Nono giorno di sciopero di ferrovieri e conducenti di bus e metrò, braccia incrociate per gli statali, nessun quotidiano nazionale in edicola, una quarantina di università bloccate.
In Francia si allarga il fronte della protesta contro Nicolas Sarkozy.
Altre categorie si uniscono agli autoferrotranvieri e ai macchinisti, in agitazione da una settimana per la difesa dei regimi speciali delle pensioni. E i sindacati dicono di aver portato in piazza 700 mila persone Mentre tutto cambia, mentre il fronte della protesta si fa di giorno in giorno più vasto l’unico a non spostare di una virgola il proprio pensiero è il presidente francese N. Sarkozy : " Non faremo marcia indietro. Le riforme sono state rinviate per troppo tempo, serve una rottura per fermare il declino".
Sotto il cielo grigio della capitale francese si sono ritrovate tutte le anime di una protesta varia, tenuta insieme da un no al progetto di riforma del Paese del presidente, vissuta diversamente dall’opinione pubblica francese. Se infatti lo sciopero a oltranza nei trasporti pubblici viene giudicato "ingiusto e corporativo" dalla maggior parte dei francesi, quello della funzione pubblica per chiedere aumenti salariali e dire no alla soppressione di 22.000 posti di lavoro nel 2008 ha un’immagine positiva per il 53% dei francesi. Così, i sindacati hanno piazzato alla testa del corteo parigino uno striscione onnicomprensivo: "Insieme per i salari, l’occupazione e i servizi pubblici". Una parola d’ordine in cui rientra anche la protesta degli studenti che da giorni bloccano una quarantina delle 85 università, contro la riforma che concede autonomia amministrativa agli atenei.
La cronaca dal nostro corrispondente da Parigi, Daniele Franco.
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