SPECIALI

E il lucano si rifà brigante

Uno speciale sulla lotta della Basilicata contro la realizzazione a Scanzano Jonico del sito unico nazionale di stoccaggio delle scorie radioattive a cura di GlobalProject

Venerdì 5 dicembre 2003

Una lotta che ancora una volta nasce dagli ultimi, da una terra da secoli dimenticata, una terra di conquista in un sud sempre più sfruttato, povero e impoverito, una terra da sempre sottomessa.

Una lotta contro un pericolo nuovo quello del nucleare, che il governo, sull’onda dello strano blackout che ha colpito il paese a fine settembre, cerca di reintrodurre nel paese dopo le grandi mobilitazioni che hanno portato al referendum del 1987 che ha decretato la fine delle centrali nucleari.

Una lotta contro il decreto del 14 novembre scorso che individuava in Scanzano Jonico il sito unico nazionale di stoccaggio di 80.000 metri cubi di scorie radioattive di I e III categoria con un tempo di vita di migliaia di anni che oggi sono custodite in depositi sparsi per l’Italia con la conseguente militarizzazione del territorio e l’espropriazione delle terre.

Ma anche una lotta per un diritto antico quello alla terra che ha dato il via alla lotta di migliaia di uomini, donne, anziani e bambini attraverso forme di proteste determinate [ foto manifestazione a Scanzano Jonico 23.11.2003 ] che hanno paralizzato con blocchi stradali e ferroviari permanenti [ galleria foto ] un’intera regione e il sud d’Italia. Ed ancora picchetti ai campi adibiti al deposito delle scorie, la progettazione della diserzione fiscale, la minaccia di occupazione degli acquedotti e degli oleodotti, l’organizzazione decisa della resistenza nel caso si fosse militarizzata l’area del deposito di scorie come aveva chiesto l’ex generale Carlo Jean, Presidente della SOGIN (Società di Gestione degli Impianti Nucleari) con trascorsi nei servizi segreti, attuale Commissario con poteri amplissimi per la messa in sicurezza dei siti di deposito delle scorie nucleari.

Tutto ciò racconta di come, quando la lotta diventa per l’umanità e la sopravvivenza, salta ogni iniqua catalogazione delle forme di resistenza e ciò che conta, prima di tutto, è la loro efficacia. E questo diventa in poco tempo senso comune e patrimonio collettivo. Lo dimostra la battaglia vinta a Scanzano.

I meccanismi di autorganizzazione che si sono innescati sono stati una presa di consapevolezza delle capacità della cooperazione contro dinamiche di delega dell’organizzazione della protesta.

Attorno ai fuochi accessi, che hanno scaldato le 13 lunghe notti di resistenza, una comunità ha potuto rincontrarsi, autogestirsi, i presidi [ galleria foto ] e i blocchi sono divenuti spazi di socialità ritrovata riscoprendo la propria identità ma non per questo trasformandola in una lotta identitaria come ha dimostrato la loro capacità di costruire reti. Una presa di coscienza della possibilità dell’autogestione di una comunità con una delle agricolture intensive più produttive d’Italia, una terra che produce enorme fatturato annuo con la sua produzione zootecnica, una regione ricca di legname, gas, viti, olivi, acqua.

L’arrivo delle scorie oltre a provocare un danno ambientale, in un territorio a rischio sismico e alluvionale, sarebbe andato ad incidere sullo capacità di sviluppo di una regione che vive di agricoltura e turismo. Fra mille contraddizioni, come quelle del monopolio della distribuzione nel settore ortofrutticolo dei baroni della frutta, la piaga del caporalato, i megaimpianti turistici che devastano il territorio e producono sfruttamento, si è ribaltato per una frazione di tempo magico, la trappola secolare che attanaglia ed immobilizza uno dei tanti sud dell’impero: il ricatto salariale.

Come per l’Ilva ex Italsider di Taranto, l’inceneritore di Melfi ed i mille mostri ambientali che incancreniscono queste terre di sole e arance, probabilmente il "tiranno" pensava che, l’arrivo delle scorie avrebbe portato con sé quel tanto di denaro e posti di lavoro bastanti per cucire le bocche dei già senza voce, così non è stato anche se la vittoria di Scanzano non cancella le contraddizioni e l’incubo del nucleare. Il 4 dicembre la Camera ha approvato un decreto completamente diverso dal precedente che prevede da un lato la realizzazione di un deposito solo per le scorie di terza categoria (le più pericolose) entro il 31 dicembre del 2008; dall’altro «la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi di prima e secondo categoria avvalendosi del supporto della Sogin e attraverso un decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Altra novità significativa introdotta da An: la scelta del sito deve essere fatta d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni entro un anno. E in caso di fallimento dell’intesa sarà il presidente del Consiglio a fare la scelta defintiva.

Report a cura di Global Project

Questo speciale è stato realizzato con il contributo di:

-  Radio Sherwood

-  Aradio.it

26.11.03 scorie: a ciascuno le sue

27.11.03 "non per niente il Metapontino è la California d’Italia"

-  Monitorebrutio.net

Video "Reportage da Scanzano"

-  Pollinolabor.it

-  la redazione di RadioAttiva [ galleria foto ]

-  il campo base di Terzo Cavone [ galleria foto ]

-  il Coordinamento ScanZiamo le scorie

Aggiornamenti: http://www.noalnucleareinbasilicata.org

Approfondimenti:http://www.nuovaecologia.it

[ Torna su ]
Ricerca per argomento:
Ricerca libera:
Ricerca per redazione:

Sito realizzato da HCE web design - Gestione server e servizi di rete globalproject experimental networks

Tutti i materiali presenti sul sito sono distribuiti sotto licenza Creative Commons

» login «