopo che Bush ha rinunciato alla sua visita a Sant’Egidio», ha spiegato Andrea Alzetta, uno dei leader dei Disobbedienti romani. Per Alfonso Pecoraro Scanio, solidale sia con il corteo che il sit-in di piazza del Popolo, «è importante che le manifestazioni chiedano la fine delle guerre. Tutto questo però - ha aggiunto il ministro dell’Ambiente - deve avvenire con la massima nonviolenza e con la civiltà di cui l’Italia ha sempre dato prova»

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