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Carovana “L’Autonomia possibile” dell’Associazione Ya Basta!

Martedì 1 gennaio 2008 00:00 Chiapas - Las mujeres luchando, el mundo trasformando!

Resoconto dalle assemblee plenarie del 29, 30 e 31 dicembre

Gli incontri iniziano puntuali all’ora zapatista, ovvero un’ora avanti rispetto a quella del governo messicano, il malgoverno.
I tavoli di lavoro sono strutturati in plenarie, durante le quali le donne dei cinque caracoles (responsabili regionali, rappresentanti delle Giunte del Buon Governo e della Comandancia dell’EZLN, promotrici di salute e dell’educazione) presentano e conducono i lavori, a turno.
Sul palco dell’auditorium, riservato solo a donne, si presentano, in passamontagna, le donne del caracol che ricoprono funzioni di pubblica utilità, seguendo un ragionamento che parte da prima del 1994, quindi dalla memoria di ciò che erano le donne prima del levantamiento: raccontano con parole semplici e chiare quello che hanno costruito in questi anni lottando.
Al microfono si alternano le nonne zapatiste con i loro ricordi di sfruttamento e violenza quando lavorano duramente nei campi dei latifondisti senza alcun diritto, le donne che si sono sposate dopo il sollevamento in armi, quindi con un matrimonio non imposto, le responsabili della Giunta e quelle del sistema autonomo sanitario ed educativo, e naturalmente le Comandanti.
Nelle loro parole spesso troviamo un pensiero per la Comandanta Ramona, per le prigioniere politiche di Atenco e Oaxaca, e per tutte le donne che lottano.

