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Jamme guagliù... Pianura insorge

La cronaca da Napoli

Napoli - Mercoledì 16 gennaio 2008

La cronaca

Dopo alcuni giorni di presidio presso la discarica di contrada Pisani nel quartiere di Pianura a Napoli, caratterizzata da diversi momenti di tensione ed alcune cariche contro i manifestanti all’alba del 2 gennaio, l’esplosione di rabbia ed insubordinazione sociale scoppia all’imbrunire del 3 gennaio.
Gruppi di ragazzi e ragazze si organizzano, alzano barricate in tutto il quartiere, mentre oltre 700 tra Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Guardia Forestale in assetto antisommossa affluiscono a Pianura da diverse regioni d’Italia.
Si alzano barricate con alberi, guard rail, cemento armato per bloccare l’accesso dei camion che, dopo le cariche del 2 gennaio, stanno preparando la discarica dei Pisani per accogliere per due anni i rifiuti di tutta la Campania. Vengono incendiati 4 autobus e messi di traverso per farne barricate. Nella mattina del 4 gennaio si tiene la mobilitazione in centro con l’occupazione del Comune di Napoli, blocchi stradali in Via Medina e sotto il commissariato straordinario per l’emergenza rifiuti. Nella notte viene assaltato il commissariato di polizia di Pianura con molotov e bombe carta, viene data alle fiamme la sede di Alleanza Nazionale di Pianura e quella della Margherita.
Vengono alzate barricate e date alle fiamme in tutto il quartiere, bloccati 4 autobus e usati per cosrtuire barricate, la ANM l’azienda del trasporto pubblico in citta’ decide di non garantire più il servizio nel quartiere di Pianura.
Un arresto e 10 fermi e’ il bilancio della notte del 4 gennaio. Il 5 gennaio in mattinata con momenti di tensione in tutta la zona e una carica di allegerimento dopo un lancio di bombe carta contro la polizia. Nella notte una carica all’alba verso le 5:30 contro il blocco di contrada Pisani più vicino alla discarica che far passare alcuni camion che servono per i lavori all’interno della discarica, due feriti tra cui un ragazzo che cade in una scarpata e si rompe una gamba. Sarà ricoverato all’ospedale San Paolo. Centinaia di poliziotti fanno irruzione al presidio con mezzi blindati e battendo i manganelli contro gli scudi fecendo venire alla mente i drammatici giorni del G8 di Genova.
Verso le 12 la polizia ed i carabinieri caricano un blocco a Pianura nei pressi della rotonda che porta alla contrada Pisani. Diversi feriti tra i manifestanti stesi in terra con le mani alzate. Dopo la seconda carica , c’e’ la reazione determinata e rabbiosa dei ragazzi di Pianura e degli altri quartieri della citta’ giunti a contrastare la militarizzazione del territorio contro l’apertura della discarica. Dopo una fitta sassaiola la Polizia si ritrae e poi lascia la rotonda di Pianura, che viene ripresa dai manifestanti. Si ereggono barricate nelle strade limitrofe con cassonetti e materiali di fortuna. Nel tardo pomeriggio un corteo di almeno 1000 persone parte dal blocco della rotonda di Pianura ed attraversa le strade del quartiere fino ad arrivare al presidio in contrada Pisani. In tarda serata nuovo scontro tra giovani e polizia durante un cambio turno con la polizia che prima si ritira sotto il lancio di pietre e bombe carta e poi carica con l’ausilio dei mezzi bilndati ed oltre 150 celerini disperdendo i manifestanti.
Il 6 gennaio in mattinata viene celebrata una messa al presidio in cui la diocesi di Pozzuoli paese confinate con il quartiere di Pianura, si schiera contro la discarica e contro le manganellate. Nel pomeriggio del 6 un corteo di oltre 3000 persone sfila per il quartiere e raggiunge nuovamente il presidio in contrada Pisani.
Nella notte tra il 6 ed il 7 Gennaio in tutta la città sorgono barricate volanti, in Corso Umberto, Via Marina, Corso Vittorio Emanuele, ed ancora al Vomero, a Capodimonte, ai Colli Aminei, a Piscinola, barricate che bloccano la circolazione, mentre sui muri compaiono le scritte "Pianura non e’ sola. No discariche. No inceneritori!!".
