"Pass the mic", passa il microfono, è una frase tipica nel mondo del rap per dire che si vuole prendere la parola. Da quest’anno sarà anche il nome di un festival itinerante e mutevole di musica hip-hop che propone Assalti Frontali in tutta Italia.
Aspettando la data di venerdì presso lo Sherwood festival a Padova vi proponiamo tre punti di vista sul mondo hip hop.
Dalle banlieu alla scena bolognese, dai contenuti politici ai compromessi, dalla censura alla possibilità di esprimersi liberamente, pensieri in libertà di chi ha voglia di parlare attraverso il rap e lasciare che questo parli, di sé, di noi, delle nostre vite, dei nostri sogni, delle nostre lotte.
"Mi ritengo un militante di un centro sociale che "usa" l’hip hop per portare fuori la propria voce". Così Fabiano del Tpo comincia a raccontarci come l’hip hop sia accessibile a chiunque, di come basti un battito di mani per poterci rappare sopra.
Ma se da un lato il rap si è evoluto sotto il profilo musicale, dall’altra i testi stanno perdendo di senso. Anche per questo al Tpo partiranno laboratori per lavorare sui contenuti delle liriche, insieme ai ragazzi più giovani.
C’è chi cambia il significato di quello che dice o accetta la censura per raggiungere il successo, ma è possibile anche fare diversamente, gli Assalti Frontali sono un esempio di come si possa restare se stessi anche confrontandosi con il grande pubblico.
Ascolta l’intervista a Fabiano del Tpo
L’hip hop è un linguaggio comune nelle realtà metropolitane perchè accessibile, non richiedendo una strumentazione particolare. Si è costituito come la voce di tutta la parte invisibile della città, cercando di parlare del quotidiano, come in Francia, dove ha voluto raccontare i soprusi nelle banlieu.
Nel 2005, durante le rivolte, è stato additato dalle istituzioni come la scintilla che ha messo fuoco alle polveri, molti cantanti sono finiti in tribunale con l’accusa di essere fomentatori di teorie anti-francesi, mentre sulla stampa sono stati accusati di essere le menti dei rivoltosi.
In realtà non fanno altro che narrare un quotidiano che già esiste e che non può essere creato artificiosamente attraverso i testi, che non sono altro che uno specchio realistico e crudo, che in altri contesti infastidisce e si vuole vedere represso. In questo clima si è fatta largo anche la censura: molti concerti sono stati vietati da comuni e prefetture dopo avere letto i testi degli artisti.
Ascolta Francesco del Tpo
Parliamo con Angio, una nuova voce dell’hip hop bolognese. La passione per la musica rap: dalla possibilità di dire quello che si pensa in maniera diretta, al fascino delle basi anche nella loro semplicità o ripetitività.
Bologna, per la sua storia, resterà sempre punto di riferimento per l’hip hop, anche ora, in un momento in cui il genere sta avendo grande popolarità. Per questo molte persone si sono avvicinate a questo tipo di musica: purtroppo molte di loro lo fanno in maniera superficiale, non conoscendone le radici,mentre molta critica parla di hip hop senza saperne la storia, anche quella più recente.
La popolarità implica compromessi con le case discografiche: poco male per chi già prima era povero di contenuti, scelta di altro tipo per chi toglie se stesso dai propri testi "...per quanto mi riguarda non mi piace rimanere zitto e sterile di fronte alla realtà che ho intorno. Quindi, quando vedo situazioni che meritano di essere denunciate, le denuncio..."
Ascolta l’intervista