APPROFONDIMENTI

La paura dell’invisibile. Intervista a Judith Revel

Judith Revel - Giovedì 29 novembre 2007

Partiamo dal binomio sicurezza e paura. Che rapporto c’è, quali sono le paure che fanno emergere ansie securitarie?

La sicurezza nasce come parola d’ordine esattamente nel momento in cui nasce lo Stato.
Nel momento in cui tu hai bisogno di affermare l’unità dello stato, l’unità di un popolo che corrisponde a quello stato, un’unità territoriale con delle frontiere, devi per forza rappresentarti l’altro. Anzi devi rappresentarti l’altro per solidificare quello che tu cerchi di costruire, cioè il potere sovrano.
Fin qua benissimo, nel senso che la rappresentazione dell’altro è sempre stata il cuore del pensiero politico. Il problema viene fuori quando le frontiere non ci sono più, quando il "razzismo di stato", il tema della sicurezza, dell’invasione, della paura dell’altro, non funziona più così come siamo stati abituati a rappresentarlo, il nostro problema è sapere come chiamarlo oggi, nel momento in cui le frontiere non ci sono più. Nel momento in cui l’altro è meno facilmente identificabile perché siamo in piena globalizzazione.
Negli ultimi 20 anni il tema della sicurezza ha avuto una modificazione interna abbastanza pesante perché i vecchi razzismi, le vecchie xenofobie, odiose ma che almeno avevano il pregio di chiamarsi per quello che erano, non potevano più funzionare sul vecchio modello, ovvero il modello della sovranità moderna, dello stato moderno.
Cosa succede quando l’altro è ovunque? Cosa succede quando, in un universo globalizzato, mondializzato dalla circolazione del capitale, si tratta di ri-creare dell’altro per poter imporre la propria governance? Cosa succede quando lo scontro est-ovest della guerra fredda o anche terzomondista (nord-sud) non può più essere dato in quei termini?
Lì vedi apparire delle paure, che sono paure di nuovo tipo e che sono giocate dal potere. Create, inventate, gestite dal potere come strategie di blocco della mobilità dei flussi umani, ma anche come imposizione di uno stato di eccezione permanente.
Di queste strategie di invenzione di paure per creare del riflusso securitario ne vedo almeno due abbastanza importanti: la prima è il terrorismo. Ciò che essendo invisibile e essendo ovunque permette in permanenza la gestione dell’eccezione e non solo questo, anche l’uso della guerra come polizia mondiale. La seconda strategia è una mossa biopolitica pesante alla quale difficilmente si sa rispondere ed è la minaccia che giocano oggi i poteri dominanti sul pericolo sanitario.
Negli ultimi quattro, cinque anni, il discorso sulla malattia, il contagio, il virus, la minaccia di una pandemia sono pressoché costanti.
Influenza aviaria, la mucca pazza ecc.. diventa assolutamente impressionante la reinvenzione di frontiere simboliche sulla base di paure sanitarie.
Il 75% delle minacce securitarie sanitarie degli ultimi 5 anni riguardano la Cina nel momento in cui la Cina supera il 10 o il 12% di crescita annuale e quindi minaccia anche il predominio degli Stati Uniti in termini di produzione mondiale.
Mentre la prospettiva di 30 milioni di morti di AIDS in Africa per mancanza di cure non preoccupa nessuno, la prospettiva di due o tre contagi di influenza aviaria in Cina giustifica tutta una costruzione della paura che diventa una paura mondiale.
Su questo credo che il tema dell’invisibilità sia un fattore essenziale.
E’ l’invisibile ormai che fa paura, non più il visibile o il visibilmente diverso: è il fantasma, la fantasia morbosa di quello che non si vede e quindi c’è.

Tentare di colpire gli invisibili, come dicevi tu… Noi in questi giorni abbiamo assistito ad una cosa pazzesca nei nostri territori, alcuni sindaci di alcune cittadine del padovano hanno emanato una sorta di editto contro gli sbandati che vanno a colpire le persone che non hanno un reddito sufficiente a garantire una vita adeguata..

Il potere ormai è diventato invisibile. E’ per questo che si crea nemici invisibili, gioca gli stessi attributi che possiede attribuendoli ad uno pseudo nemico.
Su questo bisogna stare molto attenti, perché io credo che ci sia, al di là delle analisi foucaultiane che abbiamo usato tutti, sulla biopolitica, i biopoteri ecc.., in questo momento la produzione di uno strato in più di tecnologia di potere su degli oggetti che sono oggetti nuovi. Questo non rimette assolutamente in discussione quello che abbiamo detto in passato, si aggiunge una dimensione che va descritta, non per piacere dell’analisi teorica, ma perché se non produciamo la descrizione di quello che sta accadendo adesso non possiamo costruire mezzi o strategie di resistenza adeguati.