La mattina del 7 Gennaio la polizia alle 7:30 sfonda alcune barricate nel quartiere di Pianura e giunge in Contrada Pisani dove prova a far entrare nella discarica alcune pale meccaniche e 30 camion pieni di ghiaia che contribuiscono ai lavori di adattamento della discarica. Dopo una prima mediazione la polizia carica il blocco a contrada Pisani battendo i manganelli sugli scudi e forzando un’altra barricata composta da un muro di cinta ed una carcassa di auto, innalzata nella notte con l’ausilio di bobcat da parte del presidio. Dopo un lancio di sassi contro la Polizia i 30 camion sono tornati indietro e la pala meccanica e’ entrata nel sito.
Intanto per mercoledì 9 gennaio e’ stata convocata dai cittadini di Pianura e dalla Rete Campana Salute e Ambiente una manifestazione in centro che partirà dalle ore 18 da Piazza del Gesù.
La serata del 7 gennaio avviene l’espisodio che segna una svolta nella lotta a Pianura. Verso le 17 polizia, carabinieri e guardia di finanza abbandonano il sito di Contrada Pisani a Pianura e lasciano il quartiere.
E’ appena terminato il Consiglio dei ministri su cui vige il massimo riserbo. Voci contrastanti tra la vittoria e la trappola militare preparata dalla questura si rincorrono. Verso le 20 il commissario Cimmino annuncia che comunque la discarica di Pianura si fara’. Sara’ la sua ultima dichiarazione da commissario straordinario per l’emergenza rifiuti. Alle 20 si concentrano nuovamente i blocchi per una notta di tensione alle stelle e di incertezza sul destino della discarica di Pianura. Nella notte violenti gli scontri presso i blocchi alle rotonde di Pianura, con fitto lancio di lacrimogeni da parte dei Carabinieri ritornati in forze nel quartiere. Barricate in fiamme e scontri anche a Quarto e Pozzuoli comuni limitrofi al quartiere di Pianura.
Dopo la notte di scontri la giornata del 8 gennaioscorre via sostanzialmente in maniera serena sul fronte degli scontri a Pianura, mentre a Pozzuoli sara’ un notte di guerriglia con la polizia che carica i blocchi fino ad arrivare nel Rione Toiano di Pozzuoli dove i ragazzi dei blocchi si erano rifugiati dopo gli scontri. Il questore di Napoli Fioriolli che a giorni lascera’ l’incarico per una promozione a Roma dichiara "che dietro gli scontri di Pianura non c’e’ la camorra ma la disperazione della popolazione, e si rischia una guerriglia urbana difficile da gestire".Intanto Gianni De Gennaro, ex capo della polizia, vicario del Viminale, inquisito per la mattanza di Genova nei giorni del G8 e’ il nuovo super commissario straordinario nominato dal governo Prodi.
Il 9 gennaio e’ la giornata del corteo che da Piazza del Gesu’ si sposta verso la Prefettura. In 20 mila sfilano per la citta’ con in testa gli abitanti di Pianura ed i centri sociali nella manifestazione indetta dalla Rete Campana Salute e Ambiente. Sotto la sede del commissariato straordinario all’emergenza dove si e’ appena insediato De Gennaro, un fitto lancio di uovo e di sacchetti dell’immondizia "accoglie" l’uomo della provvidenza che raccoglie il placet del centro destra e del centro sinistra compresa Rifondazione Comunista. Una manifestazione che arrivera sotto la prefettura dove risiede il prefetto Pansa ex commissario straordinario all’emergenza rifiuti.
Nella notte tra il 9 ed il 10 gennaio nuovi blocchi sorgono in diverse strade della citta’ bloccando la circolazione del mattino, dal Vomero a Chiaia, nei quartieri bene della citta’ si diffonde la protesta.
Il 10 gennaio in mattinata si radunano centinaia di studenti spontaneamente e da Piazza del Gesu’ partono in corteo verso la sede del Comune a Palazzo San Giacomo dove gli studenti appendono uno striscione al balcone del sindaco.
