Stefano Milani
"Il popolo della sinistra sarà accolto a braccia aperte, ma ministri e sottosegretari se ne stiano pure a casa, sarebbero contestati perchè vogliono imporci la base Usa".
Da Vicenza il messaggio è chiaro. Domani al corteo non saranno graditi "tutti coloro che sono responsabili degli atti del governo". Gli "atti" incriminati non sono difficili da individuare. Su tutti l’ampliamento della base di Vicenza, ma non solo. Brucia anche una finanziaria, blindata dal governo, che sta per essere approvata nell’assordante silenzio di chi, nel Palazzo, si è sempre professato contro la guerra.
Il popolo pacifista è arrabbiato. Ce l’ha in particolare con quella parte della sinistra che "per strada sfoggia la spilletta della pace ma che in parlamento rimane in silenzio mentre vengono approvate leggi che minano la pace".
L’accusa non risparmia a nessuno, compresi i ministri Ferrero, Mussi, Bianchi e Pecoraro Scanio che appena sei giorni fa avevano inviato al premier Prodi una lettere per spronarlo a ripensare ad ampliare la base americana. "Qualche traccia d’inhiostro contro il Dal Molin sui giornali, ma nessuna istanza concreta in Parlamento", dicono spazientiti i comitati.
Avvisaglie di scintille tra la base vicentina e la sinistra di governo erano scoppiate già la scorsa domenica in ocassione degli stati generali dell’Arcobaleno, dove un gruppo di no base ha fatto irruzione inscenando una protesta pacifica.
Il clima poi si è arroventato nelle ultime ore, e il culmine è arrivato depo la visita del ministro degli esteri Massimo D’Alema e del presidente della Repubblica Napolitano a Washington. Entrambi portatori all’amministrazione statunitense del beneplacito italiano sull’amplimento della base Usa. D’Alema ha rassicurato il segretario di stato Condleeeza Rice: "Sulla base di Vicenza la questione è risolta". Nspolitano c’ha messo il timbro dichiarando che sull’ampliamento Dal Molin, da parte del governi italiano, non c’è "nessun ripensamento".
A Vicenza, com’era prevedibile, non l’hanno presa bene. "Dimostreremo che la popolazione locale non si è affatto arresa alle imposizioni calate dall’alto- spiega il presidio permanente in un comunicato – D’alema sa bene che la cominità locale impedirà in modo pacifico ma determinato l’inizio dei lavori di cotruzione della base Usa. A lui l’onore di spiegare cosa si intende quando parla di "questione risolta": ha forse deciso di passare sopra ai vicentini con le ruspe?".
Olol Jackson, uno dei portavoce del presidio, va invece giù duro su Napolitano: "Quando la gente scende in piazza per chiedere giustizia e democrazia, lui tifa sempre per i carri armati: è successo nel ’56 sull’Ungheria, succede oggi". Perole "incomprensibili" quelle del presidente della repubblica nache per Michele de Palma, responasabile del movimento Prc. "Avremmo apprezzato altre parole, - dice – capaci di restituire ai cittadini e alle cittadine di Vicenza il diritto di scegliere, attraverso un referendum, l’eventuale costruzuione della base".
E nelle stesse ore della mobilitazione vicentina, a Roma è di scena la discussione della Finanziaria che per il 2008 metterà a disposizione della Difesa 23,5 miliardi di euro, con un aumento dell’11 per cento sul 2207, quado il bilancio militare era già stato incrementato del 12 per cento rispetto al governo di centrodestra. Soldi che serviranno per investire su armi e mezzi bellici, come gli F-35, le fregate Fremm, i satelliti spia, armamenti sempre più sofisticati e sempre più distruttivi.
Le spese militari continuano a crescere e la sinistra dovrebbe porsi almeno "un problema di coscienza", incalza padre Alex Zanoterlli che ieri, durante una conferenza stampa alla Camera, ha lanciato un nuovo appello contro le scelte fatte dal governo Prodi in masteria di finzanziamenti bellici.
Ma ora il padre combonianopensa anche a qualcosa di "più estremo", per cui è necesario "coinvolgere la gente. Stiamo pensando anche all’obiezione fiscale". Il suo invito è raccolgiere da Salvatore Cannavò, portavoce di Sinistra critica uscito da Rifondazione domenica scorsa, che conferma il suo voto contrario alla Finanziaria. Ma è una sola voce fuori dal coro.
E così se la politica sonnecchia, è la società civile a muoversi. Un disegno di legge di iniziativa popolare è già pronto in Cassazione "per liberare l’Italia da accordi segreti, basi e servitù militari".
La legge si propone di sottoporre alla verifica periodica del Parlamento tutte le alleanze e di proibire la partecipazione delli’Italia a qualunque tipo di collaborazione militare con i Paesi che utilizzano armi di distruzione di massa.