C’è una cosa sulla sicurezza che mi sembra importante… Proprio in questa settimana c’è un sondaggio fatto da un’organizzazione caritativa cristiana, la Caritas francese, che lo fa ogni anno, e hanno interrogato i francesi per sapere quanti francesi, di tutti gli strati sociali messi insieme, avevano paura di finire da un giorno all’altro senza casa.. C’è da noi questa figura molto presente nella vita di tutti noi, in particolare in situazioni urbane, che è la figura dell’SDF, che è l’Assistenza ai senza fissa dimora, cioè ai senza dimora. L’anno scorso eravamo sopra il 40% dei francesi che avevano il timore un giorno o l’altro di finire SDF. Ancora una volta dal sottosottoproletario al quadro d’impresa o al prof universitario…tutti i francesi insieme, il 40% l’anno scorso, aveva paura. Quest’anno siamo al 47%, quasi un francese su due, ancora una volta tutti i francesi messi insieme, ha paura di finire senza un tetto sopra la testa. Quella si chiama insicurezza, e io credo che quella insicurezza che è l’insicurezza della precarietà, della flessibilità, dello sfruttamento rinforzato da tutto il pacchetto di leggi che erano già state prese dalla sinistra, rafforzate dal governo Chirac, ma che Sarkozy sta spingendo al massimo con una sorta di esasperazione neoliberale all’americana, tremenda, toccando tutto quello che bene o male il Welfare francese era riuscito a salvare: la sanità, l’educazione, parte dei sussidi sociali ecc. ecc., tutto questo sta creando un’insicurezza nella vita. Quando io dicevo, parlando delle banlieues due anni fa, qui si sta giocando la differenza tra la vita e la sopravvivenza , qui i ragazzi bruciano tutto perché stanno rivendicando il loro diritto a vivere, non solo a sopravvivere, forse non mi ero resa conto allora, ma forse è colpa mia e altri invece avranno fatto il legame, che quella lotta per la differenza tra la sopravvivenza e la vita è esattamente quello che sta succedendo ad un intero paese, ad un intero mondo globalizzato oggi, che è il mondo ricco, avanzato, perché non sto nemmeno a parlare dei paesi in via di sviluppo o massacrati da anni e anni di postcolonialismo ancora coloniale. Quindi la vera insicurezza è quella: il non saper più come fare per campare, per mangiare, per dormire, per crescere i figli, per programmare la vita..

Judith un’ultima battuta per concludere. Tornerei su alcune parole chiave di questa inchiesta: da una parte la paura, anzi la produzione di paura, dall’altra l’offerta di sicurezza e poi un terzo elemento che è quello della messa in scena, della messa a punto del controllo...
A questo punto un ruolo fondamentale, una funzione fondamentale hanno anche i media su come vengono prodotte determinate campagne che poi producono, diciamo così, le ansie securitarie..

Sì, probabilmente i media sono centrali. Io però aggiungerei un quarto punto che lega i tre che tu hai citato, e cioè il modo in cui, attraverso un certo numero di strumenti, che possono essere l’educazione, il martellamento attraverso i media, il discorso pubblico, il discorso del governo, si riesce a far interiorizzare quelle paure, e cioè a far portare all’individuo dentro di sé la responsabilità di quello che potrebbe accadere, ecco. Questo si vede molto bene sul tema della sanità, dell’igiene, delle malattie, ed è credo uno strumento di controllo. Siamo pieni di divieti, adesso non so in Italia, ma credo non sia molto diverso, siamo in permanenza sottoposti a divieti alimentari, sessuali, igienici, questi sono biopoteri con la maiuscola. Per cui non puoi fumare che c’è il cartello con scritto che ti ammazza e c’è la figura del polmone annerito, non puoi mangiare perché c’è scritto che diventerai obeso ecc. ecc..
Negli Stati uniti mi ricordo alcuni anni fa che una Assicurazione rifiutò di pagare le spese mediche di un malato di Aids perché era stato avvertito del pericolo e non aveva avuto i "comportamenti sessuali adeguati". Per cui ormai c’è la buona e la cattiva alimentazione, la buona e cattiva sessualità, la buona e cattiva igiene ecc. ecc.. così come c’è il buono o il cattivo comportamento sociale…la devianza sociale ormai è trattata in quel modo patologico e quando tu cerchi di prendere un mutuo per comprare la macchina, la casa o muoverti in qualunque modo, comunque ti viene ribadita la tua appartenenza ad una categoria che è una categoria di gestione assicurativa, attuariale del rischio, che tu presenti, e quel rischio è responsabilità tua.
Ora io credo che il nesso tra paura e sicurezza sia assolutamente ovvio, che questo genere di tecniche nuove di controllo mi sembra altrettanto ovvio e c’è un enorme lavoro da fare.
Però credo che ci sia un terzo fronte, un terzo fronte che è quel fronte di rischio-responsabilità, una di quelle tipologie di potere delle più pericolose ma anche più insidiose se vuoi, delle più diffuse e più invisibili che ci portiamo dentro di noi.

Intervista a cura di Maria Fiano, Radio Sherwood

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