Vogliamo, prima di tutto, parlare direttamente a tutti coloro che, come noi e con noi, hanno condiviso, vissuto, partecipato, riso e pianto in quella felice stagione di insubordinazione diffusa che, dal primo ciclo di lotta globale, ci ha portato qui. Coloro che abbiamo incontrato tra il sole e le cariche di Napoli, in mezzo ai lacrimogeni e dietro gli scudi di Genova, stretti nei cordoni che accompagnavano la marcia del colore della terra degli zapatisti in Messico, tra le barricate che bloccavano il vertice di Praga, coloro che ci hanno passato i cacciaviti per smontare il CPT di Bologna. Ci piacerebbe incontrarvi di nuovo tutti per le strade di Cosenza.
Perchè tutti noi dovremmo sentirci imputati in questo processo. Perchè tutti noi ci siamo liberamente associati per cambiare questo mondo. Perchè una libera associazione di uomini e donne si chiama in un modo molto semplice: “democrazia”. Altrettanto semplicemente non c’è nessuna accusa di “devastazione e saccheggio” che tenga, nessuna “sovversione dell’ordine economico” da punire. Ci siamo solo noi. Da sempre corpi elettrici e non assoggettabili. E allora: o siamo tutti colpevoli, o questo processo semplicemente non si deve fare.
Saremo a Cosenza. A fianco delle decine di compagn@ e imputat@ di un processo folle ingiusto, che si regge su reati associativi morali e immateriali e che in buona sostanza insiste sulla tesi per la quale organizzare, partecipare, promuovere discussione politica e iniziativa sociale al di fuori dei partiti è criminale.
Il desiderio di molti non può diventare responsabilità penale di pochi. Lo smontaggio di questo processo può e deve diventare occasione pubblica per tutti noi, per indagare fino a fondo l’enorme responsabilità che ha la società politica contemporanea nell’attacco ai diritti politici e civili, in questo paese ora e adesso.
E’ ora e adesso che viene pubblicato ed applicato "il decreto sicurezza". Ovvero la caccia ai rom, ovvero la caccia al diverso, ovvero un progetto paranoico-securitario che vuole sorvegliare e punire adottando criteri “etnici”.
E’ ora e adesso che oltre un secolo di carcere viene comminato ai manifestanti di Genova e i pm dell’accusa di quell’infame processo continuano a far parte di magistratura democratica, mentre i più alti dirigenti della polizia di quelle giornate sanguinose sono promossi e premiati da questo governo.
E’ ora e adesso che nei cpt umanizzati si muore.
E’ ora e adesso che tre morti al giorno in cantiere sono la regola.
E’ ora e adesso che la precarietà dilaga al ritmo di un impoverimento incessante dei lavoratori.
E’ ora e adesso che lo stato laico si piega ai voleri di una chiesa oltranzista ed oscurantista.
Torniamo a noi: ora e sempre quelli in basso e a sinistra. Un nuovo ciclo di lotta, disobbedienza, pratiche di esodo e di decostruzione del comando del capitale sulla vita, sono in essere. E finalmente, ora e per sempre, senza più alcun centro, alcun nord, alcun sud: Vicenza come la provincia di Napoli, la Val Susa come la battaglia per la chiusura del Cpt di Gradisca D’Isonzo, raccontano di nuovi cicli di lotte a sud di nessun nord.
Come centri sociali dell’Emilia Romagna saremo a Cosenza sabato 2/2/2008.
Per reclamare libertà immediata, e senza alcuna condizione per tutti gli imputati e per connettere immediatamente la nostra esperienza con la cartografia dei fuochi d’Europa.
A Sud di nessun nord:
TPO (Bologna), AQ16 (Reggio Emilia), Paz (Rimini), SPAM (Parma)