RASSEGNA STAMPA

Fonte: il Manifesto 20.11.07

La Francia si ribella a Sarkozy

Martedì 20 novembre 2007

Anna Maria Merlo

L’incubo di Sarkozy si sta concretizzando: la confluenza tra tutte le proteste va in scena oggi, con lo sciopero del pubblico impiego, il settimo giorno di semiblocco di ferrovie e trasporti urbani a Parigi e l’entrata dei liceali nel movimento degli studenti.
Il 29 protestano magistrati e avvocati contro la chiusura di un terzo dei tribunali voluta dalla ministra Rachida Dati.
E per di più i sondaggi dicono che la popolarità di Sarkozy è in calo di cinque punti (51%), mentre il 53% dei francesi (secondo l’istituto Csa) appoggia la protesta dei funzionari.
Per completare il quadro, oggi non ci saranno i giornali, perché scioperano i tipografi Cgt.
Le motivazioni di queste manifestazioni di scontento sono diverse, ma tutte potrebbero confluire su un punto estremamente delicato per il presidente, poiché era stata la sua principale promessa elettorale: la questione dell’aumento del potere d’acquisto.
Il pubblico impiego protesta contro i tagli all’occupazione (23mila posti in meno già nel 2008, di cui più di 11mila nella scuola, 150mila in meno da qui al 2012) e per chiedere aumento di stipendio visto che il potere d’acquisto stagna nel settore pubblico dal 2002.
Ferrovieri e macchinisti del trasporto urbano parigino continuano a rivoltarsi contro la riforma dei “regimi speciali” delle pensioni.
La trattativa dovrebbe iniziare mercoledì: lo hanno proposto i sindacati e il ministro del lavoro, Xavier Bertrand, dopo un fine settimana di “linea dura”, è stato costretto ad accettare.
Il governo non pone più La condizione di riprendere il lavoro per aprire le trattative, azienda per azienda, con la presenza di un rappresentante pubblico: ormai è sufficiente che il “servizio assicurato garantisca il diritto al trasporto”, cioè un servizio minimo (che del resto entra in vigore per la legge dal 1° gennaio prossimo).
La Sncf (ferrovie) e la Ratp (trasporto urbano parigino) hanno messo sul tavolo delle compensazioni finanziarie consistenti (90 milioni l’anno per quindici anni alla Sncf) per far passare la pillola dell’allungamento a 40 anni degli anni dei contributi.
Sarkozy, contrariamente al solito, tace. Lascia il governo in prima linea. E’ la prima volta che succede. Il presidente oggi ha previsto un discorso di fronte al congresso dei sindaci di Francia, che si svolge a Parigi. Potrebbe intervenire sullo sciopero.
In ogni caso, Sarkozy dovrebbe dire qualcosa prima di partire per la Cina, il 24. Ma il presidente è diventato improvvisamente prudente.
Aveva scommesso sull’opinione pubblica, favorevole alla riforma dei “regimi speciali” presentati dal governo come dei “privilegi” e puntato sulla rivolta degli utenti esasperati. Ma questa scommessa la sta perdendo.
Domenica, un movimento liberista ha organizzato una manifestazione anti-sciopero a Parigi. C’erano 8-10mila persone, ma hanno sfilato signore in pelliccia e imprenditori, mancavano i cittadini “normali”.
L’Ump, il partito di Sarkozy, avrebbe voluto mettersi alla testa di questa rivolta dell’uomo qualunque, ma è stato pregato dal presidente di andarci con i piedi di piombo.
La popolarità dello sciopero del pubblico impiego la dice lunga sullo stato del paese: Prezzi alle stelle, busta paga sempre più sottile, la promessa “lavorare di più per guadagnare di più” che si realizza solo nella sua prima parte, lo spettro dei tagli ai posti di lavoro. La scuola è al centro della protesta. Ma funzioneranno al minimo anche enti locali, ospedali, posta, telecom ( dove i dipendenti hanno mantenuto lo status di funzionari, malgrado la privatizzazione).
L’agitazione non si ferma neppure nelle università, contro la riforma dell’autonomia degli atenei, equiparata ad una privatizzazione mascherata. Ormai sono scesi in campo anche i liceali. Ieri c’erano 37 università bloccate e cinque licei. Ma oggi nei licei si terranno assemblee e i giovanissimi dovrebbero aggregarsi alla giornata di manifestazioni di giovedì (e partecipare oggi, ai cortei del pubblico impiego, cui verranno a dare man forte anche i ferrovieri).
Nel fine settimana, il Cordinamento degli studenti si è riunito a Tours. Come tra i ferrovieri, anche gli studenti contestano i loro dirigenti sindacali, considerati troppo accomodanti con il governo. Governo e Medef (la confindustria francese) strepitano contro i costi dello sciopero: già 7 miliardi di euro persi, ne risentirà il tasso di crescita, che rimarrà sotto il 2%.

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