Il corteo si sposta poi verso la sede della Prefettura in Piazza Plebiscito e verso la sede del governatore della Campania in Via Santa Lucia.
L’11 gennaio la Rete Campana Salute e Ambiente va a Roma per incontrare il ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio. Centinaia di attivisti giungono in pullman nella capitale. L’incontro col ministro durato alcune ore, ci sono risposte positive su un piano di raccolta differenziata porta a porta che il ministero sta promuovendo insieme agli enti locali ed al commissariato cosi’ come chiesto da anni dai comitati e dalle reti di movimento, mentre sugli inceneritori il ministro non si esprime raccogliendo le critiche ferme e determinate della delegazione. A fine incontro i manifestanti calano uno striscione con la scritta "Giu’ le mani dalla nostra terra" dagli uffici del ministero.
Il 12 gennaio si tiene a Pianura la riunione dell’assemblea permanente dei comitati e dei cittadini di Pianura in lotta, con la partecipazione della Rete Campana Salute e Ambiente e dei cittadini di Pianura. L’assemblea decide di darsi un momento fisso di discussione a Pianura ed aderisce allo sciopero generale regionale proclamato dal sindacalismo di base per il prossimo 18 gennaio con manifestazione a Napoli.
Il 13 gennaio si tiene un corteo spontaneo a Pianura con la partecipazione di alcune centinaia di persone che portano la loro solidarieta’ anche ai Vigili del fuoco ingiustamente attaccati alcuni giorni prima.
Il 14 gennaio si tiene il consiglio comunale straordinario sull’emergenza rifiuti. Il sindaco vieta alla delegazione dei comitati di assistere alla seduta, due consiglieri municipali indipendenti di Napoli Arcobaleno irrompono nel consiglio e srotolano dal balcone uno striscione con la scritta "No inceneritori ! No Discariche ! Raccolta differenziata porta a porta". I due consiglieri vengono aggrediti e picchiati dai vigili urbani, dovranno far ricorso alle cure del Pronto Soccorso.
Il 15 gennaio, riprendono i blocchi a Pianura, la cittadinanza esasperata da migliaia di tonnellate di rifiuti in strada blocca nuovamente la parte finale della Tangenziale di Napoli. E’ il decimo giorno complessivo in cui la tangenziale di Napoli viene bloccata dall’inizio della rivolta.
Il 17 Gennaio, i blocchi si spostano in tutta la citta’. Nei quartieri dell’area nord di Napoli a Chiaiano, Secondigliano, Miano, Piscinola, Capodichino, San Pietro, la gente scende in strada esasperata e paralizza il traffico con blocchi stradali che durano ore.
Nella notte tra il 17 ed il 18 gennaio l’esercito arriva in citta’ per ripulire le strade a cominciare da Pianura e dai quartieri dell’area Nord. L’immondizia continua ad andare altrove, in altre regioni, in Germania ed in Svizzera. Intanto la riunione dell’unita’ di crisi istituita da Prodi e presieduta da Gianni De Gennaro si riunisce per 4 ore. Nella notte a Gianturco nella zona orientale della citta’ si sversa nel sito di stoccaggio temporaneo allestito all’interno del ex manifattura tabacchi.
Il 18 gennaio e’ il giorno dello sciopero del sindacalismo di base contro il piano rifiuti. Lo sciopero e’ vietato dal Prefetto Pansa con la minaccia di precettazione delle categorie lavorative impegnate nell’emergenza. In 5.000 sfilano a Napoli fin sotto il commissariato straordinario. Il commissario De Gennaro rifiuta di incontrare una delegazione. Intanto cresce la protesta a Gianturco dove viene allestito un sito di stoccaggio provvisorio nell’ex manifattura tabacchi. Nessuna indiscrezione sulle decisioni dell’unita’ di crisi presieduta da De Gennaro.
Il 19 Gennaio si tiene a Napoli l’assemblea nazionale della Rete Rifiuti Zero. Una giornata di discussione all’Universita’ Federico II convocata dalla Rete Campana Salute e Ambiente, per discutere delle alternative sullo smaltimento dei rifiuti e decidere come la Rete deve proseguire la sua lotta costruendo diversi gruppi di lavoro a partire dal protagonismo dei comitati territoriali.


