Calorosa e nutrita la partecipazione alla mobilitazione riminese del 1 dicembre, organizzata dal Laboratorio Paz e dal collettivo studentesco, per dire basta a quello che è stato definito come il "Killer kit", ovvero sia il meccanismo ferruginoso e assai lungo di rinnovo dei permessi di soggiorno tramite le poste.
Rinnovo che crea una differenziazione sociale e innumerevoli disservizi a caro prezzo, 70 € per attendere circa un anno l’ambito documento.
Le voci corrono fra i cittadini migranti che abitano a Rimini, alcuni in punta di piedi raccontano la loro storia, altri vogliono essere intervistati per raccontare l’ordinaria quotidianità, quella fatta di precarietà tra contratti di lavoro a termine, problemi abitativi e la deriva sociale ed istituzionale del controllo poliziesco e sicuritario.
Riportiamo alcune interviste, certi che le voci narranti sappiano descrivere appieno la condizione che tanti esseri umani, qui come altrove, sono costretti a vivere.
Approfondimento:
[Fotogallery ]
Adam, cittadino ghanese, ci racconta la sua quotidianità, fra contratti a termine, le lunghe attese per il rinnovo e il problema del caro affitti.
[ Audio ]
Kussein, cittadino cingalese, a Rimini dal 1999, gestisce dal 2004 un call center. Negli ultimi mesi è stato oggetto di diversi controlli, come tante sono state le retate, all’interno del suo negozio, che hanno portato al fermo di alcuni cittadini migranti sprovvisti del pds.
[ Audio ]
Kussein prosegue il suo racconto, descrivendo anche il burocratizzato e per questo difficile meccanismo del rinnovo del pds, fra marche da bollo, costosi bollettini e la difficoltà di ottenere il documento per l’idoneità alloggiativa.
[ Audio ]
Tratto dal sito del Progetto Melting Pot Europa