Genova, Luglio 2001 - Il governo di centro destra appena insediatosi eredita i piani di gestione del G8 messo in calendario dal 19 al22 luglio da D’Alema nel ruolo di ministro degli esteri del governo Amato.
Genova viene militarizzata e divisa in zone ad accesso limitato o interdetto. La zona rossa ospita il vertice ed è inaccessibile, interamente circondata da grate e forze di polizia.
Vengono chiusi il porto e l’aeroporto, sorvegliati gli spazi aerei e acquei, sospeso il trattato di Shoengen che governa il libero transito alle frontiere. Più di 300 mila manifestanti danno vita a un controvertice suddiviso per piazze tematiche. L’ordine pubblico è affidato a 15 mila uomini dei carabinieri, polizia di stato, guardia di finanza, polizia penitenziaria.
Il giovedì sfila serenamente il corteo dei migranti.
Ma il venerdì pomeriggio il corteo delle tute bianche, che aveva pubblicamente dichiarato la determinazione a violare la zona rossa, viene attaccato a freddo dai carabinieri a metà del percorso concordato. Si susseguono cariche violentissime, lanci di lacrimogeni, colpi di arma da fuoco, blindati lanciati a tutta velocità contro i manifestanti. Che si difendono ma non riescono ad impedire l’assassinio di Carlo Giuliani, 23 anni, colpito dal proiettile di un carabiniere in ragione di una dinamica mai del tutto chiarita. Come mai chiarita sarà la struttura della catena di comando dell’ordine pubblico.
Altri gruppi di manifestanti pacifici e inermi sono oggetto di violenze in varie parti della città così come lo sono sanitari, giornalisti, avvocati. Lo stesso accade il giorno dopo, quando il corteo conclusivo viene attaccato, disperso e seguito da una caccia all’uomo indiscriminata fino a sera.
I fermati sono centinaia, trattenuti nella caserma di Bolzaneto, nelle camere di sicurezza di San Giuliano, in caserme periferiche dove subiscono vessazioni fisiche e psicologiche. Gli ospedali traboccano di feriti, alcuni dei quali molto gravi. In tarda serata la polizia fa irruzione nel converger center della scuola Diaz, compie un vero e proprio massacro e arresta un centinaio di giovani, in maggioranza stranieri, colti nel sonno. Il giorno successivo il governo elogia le forze dell’ordine e i potenti possono tornare ai loro affari.
Cosenza, novembre 2002 - La Procura della Repubblica, raccolta la tesi offerta dal Raggruppamento Operativo Speciale dei carabinieri, dispone 20 arresti e 42 denunce per i fatti di Genova. Contesta i reati di associazione sovversiva, cospirazione politica mediante associazione, propaganda sovversiva e altri minori: pene da 5 a 15 anni di reclusione. Le catture vengono effettuate con grande clamore mediatico, salvo essere revocate dopo pochi giorni dal tribunale del riesame. Il processo è oggi in corso di svolgimento.
Genova, dicembre 2002 - La procura della repubblica dispone l’arresto di 25 attivisti identificati nelle giornate del 2001, contestando loro i reati di devastazione e saccheggio, mai invocati prima di allora per manifestazioni di piazza. Gli imputati sono legati tra loro da una nuova fattispecie giuridica: la compartecipazione psichica. Le pene previste vanno dagli 8 ai 15 anni di reclusione.
Genova, Maggio 2003 - Il procedimento per l’assassinio di Carlo Giuliani si conclude con l’archiviazione per legittima difesa.
Genova, Marzo 2004 - Si apre il processo a carico dei 25 manifestanti.
Genova, Gennaio/Maggio 2005 - Viene disposto il rinvio a giudizio per 28 agenti coinvolti nel massacro della scuola Diaz, accusati anche di aver costruito prove false e per 45 agenti relativamente alle violenze commesse a Bolzaneto. I processi sono in corso e si concluderanno sicuramente con un nulla di fatto per intervenuta prescrizione dei reati.
Genova, ottobre 2007 - I pubblici ministeri Canepa e Canciani concludono le loro argomentazioni suggerendo l’ipotesi della premeditazione in relazione ai reati di devastazione e saccheggio. Le richieste di pena vanno da un minimo di 6 a un massimo di 16 anni di reclusione. L’agire della forze di polizia viene assolto preventivamente. Negati la pratica difensiva, il diritto di resistenza, il diritto di non soggiacere a violenze inaudite che mettono in pericolo la vita dei manifestanti. 225 anni di carcere che parlano soprattutto ai movimenti in lotta, dalla Val di Susa alla Campania.
Viene messo in rete e sottoscritto un appello per tornare a Genova. Viene lanciata per sabato 17 novembre una manifestazione.