COMUNICATI

Alessandria - La lettera agli inquilini

Alessandria - Martedì 25 settembre 2007

Ad ogni inquilino e inquilina dello stabile di via Palermo,

Vi scriviamo questa lettera per spiegarvi le motivazioni di questa iniziativa. Ci chiamiamo Davide e Antonio, siamo lavoratori precari. Davide ha 21 anni, è un lavoratore precario che per mesi ha lavorato in nero, ricattato e non pagato dal suo datore e solo da poco ha ottenuto un contratto per 3 mesi; Antonio ha 46 anni, vive con una borsa-lavoro del CISSACA (400 euro al mese), ha vissuto per 4 anni senza un contratto in un appartamentino in centro, senza acqua e senza gas, tre mesi fa si è trovato con la porta sfasciata e con tutti i mobili in giardino: il suo padrone di casa aveva deciso di buttarlo fuori, senza preavviso, tanto era in nero. Stiamo cercando una stabilità difficile da trovare, una sicurezza che spesso ci viene negata grazie allo sfruttamento e alla precarietà che, come tantissime altre persone, viviamo sulla nostra pelle. Oggi siamo qui, insieme al movimento di cui facciamo parte, la Rete Sociale per la Casa, perché abbiamo deciso di riaffermare quella dignità della nostra vita che troppo spesso vediamo calpestata, dignità che secondo noi nasce dalla garanzia di un diritto primario: il diritto ad avere una casa. Abbiamo quindi deciso di occupare l’appartamento vuoto al secondo piano non perché siamo “più furbi”, ma perché è il solo modo per noi due di non essere più considerati invisibili dai vari politici che gestiscono il patrimonio delle case popolari. Questa gente pensa di gestire solamente tabelle e pratiche, forse non si rendono conto che dietro ai pezzi di carta ci sono persone in carne ed ossa. Inoltre, considerando la difficoltà come singoli ad accedere al diritto alla casa con metodi tradizionali, che contemplano solo la famiglia classica e non permettono alle singole persone di unirsi per aiutarsi, considerando l’esorbitante costo di un appartamento (più le spese delle agenzie di intermediazione), abbiamo pensato di agire occupando una casa vuota, unendo le nostre forze. La Rete Sociale per la Casa da anni chiede una nuova politica abitativa che sappia rispondere ai bisogni di tutti. Le belle parole dei politici che abbiamo sentito non hanno portato a niente e oggi la situazione è ancora peggiore. Secondo noi è assurda l’idea che i nostri problemi siano le persone che vivono nelle difficoltà sociali ed economiche, secondo noi andare a colpire i migranti, i lavavetri, gli ambulanti, le prostitute come sta facendo il Governo Nazionale e il sindaco di Alessandria significa non essere capaci ad affrontare i veri problemi: la difficoltà delle persone ad arrivare a fine mese, i costi esorbitanti dei mutui, la precarietà della vita, l’ingordigia di pochi che speculano sulle necessità dei molti, i problemi abitativi. Noi non potevamo aspettare, ci hanno mentito troppe volte dicendoci che non c’erano case. A questo punto, è giusto secondo noi che quando ci sono le case vuote in cui non abita nessuno, queste vengano prese da chi ne ha bisogno. Noi la chiamiamo auto-assegnazione, significa che i diritti uno se li deve conquistare se gli vengono negati. Noi non siamo casinisti, vi promettiamo un comportamento degno di un buon vicinato. A voi non chiediamo compassione, ma comprensione. Vorremmo che capiste cosa ci porta a fare questa occupazione. La nostra condizione non è “eccezionale”, ognuno vive forme diverse di precarietà, ma uscirne significa costruire giorno dopo giorno le basi per una vita sociale per tutti più degna. Vi salutiamo; fra qualche giorno, quando avremo messo a posto tutto, vi inviteremo per un caffè.
Antonio e Davide

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