COMUNICATI

Agosto 2004 - Presenza/Attiva dell’Ass. Ya Basta in Palestina

Giovedì 10 giugno 2004
Seguendo le orme di Abramo, ma pure quelle di Gesù e Maometto, un "bulldozer" entra a tutto gas nel perimetro più sacro, conteso e inviolabile della Città Santa. Scontato il risultato: tre ore di violentissimi scontri tra dimostranti palestinesi e poliziotti israeliani, con lancio di pietre da una parte e di proiettili rivestiti di gomma dall’altra. Bilancio: una cinquantina di feriti, metà per parte, e una ridda di accuse e controaccuse tra Autorità Palestinese e Stato ebraico che rischia di dare l’ultimo colpo fatale a un comatoso negoziato di pace. Esattamente l’obiettivo che aveva in mente il "bulldozer", soprannome di Ariel Sharon, l’ex generale di ferro che capovolse le sorti della guerra dello Yom Kippur nel ’73 attraversando praticamente da solo il canale di Suez e che dieci anni più tardi trascinò Israele nell’infamia con l’invasione del Libano e le stragi nei campi profughi di Sabra e Shatila.
(28 settembre 2000 da “La Repubblica”)

L’Impero provoca, alza lo scontro, cerca di dare il segnale che lo scettro lo tiene in mano lui. Ma piccole e grandi resistenze aprono prepotentemente gli scuri delle finestre della comunicazione occidentale. Lo scoppio della seconda Intifada fa giungere in tutto il mondo il segnale che il conflitto nel centro caldo del Medioriente non si è spento, non si è mai spento. Lo scettro alzato si scontra con le fionde autoprodotte, con le barricate, con una società civile ormai stanca di delegare alla diplomazia la risoluzione del conflitto, con la realtà dei piccoli villaggi che si sostengono con i prodotti delle loro terre violentate dai bulldozer della Caterpillar guidati dall’ esercito di Sharon. Guerra Globale e permanente, la Palestina da sempre ne è stato il laboratorio di sperimentazione per nuove tattiche di annientamento, di devastazione, di violazione dei diritti umani, ma anche di bugie medianiche, di scuse umanitariamente bellicose… Guerra Globale e Permanente, perché è presente tutti i giorni in tutti i territori nelle sue forme più o meno visibili, più o meno adattate alla democrazia, o presunta tale, nella quale essa si esplica.

Resistenza Globale quella che linearmente ne consegue. Per questo Presenza/attiva è il nome di quello che vogliamo portare nel mese di agosto nei Territori Occupati. L’Associazione Ya Basta non ha mai chiuso gli scuri delle finestre della comunicazione su quanto accadeva in Palestina, più volte abbiamo portato i nostri corpi nei territori martoriati dal conflitto, anche durante la prima Intifada.

Poiché non siamo free lance, né missionari abbiamo sempre avuto una clausola nel nostro agire all’ interno delle Guerre Globali, avere un interlocutore con il quale tirare un filo, da finestra a finestra per poter attaccare i bicchieri di carta per provare a condividere e sentire da un lato all’ altro del mondo.

La novità del conflitto attualmente visibile in Palestina non ha potuto che creare nuove forme di resistenze, prima più silenziose che si sono rese palesi con la costruzione del Muro dell’ Annessione, che ha colpito le città come i piccoli villaggi agricoli.

Muro simbolo di tutte le negazioni di libertà in Palestina come in Europa, in Iraq nel mondo. Muri che come cittadini italiani, europei, palestinesi, non possiamo accettare perché non rappresentano solo un ostacolo materiale alla mobilità, ma sono espressione di un concetto di mondo che non ci appartiene, di muri alle persone e alle idee, di logiche economiche che governano le politiche estere, di ghetti nelle città, i muri della moderna apartheid. Per questo non parliamo di semplice solidarietà, di finanziamenti, di appoggio umanitario, ma di presenza e che sia attiva.

Questo è il nostro modo di essere in tutti i territori colpiti dalla Guerra Globale, dal continente Sudamericano al Medioriente.

Perché crediamo nella condivisione, nella comunicazione multilaterale, nella diffusione, nella contaminazione, che porta ricchezza, sapere e che fa base nei nostri cuori e non in manuali di cooperazione.

Faremo base a Ramallah per poter partire verso i villaggi in resistenza, qui per fare interposizione attiva, per poter tornare in Europa carichi di una conoscenza superiore che nessun giornale può dare.

Saremo a Ramallah per far partire i progetti che ci sono stati richiesti dai fratelli palestinesi.

Una stazione di Global, perché per una volta si possano travalicare i check point della comunicazione, barriere interne nei Territori ed esterne verso di noi.

L’ esportazione dell’ olio faticosamente prodotto dai contadini dei villaggi vicini a Ramallah attualmente i più colpiti dal Muro, per poter vedere sulle nostre tavole un prodotto “Made in Palestina” che urli nei nostri piatti un no forte all’ occupazione in ogni sua forma.

Saremo a Ramallah con i nostri corpi e con le nostre menti saremo in Palestina, in Iraq, in Equador, in Colombia, in Cecenia, in Kosovo, nei CPT, lungo le frontiere per cancellarle, con gli operai di Melfi, con tutti i precari, saremo a Ramallah in Agosto e in Settembre, in Ottobre, in Novembre…, saremo a Ramallah, nelle nostre città, sui posti di lavoro, nelle università… con un unico pensiero da riportare sui muri: STOP GLOBAL WAR.

Associazione Ya Basta
informazioni per participare nel amese di agosto 2004 in Palestina al numero

3397469423
o presso sede Ya Basta Nord Est Via T.Aspetti 211 Padova
www.yabasta.it
email: yabasta@sherwood.it

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