Dopo l’incontro col Governo la protesta degli autotrasportatori è stata sospesa. Rimangono inalterate le cause alla base della mobilitazione.
Il trasporto su gomma in Italia copre praticamente l’85% della movimentazione di merci nazionale e per/dall’estero.
In gran parte gli operatori del settore sono i cosiddetti "padroncini" ma dietro questo luogo comune ci sono molteplici figure, imprese individuali, lavoratori autonomi, in subappalto, effetto di una catena che, al vertice, vede invece la concentrazione di spedizionieri e operatori della logistica nelle mani di pochi gruppi industriali e multinazionali del settore.
Questi lavoratori autonomi sono certamente strozzati da costi, condizioni di trasporto al limite di sicurezza, da mancanza di tutele e garanzie, da una concorrenza straniera, specie dall’est europa, dove vige una deregolamentazione sui mezzi di trasporto, sull’orario, sul tariffario e sui contratti appetibile anche per molte imprese italiane (non sono poche quelle che delocalizzano titolarità d’impresa oltre confine per questi “benefici”).
Allo stesso tempo sono parte di un sistema che produce costi ambientali sempre più insostenibili e uno stato di costante crisi prossima al collasso della funzionalità stessa del trasporto e della mobilità delle merci: problema di fondo che le concessioni del Governo non hanno manco sfiorato, in attesa della prossima, prevedibile, crisi e ripresa della mobilitazione del settore.
Ma terminati i blocchi, gli autotrasportatori sono davvero soddisfatti?
Lo abbiamo chiesto ad Enrico che per tre giorni ha mantenuto il blocco insieme ai colleghi di Marghera.

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