Siamo gli studenti e i lavoratori precari del collettivo S.P.A.M.
Siamo quelli che hanno dato vita allo spazio sociale La Realidad perché i nostri sogni, i nostri desideri e le nostre istanze non possono essere rappresentati e contenuti in un voto.
E le nostre istanze, dal basso a sinistra, non possono essere messe a tacere con uno sgombero. Anzi le nostre iniziative si stanno moltiplicando e diffondendo nella città e oltre.
Giovedì eravamo con la mensa sociale già inaugurata a La Realidad nel cuore del campus a contestare la mensa universitaria e il sistema di sfruttamento e di messa a profitto delle vite che in questa città parte già dalle aule universitarie, dove la nostra vita viene messa a valore e in cambio ci viene impartita una formazione di scarsa qualità che tornerà ad essere sfruttata nelle aziende in cambio di salari bassi e scarsi diritti.
Sabato eravamo a Bologna a dire ad alta voce che gli spazi sociali sono un bene comune e a sfidare i dictat di un altro sindaco sceriffo.
Oggi siamo qua in Consiglio comunale a chiedere di parlare con il sindaco, con la giunta e all’intero consiglio per chiedere un impegno chiaro e preciso contro le imprese che, come la Pizzarotti, speculano sui meccanismi di guerra globale permanente costruendo le basi militari americane (Camp Darby, Sigonella e Vicenza) dalle quali partono i contingenti che bombardano l’Iraq e che sono i diretti responsabili di migliaia di morti dall’inizio del conflitto ad oggi.
Basi che saranno protagoniste dei prossimi bombardamenti in Medio Oriente nei conflitti che gli strateghi militari statunitensi stanno già pensando e preparando, come la guerra in Iran o in Siria.
Proprio domenica allo spazio sociale La Realidad abbiamo parlato dell’esperienza del presidio permanente contro la base militare americana che intendono costruire all’aeroporto Dal Molin di Vicenza e della risorsa di queste lotte dal basso in difesa del bene comune, del territorio e contro la guerra.
Abbiamo parlato degli spazi sociali come bene comune proprio per la possibilità di costruirvi laboratori che portino nelle città questi conflitti e queste istanze dal basso, non svendibili ai ricatti e agli scambi di favori che regnano nelle stanze della politica della rappresentanza.
Ci è stato risposto: zero tolleranza contro gli spazi e contro l’illegalità.
Parole altrettanto ferme le vorremmo sentire invece contro chi guadagna dalla guerra, dai massacri quotidiani, da questo strumento di sfruttamento che in Italia è non illegale ma incostituzionale, mentre il nostro paese è complice e coinvolto nella guerra con propri militari e come piattaforma, come portaerei che si allunga proprio verso il Medio Oriente.
Chiediamo al sindaco e alla giunta un impegno concreto: non aprire appalti pubblici a queste imprese di guerra. Non stanziare soldi per i lavori nella nostra città e nei nostri territori a chi è complice della guerra.
Riprendiamoci gli spazi sociali e diciamo no alla guerra!