RASSEGNA STAMPA

Domani femministe a Roma - piazza della Repubblica, ore 14 -

Venerdì 23 novembre 2007

Maschi sfiliamo contro di voi
siete la metà violenta del cielo

Laura Eduati
"Perché parlate d’altro?" Si intitola così la campagna lanciata dalle parlamentari di Rifondazione comunista per obbligare le assemblee di Camera e Senato e i mass media a non ignorare i gesti di violenza degli uomini contro le donne e a non strumentalizzarli com’è accaduto nel caso dell’assassinio di Giovanna Reggiani. Ogni settimana deputate e senatrici interverranno nelle Assemblee raccontando gli episodi emersi dalle cronache, e nominandoli per ciò che sono: violenza sessista. A questa violenza le donne hanno deciso di opporre una grande ribellione collettiva, convocando la prima manifestazione nazionale con lo slogan "La violenza maschile contro le donne comincia in famiglia e non ha confini". Il febbrile lavoro delle organizzatrici - l’idea è nata un mese fa da un gruppetto di femministe romane ed è cresciuta in assoluta autonomia da organizzazioni e partiti attorno al sito www.controviolenzadonne.org - è al culmine.
L’appuntamento è per domani a Roma, per un grande corteo che partirà alle 14 da piazza della Repubblica, percorrerà il centro e si concluderà a piazza Navona.
Per dare uno sbocco positivo alla discussione della vigilia sul carattere separatista del corteo, non condiviso da tutte le realtà che parteciperanno, la rete maschileplurale invita gli uomini, romani e non, a partecipare a uno spazio di discussione dalle 11 alle 15 di sabato in via Manin 53, a pochi passi dalla stazione Termini.
Sul fronte istituzionale, l’iniziativa"Perché parlate d’altro?" è partita mercoledì scorso: Elettra Deiana e Daniela Dioguardi con un intervento e una interrogazione parlamentare chiedono il battesimo del Piano nazionale anti-violenza ideato dalla ministra per le Pari Opportunità Barbara Pollastrini. «Voglio sottolineare» ha detto Deiana «che non si tratta, come troppo spesso viene detto, né di un problema di ordine pubblico né di un fenomeno di ordinaria violenza. La radice è sessuale e interroga la sessualità maschile e i rapporti tra i due sessi».
Dioguardi ha raccontato il terribile caso di una donna incinta palermitana, morta di setticemia a 26 anni dopo che il feto era morto quattro giorni prima molto probabilmente a causa dei colpi inferti dal compagno.

La donna, Sabina Giambelluca, era arrivata all’ospedale coperta di ecchimosi e lividi, da mesi denunciava il compagno per maltrattamenti ma le forze dell’ordine non hanno pensato di proteggerla.
La finanziaria del 2008 dedica al Piano anti-violenza 20 milioni di euro, una cifra non proprio esorbitante. Proprio due giorni fa il ministero di Pollastrini ha varato il Forum permanente sulla violenza alle donne, una realtà che coinvolge i centri-antiviolenza, gli enti locali e le associazioni impegnate da anni sui maltrattamenti nei confronti delle donne. «Un passo fondamentale» commenta la sottosegretaria Donatella Linguiti. «Quando accadono fatti di violenza si cercano colpevoli e mandanti, quando la violenza è contro le donne si cerca il colpevole materiale, ma non il mandante che è la incultura patriarcale. Grazie all’osservatorio e al piano nazionale anti-violenza vogliamo contribuire al ribaltamento della incultura patriarcale». Non è soltanto una questione di soldi, e non è soltanto compito del ministero delle Pari Opportunità che dipende da palazzo Chigi. Nel piano anti-violenza sono coinvolti gli operatori sanitari, le forze dell’ordine, i tribunali.
Uno sforzo collettivo, che però stenta a decollare.
Il governo dovrebbe fare qualcosa di più, secondo Amnesty International: ratificare la Convenzione europea sull’azione contro la tratta di esseri umani approvata due anni e mezzo orsono. Si tratta di un quadro normativo che protegge le vittime della tratta, spesso donne, che in Italia contano per il momento di un permesso di soggiorno speciale qualora vogliano uscire dalla schiavitù e denunciare i loro aguzzini.
Persino le imprese colgono al volo il business della violenza sessuale. Una azienda di Udine ha ideato un sistema Gps per salvare le donne dallo stupro. Il dispositivo di localizzazione consentirà di sapere, tramite computer, dove si trova la donna in pericolo.
«Tutto nel pieno rispetto della privacy» assicura l’azienda. La donna minacciata di violenza può lanciare l’allarme tramite un sms che darà le coordinate geografiche. Peccato che, lo dicono le statistiche sugli abusi di genere, queste coincideranno molto spesso con quelle della famiglia della donna.

23/11/2007

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