-  Galleria d’immagini

Cominciano a raccontarsi le donne del caracol ospitante, La Garrucha, seguite dalle donne degli altri 4 caracoles.
Spiegano come vivevano prima del 1994 e com’è cambiata la loro condizione in questi anni: prima, secondo il malgoverno messicano, le donne non esistevano o comunque c’era la volontà di farle scomparire, le donne non avevano alcun diritto, tra loro regnava solamente la paura e non erano assolutamente tenute in considerazione.
Se partecipavano ad una assemblea, gli uomini le schernivano, umiliandole e dicendo loro che non sapevano parlare.
Prima, le donne dovevano solamente dedicarsi alla cucina e alla cura dei figli, non potevano uscire e non potevano riposarsi quasi mai, cominciavano il lavoro all’alba per terminarlo alle 10 di sera, mentre gli uomini, una volta terminato il lavoro nei campi, si trovavano per andare a divertirsi in città o per riposare, ordinando alle donne di occuparsi di tutto: venivano picchiate se il pranzo non era pronto e potevano mangiare solo quando l’uomo aveva finito.
Le donne venivano sfruttate e violentate dai padroni per i quali lavoravano, spesso partorivano figli che erano del padrone, e anche dopo il parto non potevano riposare: già venivano costrette a tornare al lavoro il giorno seguente.
Il padrone non le pagava con il denaro, ma solo col cibo che loro stesse dovevano cucinare, non potevano indossare bei vestiti e non esisteva per loro il diritto a ricevere un’educazione scolastica né le necessarie cure mediche: “eravamo trattate come bestie”.
Questo accadeva perché il malgoverno proteggeva i padroni/latifondisti, che sfruttavano e umiliavano le donne.
Ad esempio in campo sanitario le donne prima del 1994 non ricevevano attenzione medica e, se riuscivano a raggiungere l’ospedale (dovevano camminare da sole molte ore), non venivano visitate subito perchè indigene e povere: i medici chiedevano se avevano casa e denaro prima di chiedere che malessere avessero.
Ma dopo il levantamiento zapatista del 1994 la situazione delle donne è cambiata radicalmente: con la lotta rivoluzionaria le donne hanno cominciato ad organizzarsi e a organizzare le comunità, dimostrando che è possibile cambiare la propria condizione ed è necessario lottare per affermare i propri diritti e bisogni.
In campo medico adesso esistono campagne di vaccinazioni e prevenzione per le donne, sono state create cliniche o presidi ospedalieri all’interno delle comunità, nei quali anche le donne costruiscono, senza l’aiuto di medici esterni, ma con una continua formazione, il sistema sanitario autonomo zapatista.
Le donne ora portano avanti soprattutto un’attività di educazione alla salute sessuale e alla propria igiene, con un’attenzione particolare al momento della maternità, con cure prima, durante e dopo il parto.
Ora le donne hanno libertà di espressione nella loro vita comunitaria e familiare, e ne è la riprova la gestione stessa dell’Incontro: infatti agli uomini è chiesto espressamente di non partecipare in qualsiasi attività alle plenarie (né come traduttori, né come relatori o rappresentanti), ma di occuparsi della casa e dei bambini, delle pulizie del caracol e della raccolta della legna.
In ambito familiare, interviene una donna sposata che spiega come sia cambiata la situazione delle donne che intendevano sposarsi: prima non avevano alcun diritto ed erano obbligate a sposare un uomo scelto dalla famiglia, adesso non più: lei è sposata con un uomo che ha scelto e suo marito le permette di fare il lavoro che più le piace.
E’ intervenuta anche una donna single: adesso i genitori delle ragazze non sposate capiscono che le donne hanno gli stessi diritti degli uomini e le danno più libertà e la possibilità di uscire a divertirsi.
Ora le donne possono ricoprire ruoli che prima spettavano solo agli uomini: possono diventare promotrici dell’educazione e della salute, far parte della commissione agraria o della Giunta del Buon Governo, essere responsabili locali o regionali di coordinamento dei Caracoles e perfino diventare comandanti.
Rispetto a questo hanno anche raccontato come si sono organizzate in forma clandestina prima del levantamiento: si riunivano in assemblee clandestine, spostandosi di villaggio in villaggio di notte e incontrandosi con la comandancia dell’EZLN che spiegava loro la volontà di ribellarsi ai continui soprusi che subivano come donne e come indigene. Questi incontri si svolgevano capillarmente in ogni comunità e trovavano una risposta di rivalsa sempre maggiore e un numero sempre più consistente di uomini e donne che si univano all’EZLN.
Le donne che si sono alternate sul palco hanno anche speso molte parole per ricordare l’attuale situazione delle comunità zapatiste, che si trovano sotto attacco e subiscono violenze e aggressioni da parte di organizzazioni affiliate ai paramilitari e al PRI, come la OPDDIC: le donne non permetteranno che la OPDDIC espropri le loro terre, continueranno a resistere come hanno sempre fatto e se necessario riprenderanno in mano le armi.
Le donne zapatiste sono le maestre di tutte le donne, la loro lotta non è solo per gli zapatisti, ma per tutte le donne indigene e per tutte le donne del mondo.

Ascolta l’intervento di una promotrice dell’educazione.
-  [ audio ] (traduzione in italiano)

Presente in Chiapas con la Carovana dell’Ass. Ya Basta anche una delegazione delle donne vicentine contro il Dal Molin che il 2 gennaio terranno un incontro pubblico al Tierra Dentro, lo spazio di appoggio agli zapatisti nella città di San Cristobal.
Ascolta le impressioni di Martina Vultaggio del Presidio permanente No Dal Molin.
-  [ audio ]

Nella giornata finale, dedicata agli interventi delle internazionali, le donne del Presidio Permanente No dal Molin, hanno raccontato, dal palco dell’auditorium del Caracol La Garrucha, la lotta che le vede protagoniste nella città di Vicenza. [ foto 1 ] [ foto 2 ]
-   Guarda il minivideo

Materiale multimediale:
Guarda i minivideo
1_Arrivo autorità zapatiste
2_Inizio plenarie
3_Introduzione autorità zapatista
4_Intervento bambina zapatista
5_Que Viva!

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