La cronaca a cura di Global Project Napoli

Da altri media :
Il video della carica della polizia del 5 gennaio
"Nel primo video e’ importante l’audio. Si sente chiaramente che i manifestanti a mani alzate chiedono di non essere manganellati, mentre tra i poliziotti si incita ad "accirere (uccidere)" i manifestanti".

Video della risposta dei manifestanti e la polizia arretra.
"Nel secondo video sono le donne e gli anziani che incitano i ragazzi nella sassaiola che fa arretrare la polizia."

video a cura di Videocomunicazioni

Giornata dell’indignazione contro il piano rifiuti
No alla discarica di Pianura senza se e senza ma

07.01 - Nella notte blocchi in tutta la citta’

09.01 - In 20 mila in corteo a Napoli contro il Piano rifiuti e la discarica di Pianura.

14.01 - Irruzione in Consiglio Comunale. Aggrediti e picchiati due consiglieri municipali.

Immagini da Pianura

Le riflessioni
“Ridiamo con il riso di chi gli ordini li ignora”
I primi giorni del 2008 c’hanno consegnato un ondata di rabbia e di determinazione a Napoli contro il piano rifiuti e contro le scelte scellerate delle istituzioni nazionali e locali di continuare nella logiche delle discariche e degli inceneritori.
A Napoli e’ in atto un insubordinazione sociale che non ha precedenti nella storia recente della città, localizzata nel quartiere di Pianura contro la riapertura della discarica in contrada Pisani.
La discarica di Pianura ha una storia lunga, già utilizzata per oltre 25 anni come sversatoio di tutta la città, dove sono finiti rifiuti di ogni tipo avvelenando le case che sorgevano fin dentro la conca dei Pisani dove oggi si registrano un aumento di leucemia, tumori, neoplasia che colpiscono come una mannaia di morte la popolazione dei Pisani.
Le lotte in difesa della salute e dell’ambiente in Campania, negli ultimi anni hanno attraversato tanti luoghi raccogliendo la rabbia e la mobilitazione delle comunità in lotta: Giugliano, Terzigno, Serre, Pignataro Maggiore, Carabottoli, Ariano Irpino, ed ovviamente Acerra dove nell’agosto del 2004 si e’ registrata fino ad ora la mobilitazione piu’ forte e determinata in Campania, con un intero paese di oltre 30 mila abitanti che si sono scontrate per ore con polizia e carabinieri contro l’apertura del cantiere dell’inceneritore.
Dopo le mobilitazioni, le cariche e gli scontri di Giugliano tra Novembre e Dicembre le lotte sono arrivate all’interno della città di Napoli a Pianura. La dimensione di quello che abbiamo davanti e’ ancora dai contorni indefiniti e difficili da leggere attraverso quelle categorie politiche che utilizziamo con consuetudine per dare una lettura politica dei fenomeni sociali.
Oltre ai blocchi, più di uno, intorno alla discarica di Pianura che vedono la partecipazione popolare , di famiglie, bambini, donne e uomini in lotta per un futuro diverso da quello che e’ il loro presente fatto di morte con patologie legate allo sversamento dei rifiuti, c’e’ una dimensione nuova, ciò che accade di notte a Pianura.
Blocchi ovunque, barricate in fiamme, assalti ai commissariati di polizia, alle sedi dei partiti di destra e sinistra, sassaiole continue contro polizia e carabinieri, blocco totale delle vie d’accesso al quartiere di Pianura. Fiamme, soprattutto fiamme. Questi elementi definiscono l’insubordinazione sociale di Pianura, oltre che mitipoieticamente anche concretamente, il fenomeno piu’ simile all’esplosione delle banlieue parigine a cui assistiamo in Europa.
Giovani, giovanissimi, si organizzano tutte le notti contro la polizia ed i carabinieri che assediano da giorni il quartiere di Pianura all’altezza del sito di contrada Pisani, una resistenza che e’ difficile da leggere attraverso la comparazione con scenari biopolitici a cui siamo abituati nel nostro paese.
Da tempo ci siamo interrogati ed abbiamo interrogato i percorsi di movimento che mettono in rete le lotte per la difesa della salute e dell’ambiente in Campania sulla necessità di declinare le lotte per la difesa dei beni comuni all’interno delle metropoli come necessario scatto in avanti sul fronte del conflitto, per portare nel cuore dei meccanismi di esercizio del comando e del dominio la lotta contro questo modello di sviluppo.
