RASSEGNA STAMPA

Da Repubblica Bologna, venerdì 16 novembre 2007.

Tpo contro la violenza sessuale.

.Inaugurazione della nuova sede con una campagna anti discriminazione.

Global Project Bologna - Venerdì 16 novembre 2007

di Francesca Parisini

NASCE il nuovo Tpo tutto al femminile. Nipoti di un femminismo che ha fissato e sostenuto le differenze di genere per statuto, un gruppo di ragazze si ritrova oggi a gestire uno dei centri di cultura alternativa più interessanti della città nei nuovi spazi di via Casarini. «Il Tpo è un centro che da sempre esalta il confronto tra i generi, le culture, le generazioni. Forse è questo il valore aggiunto portato dalle donne», spiega Neva Cocchi, responsabile della Associazione Ya Basta!, tra le coinquiline del centro sociale. Proprio oggi, inoltre, sarà avviata una campagna che con le politiche al femminile ha molto a che fare: la violenza sessuale.

Stasera l’inaugurazione della nuova sede di via Casarini con un reading e l’avvio della campagna antidiscriminazione.
Un teatro contro la violenza sessuale
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NIPOTI di un femminismo che ha fissato e sostenuto le differenze di genere per statuto, le ragazze che si ritrovano a gestire il Tpo nei nuovi spazi di via Canarini si guadano attorno ed è come se scoprissero per la prima volta che uno dei centri di cultura alternativa più interessanti della città è retto quasi interamente da donne. «Il Tpo è un centro che da sempre esalta il confronto tra i generi, le culture, le generazioni. Forse è questo il valore aggiunto portato dalle donne», spiega Neva Cocchi, responsabile della Associazione Ya Basta!, tra le coinquiline del centro sociale. Proprio oggi, inoltre, sarà avviata una campagna che con le politiche al femminile ha molto a che fare: la violenza sessuale. Violenza sulle donne, è vero, «ma anche sui gay e sulle/i trans», come recita un documento steso in questi giorni. Da sta sera i locali più frequentati in città saranno tappezzati da un manifesto per dire «Stop sexual violence». «Pensiamo che la violenza sulle donne, in tutte le sue forme e manifestazioni – hanno scritto – sia un fenomeno sociale denso di significati politici e sessisti, che parte da un’espressione di sfruttamento dell’altro in una società dove l’identità del diverso viene sempre più percepito come presenza minacciosa».
«Non siamo per statuto un’associazione femminile», ribadisce Valentina Mancini, presidente dell’associazione Atash che coordina le attività culturali del centro. Il Teatro Polivalente Occupato si afferma come «uno spazio autogestito», spiega un curriculum di diverse decine di pagine che racconta una storia nata con l’occupazione del 1995, quando il 5 novembre, il «Giorno delle polveri» per la cultura pop londinese, il gruppo entrò nei locali del teatro di via Irnerio, alle spalle dell’Accademia delle Belle Arti. Poi ci fu lo sgombero del 21 agosto del 2000 e una marcia che quasi in simultanea portò all’entrata dell’ex Aquarium di viale Lenin dove il centro ha fatto attività fino ad una settimana fa. Quella sede doveva essere provvisoria e già con l’amministrazione, allora Guazzaloca, si cominciò a parlare di una convenzione, firmata però solo lo scorso 25 ottobre per cedere al centro questi locali delle ex Ferrovie con un contratto di otto anni. «È un passo importante – continua Neva – non siamo più in una zona periferica ma in un crocevia tra il centro della città, il Mambo, la Manifattura delle Arti, con maggiori possibilità ma anche responsabilità in più».
Sarà perché ancora fresco di lavori, ma il nuovo Tpo (più piccolo del vecchio) ha perso un po’ del fascino di un centro sociale, fatto di polveri, scrostature e memorie dimesse. O forse è solo un cliché uno dei tanti che con le attività delle associazioni che qui fanno capo si vuole smantellare. «La nostra storia è cominciata 12 anni fa – racconta Flavia Tommasini, responsabile della comunicazione –. Siamo un laboratorio culturale, politico e sociale. Quando vogliamo fare una cosa, la facciamo, poi troviamo il modo per autofinanziarci». Così è stato per l’acquisto delle frequenze che furono di Radio Centrale (105.85 fm). Per due anni sono state organizzate serate di finanziamento che hanno permesso la nascita di Radio Kairos, di cui Flavia è una delle voci insieme alle altre, ancora una volta femminili, di Stefania, Lisa, Francesca. Oltre a loro si dividono questi spazi il Centro coreografico della danza di Anna Albertarelli, Catia Dalla Muta e Fabrizio Favale, il duo femminile teatrale Gruppo Elettrogeno e Ya Basta!, appunto, che si dedica alle tematiche dell’immigrazione.
Sfondando quello che sembra essere diventato un altro cliché. «In questi anni non abbiamo mai visto in crisi i centri sociali – concludono le ragazze – bensì la capacità da parte delle amministrazioni di comprenderli».

Da Repubblica Bologna, venerdì 16 novembre 2007.

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