Nel
febbraio 2003, migliaia di persone in tutto il paese, diedero vita al
Train Stopping.
A partire da alcune stazioni ferroviarie del Veneto iniziano i blocchi dei treni che trasportavano materiali bellici verso la base Usa di Camp Derby.
La protesta si coordina attraverso il telefono, gli sms, i siti web e le frequenze satellitari di GlobalRadio.

Ad occupare la stazioni e i tratti ferroviari in cui viaggiavano i convogli, il movimento No War di quegli anni, attivisti dei centri sociali, pacifisti, cittadini, giovani, che di fatto rallentarono e misero in difficoltà la macchina bellica ferroviaria.
Il 9 gennaio 2008 c’è
stata la sentenza per il processo a cinque attivisti che ha assolto per il blocco ferroviario e condannato a una pena minima di 20 giorni di reclusione (convertiti in pena pecuniaria e condonati in applicazione della legge sull’indulto) per il reato di interruzione di pubblico servizio. La sentenza ha fatto scalpore perché il GUP ha riconosciuto l’attenuante per
l’alto valore morale e sociale del gesto.
Una anomalia positiva che ri-apre la riflessione contro la criminalizzazione dei cosiddetti reati sociali.
Il commento di Luca Casarini.
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