Ebbene i fatti hanno superato l’espressione delle intenzioni collettive con la decisione scellerata di riaprire la discarica di Pianura. La declinazione di queste lotte nella metropoli si e’ tradotta immediatamente nella definizione precisa della controparte, che in questa martoriata Regione sono le istituzioni a tutti i livelli: Comune, Provincia, Regione, Commissariato straordinario, governo centrale, e tutta la schiera dei partiti. Oggi a Napoli si vive un momento alto di delegittimazione del potere istituzionale grazie ai fallimenti di centro destra e centro sinistra che hanno distrutto questa terra, e grazie al lavoro certosino e caparbio di chi in questi anni ha continuato ad organizzare il conflitto sociale a Napoli ed in Campania. Ma cio’ che stiamo vivendo a Pianura non puo’ essere letto con le categorie ne’ dei movimenti antisistemici classici ne’ con quello che e’ il bagaglio di insegnamento che abbiamo ricevuto in questi anni dalle lotte per la difesa dei beni comuni. E’ qualcosa di piu’ complesso, che da un lato esprime una ribellione sociale verso le forme sostanziali di esercizio del potere e della forza che sono Polizia e Carabinieri, e dall’altro una nebulosa che evoca l’insurrezione sociale ma che difetta senza dubbio di tattica e strategia politica mentre esprime il massimo della conflittualita’ metropolitana. Il pestaggio di giornalisti e cameraman e spesso la sostanziale incomunicabilita’ tra questo spaccato di metropoli ed il resto della protesta che maggiormente somiglia agli esempi di lotta in difesa dei beni comuni sul territorio di Pianura , sono senza dubbio dei limiti cronici della rabbia sociale espressa.
Appare evidente che il lessico spesso triste , ed i codici di linguaggio vetero e inappropriati di alcuni, rendono la nebulosa dell’insubordinazione dei ragazzi e ragazze di Pianura impermeabili al confronto politico con le esperienze di autorganizzazione. Noi riteniamo di essere quelli che hanno provato in questi anni a sperimentare nuovi codici di linguaggio che facevano parte del nostro essere moltitudine, a partire dalla nostra composizione e dal nostro attraversamento dei luoghi di aggregazione sociale altri che la metropoli produce. Questo elemento ci porta oggi a provare a rompere la gabbia di criminalizzazione che accompagna le lotte di Pianura, le barricate, gli scontri con le forze dell’ordine. La nostra citta’ e’ anche questo. Capace di esprimere la peggior classe politica istituzionale ed allo stesso tempo produrre un meccanismo di difesa del territorio determinato e straordinariamente incisivo.
Non abbiamo certezze nell’attraversamento di questo fenomeno sociale da banlieue italiana, non sappiamo dare oggi dei giudizi di merito o di demerito. Comprendiamo la necessita’ di una strategia politica complessiva rispetto alle lotte in difesa della salute e dell’ambiente , e ci adoperiamo in questo senso, attraverso gli strumenti costruiti in questi anni come la Rete Campana Salute e Ambiente, che ha avuto il merito di essere l’unico punto di riferimento politico che ha messo in discussione l’intero piano rifiuti, ha costruito la connessione delle lotte di tutta la Campania rompendo la dimensione nimby delle lotte campane, l’unico strumento costruito dai movimenti che a partire dal protagonismo dei comitati e’ riuscito a costruire un alternativa concreta al fallimento della politica ufficiale. D’altro canto il nostro essere moltitudine, il rifiuto di qualsiasi logica di avanguardia politica nelle lotte popolari, il rigetto per una dimensione sociale e politica che vede le strutture di movimento assurgere a direzione politica delle ribellioni sociali soffocando il protagonismo della moltitudine ed il legame biopolitico con il territorio, ci porta anche ad attraversare quell’insubordinazione sociale mossa spesso semplicemente dall’odio verso la polizia volto brutale e feroce del comando imperiale.
E’ questa la dimensione che ci pare di comprendere che porta il livello dello scontro tra potere e moltitudine ad un livello diverso evocando scenari ancora da costruire nel nostro paese. Ed e’ evidente che chi controlla l’ordine pubblico abbia ben compreso la portata di cio’ che sta accadendo. Lo dimostra lo schieramento impressionante di polizia e carabinieri a Pianura, con mezzi blindati e cariche indiscriminate.
Tutto cio’ e’ possibile senza dubbio grazie alla dimensione sociale della nostra citta’ e dal portato fenomenologico che essa esprime. Napoli endemicamente produce conflitto, in un esplosione di ribellione che quando non trova l’anestetico sociale della camorra e delle clientele politiche riesce ad esprimersi nella sua complessita’ e nella sua determinazione.
L’espressione migliore che ci sovviene e’ che stiamo provando a camminare sulla testa dei re! Almeno finche’ dura…

Laboratorio Occupato Insurgencia - Napoli


Ulteriori approfondimenti :
Fumo nero...
La Campania resiste
Seguendo la monnezza parte uno
Seguendo la monnezza part two


* = Gli aggiornamenti della cronaca da Napoli avvengono in tempi non regolari a causa dell’evoluzione frenetica degli avvenimenti. Ci scusiamo con gli utenti per l’inconveniente.
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