PIEVE PORTO MORONE (Pavia)
Segregati, rinchiusi a doppia mandata con una catena e due lucchetti all’ interno della comunità Casoni, di proprietà della curia diocesana di Lodi, in cui sono ospitati da tre settimane. Non c’ è pace per i venti rom sgomberati dall’ ex Snia di Pavia e ora ospiti in un casolare requisito dal prefetto, Ferdinando Buffoni, a Pieve Porto Morone. Sabato notte alcuni dei manifestanti che giorno e notte picchettano l’ ingresso della comunità sono riusciti a eludere i controlli dei carabinieri e a bloccare con una grossa catena e due lucchetti il cancello. Quindi, dopo i mattoni e i petardi lanciati contro le finestre, domenica mattina gli ospiti della cascina di Pieve sono rimasti intrappolati all’ interno della comunità. A scoprire la catena e i lucchetti è stato Giovanni Giovannetti, portavoce dei volontari che da mesi seguono i rom sfollati dello stabilimento ex Snia. «È stato un gesto intimidatorio e incivile - ha sottolineato Giovanetti dopo aver avvertito la prefettura e chiesto l’ aiuto dei vigili del fuoco per tagliare la catena e riaprire il passaggio pedonale -. Prima i mattoni e adesso le catene. Non bastavano le intimidazioni e le manifestazioni razziste dei giorni scorsi. Quei lucchetti devono suonare come un campanello d’ allarme e d’ ora in poi le forze dell’ ordine non potranno più chiudere gli occhi». Il cancello è stato riaperto solo in tarda mattinata dopo l’ intervento di una squadra dei vigili del fuoco che, grazie alle cesoie pneumatiche, è riuscita a tagliare la grossa catena messa nottetempo. Intanto, mentre nel Pavese la tensione sui rom non accenna a stemperarsi, a Pavia l’ Asl ha ordinato la disinfestazione dell’ area in cui sorgeva la vecchia bidonville. «Il pericolo sanitario è reale - hanno spiegato all’ azienda sanitaria locale.
In questi giorni migliaia di topi hanno preso d’ assalto le vie del vecchio quartiere industriale e occorre intervenire drasticamente per scongiurare epidemie».
Spatola Giuseppe