RASSEGNA STAMPA

Fonte: Il Vicenza 27.11.07

Dagli States sì al progetto a ovest

Il presidio permanente fa il bis

Martedì 27 novembre 2007

Davide Comunello

"La nostra decisione recepisce le indicazioni e le rescrizioni ricevute dalle competenti autorità italiane, a partire dalle amministrazioni comunali fino a livello regionale". È così che il generale Frank G. Helmick, in compagnia del commissario Paolo Costa e del console generale Usa a Milano Daniel Weygandt, comunica l’ok degli Usa al progetto ovest.
Dopo il Comitato Misto Paritetico regionale, ora anche gli States dicono di sì: il lato militare va bene.
Così, la storia del raddoppio al Dal Molin si arricchisce di un nuovo tassello, che inizia dai ringraziamenti di Helmick per chi si è speso nel progetto: "Avete esaminato in modo equilibrato esigenze diverse e talora in contrasto, rispondendo generosamente con una soluzione che ci consentirà di realizzare il nostro obiettivo entro la fine del 2011.
Il nostro progetto sarà quindi più a ovest, come raccomandato dal Comipa". La soddisfazione in casa Usa è palpabile, tanto che i tecnici sono già al lavoro su uno spostamento della base che riesca a "utilizzare il più possibile gli edifici esistenti".
Ma premesso che il progetto originale prevedeva gli edifici a est, quali sono stati gli elementi capaci di convincere gli Usa? Risponde Helmick: "I fatti determinanti per il nostro sì sono stati il lavoro di Costa e il parere del Comipa. Anche il mio diretto superiore, il generale Mc Kiernan, ne rispetta il responso".
Stando a quanto riferisce il comandante della Setaf, inoltre, non ci dovrebbero essere ostacoli al completo finanziamento del progetto da parte del Congresso americano, nè difficoltà nei rapporti con le ditte coinvolte nella bonifica bellica.
L’unica incognita, a sentire gli Usa, parrebbe solo la stima economica del progetto, che ancora non c’è: "In questo momento è in corso la disamina delle offerte delle aziende interessate, e non possiamo ancora sapere se la base a ovest costerà effettivamente di più".
Ma anche se mancano delle cifre esatte, lo stesso Costa chiarisce che quella degli Usa "è stata la conferma più importante: gli sforzi sono stati compresi dalle diverse parti in gioco, nell’interesse di tutti". Ribadendo che il ruolo di Vicenza rientra "nell’impegno del Governo per il rispetto degli accordi fra Italia e Usa per la sicurezza e la stabilità nel mondo", Costa ritiene che l’opzione a ovest sia in equilibrio tra le scelte dei due Stati "e la sintonia con la comunità locale, che doveva essere rassicurata sulla qualità dell’insediamento".
Il progetto ne sarebbe l’implicita garanzia, capace "di dare pieno accoglimento agli Usa e di ridurre gli impatti sulla comunità vicentina, con il tendenziale riutilizzo dell’area militare". Come sempre, resta annoverato l’aeroporto civile, assieme all’eventualità di "una zona ricreativa": quel famoso "corridoio verde" che lo stesso Costa aveva auspicato a suo tempo.
Ma raggiunto il risultato sulla collocazione, il commissario ora punta a nuove compensazioni. E oltre alla tangenziale, fa balenare l’immagine di altri orizzonti: "Nei prossimi mesi esploreremo altre possibilità, che prevedono la concreta ipotesi di interazione tra gli Usa e la città di Vicenza. Si tratta di temi come la sanità e l’università, che potrebbero essere alla portata del nostro progetto".

Il presidio permanente fa il bis
Giulia Guidi

Come annunciato nelle scorse settimane, il Presidio Permanente No Dal Molin raddoppia: nella giornata di ieri, una decina di persone hanno issato un altro tendone, più grande del primo, sfruttando lo sterrato tra la vecchia struttura e il container da cui trasmette Radio No Dal Molin.
Per ultimare l’opera manca solo la posa delle tavole in legno che andranno a costituire il pavimento. I No Base avevano già annunciato l’ampliamento del Presidio in occasione della manifestazione di sabato 20 ottobre, quando vennero annaffiate le piante nel Bosco della Pace, all’interno dell’aeroporto.
In risposta alla decisione dell’Ufficio tecnico per l’edilizia privata - che ha dichiarato il tendone di Ponte del Marchese "un abuso edilizio", poichè privo dei criteri della temporaneità - Cinzia Bottene aveva dichiarato non solo che "il Presidio non si tocca" ma che, di lì a poco, sarebbe anche raddoppiato in superficie; inoltre, in vista dell’inverno e dei numerosi arrivi attesi per la tre giorni europea di dicembre, si sarebbe anche provveduto a rendere le strutture più confortevoli ed accoglienti.
E oggi al centro sociale Cantiere di Milano, ci sarà la prima assemblea pubblica lombarda in vista della manifestazione del 15 dicembre: è già stato fissato per quella data il treno "No War express" per Vicenza, con partenza alle 10.30.
Al dibattito di oggi prenderanno parte una delegazione del Presidio, la Casa Loca, il centro sociale Barattolo di Pavia, il Collettivo di Scienze Politiche e altre realtà lombarde.

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